(di Alessia Ghisi Migliari)
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Budapest, Tavole dei Dieci Comandamenti vuote perchè venne a mancare il rispetto per l'uomo (foto di M. Zuffi) |
(di Alessia Ghisi Migliari)
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Budapest, Tavole dei Dieci Comandamenti vuote perchè venne a mancare il rispetto per l'uomo (foto di M. Zuffi) |
(A cura di Mimma Zuffi)
Pensieri arguti e profondi che ci mostrano un Goethe pratico, filosofo dotato del costante equilibrio con cui seppe cementare il sublime col comune, sono i frammenti di un’unica confessione, risultante da uno sforzo consapevole dell’intelligenza. Le riflessioni ora affilate in forma di aforismo, ora cadenzate nella stringatezza di massime, ora distese in più fluidi ragionamenti, costituiscono una piacevole occasione di lettura. L’opera è percorsa da un vivo senso del divino, da quella profonda pietas che contraddistingue la personalità di un grandissimo poeta immune da ogni estetismo.
(a cura di Mimma Zuffi)
Vallardi - pagg. 256 - € 15,90
PER TUTTI QUELLI CHE PENSANO CHE LA POLITICA SIA COMPLICATA E DISTANTE, ECCO UNA MAPPA PER COMPRENDERNE I MECCANISMI.
(a cura di Mimma Zuffi)
Coniglio editore - pagg. 256 - € 35,00
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(a cura di Mimma Zuffi)
Mursia - pagg. 320 - € 22,00IL SAGGIO DI ANTONIO LEGGIERO
CHE SVELA LA SELVA OSCURA DELLA MENTE DEI “SACERDOTI” DI HITLER
Quello dell’analisi criminologica dei singoli gerarchi del nefasto regime è uno degli ambiti scarsamente esplorati del Nazismo. Rudolf Hess, Hermann Göring, Heinrich Himmler, Joseph Goebbels, Martin Bormann, Albert Speer, Reinhard Heydrich, Alfred Rosenberg, Hans Frank e Julius Streicher sono questi i “sacerdoti” di Hitler sotto analisi ne “Il profilo criminologico dei gerarchi nazisti”, il saggio del criminologo Antonio Leggiero che ne traccia un identikit personologico e criminologico,presentando una descrizione quanto più esauriente della personalità, della psiche, dei disturbi e delle autentiche patologie di questi sinistri orchestrali del male.«Non mi difendo contro accusatori ai quali nego il diritto di accusarmi e di accusare i miei compatrioti. Non mi difendo contro colpe che interessano gli affari interni della Germania, che non devono riguardare gli stranieri. Non protesto contro dichiarazioni che toccano il mio onore e l’onore dell’intero popolo tedesco, considero anzi tali rimproveri, da parte dell’avversario, come titolo d’onore. Ho avuto la fortuna di vivere molti anni della mia vita a fianco di uno degli uomini più grandi che il mio popolo abbia espresso nel corso della sua storia millenaria. Anche se lo potessi, non vorrei cancellare questo periodo della mia esistenza. Sono felice e orgoglioso di aver fatto il mio dovere come tedesco, come nazionalsocialista, come fedele del Führer. Non rimpiango niente. Se dovessi ricominciare, agirei nello stesso modo: anche sapendo che alla fine della mia vita mi aspetta il rogo. Poco mi importa di ciò che possono farmi gli uomini. Comparirò davanti all’Onnipotente. È a lui che debbo rendere conto, e so che mi assolverà.», si apre con queste farneticanti parole pronunciate da Rudolf Hess, l’ex delfino del Führer, la prefazione del libro, parole che fanno sorgere spontanea la domanda se si tratti dell’ultima, definitiva dimostrazione di una lucida follia o dell’estremo escamotage di un uomo che ha perso tutto e sta cercando disperatamente soltanto di salvarsi la vita.
di Vincenzo Zaccone
Lucian Freud – L’arte alienata e abusante
Ho visto di recente le
locandine di una mostra alla National Gallery – una mostra che sono andato a
vedere perché in quelle locandine c’era qualcosa che mi appariva affascinante e
al tempo stesso disturbante. Non conoscevo nulla dell’artista, ma il suo
cognome è molto famoso: Lucian Freud, nipote del celeberrimo psicoanalista.
Le mostre, spesso, sono
suddivise in sezioni, per tematiche, e queste seguono, più o meno, un ordine
cronologico. A me è parso che i temi fossero principalmente due che hanno a che
fare con l’alienazione e l’abuso…
1.
Un’arte introspettiva e
alienata
In questi quadri gli
occhi dei protagonisti giocano un ruolo di rilievo: possono essere grandi,
socchiusi, sporgenti, ma in ogni caso sempre stanchi, vinti, spettatori non partecipanti
di uno scenario che si dispiega lì davanti, ma non ai nostri occhi.
Nel quadro “John Minton”
un uomo è ritratto con occhi grandi, sporgenti e anche ingombranti nella totalità
del suo volto; un volto scarno, emaciato. E se gli occhi sono lo specchio
dell’anima, qui pare che l’anima dell’uomo, atterrita, abbia avuto la meglio
sul corpo, prevaricando e riempiendo gli spazi più di quanto faccia il corpo
stesso.
John Minton
di Bortolo Uberti
“«Se Dio ci
ha fatto gli occhi davanti ci sarà un motivo! E in quella direzione che bisogna
guardare, altrimenti li avremmo di lato come i pesci!» ripeteva
severa”. A ripetere queste parole è una madre ad una figlia. Ad una figlia
che ha visto scappare in Germania, durante la Seconda Guerra Mondiale, la
propria figlia insieme alla zia e non si dà pace. È una storia che Marco
Balzano racconta nel romanzo Resto qui, ambientato a Curon, in Alto
Adige. La vicenda narra di una donna e della sua famiglia in un tempo di
profondi cambiamenti: quelli operati dal fascismo, dall’italianizzazione della
regione, dalla guerra e dal progetto di una nuova diga che prevede
l’inondazione dell’intero villaggio e l’esilio dei suoi abitanti. Qualcuno
fugge, altri restano, rifiutando il cambiamento per non perdere le proprie
radici, la terra, la lingua. Alla fine, la voce narrante guarda il lago di
Resia, bucato dal campanile che viene su dal suo fondale. Ricorda quanto si
nasconde sotto il profilo morbido delle onde. E pensa, e dice: “Guardo le
canoe che fendono l'acqua, le barche che sfiorano il campanile, i bagnanti che
si stendono a prendere il sole. Li osservo e mi sforzo di comprendere. Nessuno
può capire cosa c'è sotto le cose. Non c'è tempo per fermarsi a dolersi di
quello che è stato quando non c'eravamo. Andare avanti, come diceva Ma', è
l'unica direzione concessa. Altrimenti Dio ci avrebbe messo gli occhi di lato.
Come i pesci”.
(di Giovanni De Pedro)
Il
giorno che mio padre portò a casa un gatto, trovato in cantiere, arrivò il
panico tra quelle mura. Mia madre e mia sorella avevano una folle paura degli
animali. Ero un bambino e volevo quel gatto ma, il giorno dopo, mio papà lo
riportò dove l'aveva trovato. Dopo un anno persi mio padre.