di Selene G. Rossi
Il vampiro nella storia
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Lilith secondo John Collier (1892) |
Parente prossimo del licantropo - narra la leggenda che al momento della morte un lupo mannaro diventi vampiro - e assurto a icona orrorifica nel 1897 con la pubblicazione di Dracula di Bram Stoker, il vampiro incarna da sempre una funzione apotropaica. Le prime tracce di questo essere nato in forma di donna risalgono a Lilitu, temuto demone della civiltà babilonese di cui esiste una raffigurazione - nota come Rilievo di Burney - risalente al 1765-1745 a.C., ora custodita presso il British Museum di Londra (1). Conosciuto anche come Lilith, questo demone si ritrova anche nella mitologia ebraica. Secondo la tradizione cabalistica, prima di creare Eva, Dio donò ad Adamo - creato con sabbia purissima - un’altra compagna, ovvero Lilith, plasmata con un composto melmoso. Dopo un primo periodo di attività sessuale intensa, la donna rifiutò di continuare a essere “sottomessa,” volendo invece assumere una posizione dominante. Ribellatasi all’ira di Adamo, Lilith fuggì dall’Eden. Ascoltata la supplica dell’uomo, che rivoleva la propria consorte, Dio inviò tre angeli - Sanvi, Sansavi e Semangelaf - in cerca della donna che, rifugiatasi nei pressi del Mar Rosso, si era unita carnalmente con alcuni demoni, insieme ai quali aveva procreato numerosi figli - chiamati lilin. Rifiutandosi di obbedire all’ordine di Dio, che la voleva ancora a fianco di Adamo, Lilith, ora con pieno potere su neonati, uomini e fanciulle, giurò che se avesse visto i nomi degli angeli scritti vicino a qualunque neonato, questo sarebbe stato risparmiato.