di Alessia Ghisi Migliari
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Aubrey Beardley (foto dal web) |
Il suo nome dice poco, ai più – ma basta una sua illustrazione, ché i suoi disegni hanno influenzato l’arte tutta e hanno accompagnato grandi opere altrui (al punto che pochi si ricordano che fu anche scrittore).
Un tocco moderno di china e inchiostro, spesso irriverente, sovente con tematiche erotiche e mitologiche – un rappresentante celebre e scomodo dell’Art Nouveau, con una vita breve e difficile e un senso dell’ironia e dello scandalo che bene rispecchiavano l’estetismo del tempo, pur con dei tratti unici.
Fu lui stesso a dire di sé, con estrema e scarna lucidità: “Ho uno scopo: il grottesco. Se non sono grottesco, non sono niente”.
Brighton nella seconda metà dell’Ottocento era un delizioso centro marino in cui la buona società andava a respirare aria buona, a fare qualche bagno per rimettersi in sesto, a passaggiare chiaccherando nella zona del Palace Pier, un parco di divertimenti e svago che quasi cade in mare.