“Ognuno ha il proprio passato chiuso dentro di sé come le pagine di un libro imparato a memoria e di cui gli amici possono solo leggere il titolo”
Virginia Woolf
Quella scrivania era sempre stata nella stanza dove dormivo quando, da piccola, andavo in vacanza dai nonni, nella campagna friulana. Mio fratello e mia sorella dividevano una camera in due. La mia stanza era in alto, l’ultima sotto il tetto, tre rampe di scale ripide per raggiungerla. Appeso con una catenella alla porta un cartoncino recitava: La stanza della Principessa.

Mi ero sempre chiesta se mi fosse stata assegnata quella camera singola perché era uno spazio scomodo e in disuso o perché io ero considerata capricciosa, tanto da meritarmi quell’ironico appellativo, che a me piaceva molto e, senza merito alcuno, mi faceva godere, fin da piccola, di una stanza tutta per me. Come Virginia Woolf, già nel 1929, auspicava per le donne nel suo libro “Una stanza tutta per sé”.