
Una piccola villa sulle alture di Castello Dell'Acqua, quella provincia di Sondrio che si disperde sulla sponda orobica valtellinese, un pugno di case a strapiombo sulle montagne coperte da un manto di boschi, la valle cinta dalla Malgina e dall'Armisa, nascosta agli sguardi indiscreti da monti impervi; poche strade lastricate di silenzio risalgono dalle valli più basse e ridiscendono per confluire in quelle più trafficate che corrono, spaventate da quell'isolamento, verso la città. In una notte che s'inizia a una timida primavera, le cime degli alberi sono sgravate dalla neve, l'aria è ancora densa per una nebbia che riempie di spettri la gola del paese, i rumori delle auto restano troppo lontani, annegano nell'odore pungente di roveri e lo scrosciare cantilenante dei due fiumi sale fino alla casa della famiglia Tito.