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lunedì 16 marzo 2026

Parole da ritrovare

  (di Bortolo Uberti)

                                                                 "Angelus" di Jean- François Millet

Un po’ tutti, in particolare gli anziani, hanno in mente “Angelus” di Jean-François Millet: ne hanno certamente visto una riproduzione nelle case dei nonni, magari appesa sopra il letto; l’hanno notata in qualche chiesa di campagna o in qualche edicola votiva lungo i sentieri di montagna. Quest’opera, dipinta attorno al 1858, raffigura in primo piano due contadini che, al tramonto del sole, si raccolgono in preghiera prima di tornare a casa. Il  cappello in mano, lui; le mani giunte lei; entrambi con il capo chino in segno di raccoglimento; ai piedi il cesto di patate e, alle spalle, la carriola con il raccolto della giornata. Le luci e i colori sono quelli dell’imbrunire e, all’orizzonte, si intuisce il profilo del villaggio dal quale si alza il campanile con i rintocchi che chiamano alla preghiera, quella dell’Angelus, appunto. 

giovedì 31 ottobre 2024

VARIAZIONE A SEMENZAIO DI SCENEGGIATURA E SCRITTURA CREATIVA VENTESIMA EDIZIONE A CURA DI CARLO A. MARTIGLI -


(a cura di Mimma Zuffi)

Contrariamente a quanto annunciato il SEMENZAIO DI SCENEGGIATURA E SCRITTURA CREATIVA

A CURA DI CARLO A. MARTIGLI VERRA' TENUTO IL 9 E 10 NOVEMBRE 

NELLA CASA - STUDIO DELLO SCRITTORE A GENOVA



SEMENZAIO DI SCENEGGIATURA E SCRITTURA CREATIVA

VENTESIMA EDIZIONE

A CURA DI

CARLO A. MARTIGLI


In due giornate full immersion, il Semenzaio si propone di far conoscere le regole essenziali della scrittura creativa, sia che si tratti di un’opera letteraria, sia che riguardi una sceneggiatura.

Le due giornate, impostate tra teoria e pratica, consentono ai partecipanti di mettere in pratica le proprie idee nelle due forme di scrittura, che hanno similitudini e differenze.

Si tratta di un corso base, necessario ma sufficiente, adatto a chi vuole sperimentare le proprie inclinazioni e desideri, mettendo in luce difficoltà e potenzialità espressive nelle due arti.

    




lunedì 20 novembre 2023

La vita come simulacro


 (di Luigi Giannacchi)


 

 “La maggior parte degli uomini non ha paura di avere un’opinione errata, bensì di averne una da soli”. Riprendo questa frase di S. Kierkegard per constatare come sia difficile avere e sostenere una voce fuori dal coro, esprimere un’opinione critica nei riguardi della società circostante, quella società dei consumi che Pasolini in maniera profetica aveva intuito essere potenzialmente pericolosa. Quella società era immersa nel benessere degli anni ’70 con l’arrivo degli elettrodomestici e con la rivendicazione dei diritti civili. In cambio di alcune libertà e di uno stile di vita migliore il consumatore medio è divenuto conformista ed edonista. In parte mi riconosco come boomer in questo personaggio che ha cercato di preordinare tutto intorno a sé con una spietata razionalità, rimanendo impigliato nelle spire del consumismo. Se da un lato il materialismo più sfrenato ci ha portato a pensare che potevamo fare a meno della spiritualità insita in ciascuno di noi poi ci siamo ritrovati a ricercare il piacere nel credere di poter comprare qualunque cosa con il denaro.  Tutto ha un prezzo. Perfino la vita umana?

 Negli anni ’70 la Ford aveva prodotto un’auto con un mercato potenziale di undici milioni di compratori, ma con un difetto di fabbricazione che poteva comportare l’incendio della macchina per un semplice urto del paraurti sul serbatoio della benzina. Un semplice calcolo costi-benefici, descritto in un articolo di M. Dowie (per altro vincitore del premio Pulitzer nel 1977), fece decidere ai vertici della Ford che era più conveniente risarcire la morte di 180 conducenti e altrettanti feriti (stima di 200.000 dollari per ogni vita umana) piuttosto che sostituire il prezzo difettoso di ogni macchina. Pensavo che la vita fosse un bene dal valore inestimabile, ma evidentemente non è così. Non lo è oggi come non lo era in passato.

 Nel Medioevo il valore della vita umana era infimo: la vita terrena era considerata inferiore rispetto alla vita dopo la morte, solo nell’aldilà si raggiungeva la verità e la perfezione avvicinandosi a Dio, anche se la ricerca dei segni misterici era costante, così come la volontà di rappresentare alcuni di questi simboli nell’architettura dei monasteri. La paura dell’Inferno e della fine del mondo spingevano a cercare i significati allegorici nella lettura del mondo attraverso i libri, ma anche attraverso le piante. La lotta fra il bene ed il male era perseguita per tutta la vita, a volte confusa con l’appartenenza al partito dei guelfi o dei ghibellini. Perfino la malattia fisica era considerata espressione di una malattia spirituale: la guarigione del corpo andava di pari passo con la guarigione dell’anima. Il denaro era considerato lo sterco del diavolo, ma nel caso qualcuno deliberatamente avesse violato le leggi della proprietà privata il furto era sanzionato. Viceversa l’atto di violenza più terribile al mondo, l’omicidio, si verificava molto più frequentemente di adesso ed era consentita la vendetta privata, pur di ricomporre la convivenza sociale che era stata infranta con la violenza, anzi era quasi un dovere per la famiglia che aveva subito la morte di uno dei suoi componenti. In alternativa si poteva pagare un risarcimento per salvare l’onore della parte lesa. Secondo la legge salica dei Franchi un uomo libero valeva 200 soldi, un fedele vassallo franco del re valeva tre volte di più, ma se si trattava di un semplice proprietario romano 100 soldi erano sufficienti.

 Siamo gli eredi storici di una cultura medioevale che aveva portato a giustificare le violenze perpetrate con le Crociate in Terra Santa. Lo storico inglese P. Partner nel suo “God of battles: holy wars of Christianity and Islam” evidenziava come “certi atteggiamenti mentali cristiani, ritenuti da tempo sepolti, sono in grado di esercitare nella nostra visione delle cose un’influenza maggiore di quanto immaginiamo”. In una società teocratica ed ierocratica, dove le autorità religiose e civili si equivalgono e si sovrappongono, viene promossa la guerra santa in nome della verità, concedendo indulgenze e promesse per l’aldilà. Bernardo di Clairvaux esaltava la militia Christi nella  figura del monaco combattente definendolo “un soldato veramente intrepido e protetto da ogni lato, che come riveste il corpo di ferro così riveste l’anima con l’armatura della fede”; la morte in nome di Cristo rende meritevole di gloria, non deve essere considerato un crimine (nihil habeat criminis); quando un soldato di Cristo uccide un nemico della fede non commette un omicidio, ma piuttosto un malicidio secondo Bernardo, in quanto uccide l’incarnazione del male. Gli uomini tendono a giustificare la violenza, a volte richiamando il proprio Dio.

 La relazione finale della commissione “Jo Cox” (2016-2017) pone gli atti di violenza fisica fino all’omicidio all’apice della piramide di odio della nostra società: il 40% degli italiani ritiene che le pratiche religiose degli “altri” possano rappresentare un pericolo, il 31.5% delle donne fra 16 e 70 anni ha subito almeno una volta una violenza fisica o sessuale, il 23,3% della popolazione omosessuale/bisessuale ha subito minacce e aggressioni fisiche. Siamo così sicuri oggi nel nostro mondo occidentale, così sicuro dei suoi valori, di essere immuni dagli atti di violenza deliberata che riducono il valore della vita umana, tanto da sacrificarla ad uno scontro millenario fra le posizioni estreme di due popoli? Questo avviene quando due popoli di religione diversa si fanno guidare da posizioni politiche estreme, rigide su posizioni fondamentaliste. La religione, quando si confonde con la politica, è un fenomeno monolitico, basato su dogmi fondamentali, inconciliabile con il pluralismo politico alla base delle democrazie occidentali.

 La domanda emergente in fondo è: insomma quanto vale veramente la vita umana? Viene in mente a tal proposito la “libbra di carne umana” del Mercante di Venezia, posta come una sorta di ponte di scambio fra colui che deve ad un altro un certo ammontare di denaro e colui che pretende di riavere con gli interessi il denaro investito. Quando si traffica con i soldi senza considerare le persone si dimentica presto che sono in gioco i corpi ed i destini degli uomini. Così anche gli amori, gli affetti e le passioni sono trasformate e calcolate sulla base di oro e di gioielli.

 Forse il mondo in cui ci ritroviamo a vivere sta veramente perdendo il contatto con la realtà, come ipotizzava J. Baudrillard: “tutto il sistema precipita nell’indeterminazione, tutta la realtà è assorbita dall’iperrealtà del codice e della simulazione. E’ un principio di simulazione quello che ormai ci governa al posto dell’antico principio di realtà”.

 Baudrillard fa un’esplorazione storica del concetto di simulacro prendendo in considerazione tre forme: la prima è una rappresentazione del reale quale può essere una scena teatrale o la mappa di un territorio, la seconda è caratterizzata dalla produzione sterminata di copie del reale come avviene nel periodo industriale (la mappa dettagliata e perfetta della favola “Del rigor en la ciencia” di J.L.Borges), mentre la terza forma perde ogni contatto con la realtà e determina il reale  a suo modo. “Le finalità sono scomparse: sono i modelli che ci generano”. Come la società degli anni ‘70 immersa nel benessere non si accorgeva di essere risucchiata dal consumismo adesso la sociatà odierna immersa nell’intelligenza artificiale rischia di essere ridotta ad un simulacro senza più appigli con la realtà. 

 Se nel leggere questo articolo vi è venuto in mente il film “Matrix” secondo Baudrillard siete sulla strada sbagliata: il mondo considerato come illusione radicale, quello di Matrix, è più vicino al mito della caverna di Platone, mentre la simulazione fine a sé stessa, pur sembrando perfetta, si avvicina pericolosamente all’irregolarità totale, in quanto non c’è più vera dialettica. Secondo Baudrillard “il terrorismo (l’irregolarità totale) è la metafora di quel capovolgimento quasi suicida della potenza occidentale su se stessa”.

sabato 29 aprile 2023

FISCHIA IL VENTO


(via Giovanni Tranchida Altamira)

 Ve lo confesso: ho sempre preferito cantare "Fischia il vento".

Mi piace la progressione che dalla prima strofa, dall'inverno del nostro scontento, cavalca fino al climax finale di primavera e di vittoria.
Amo quell'eppure che avversa le avversità, quel bisogna che non è solo necessità ma appello al coraggio, quell'andar che va per montagne, boschi e covi di città.
Quest'anno poi, in questo 25 che per la prima volta non sarà davvero festa d'aprile, sarebbe proprio la canzone più adatta.
Perché "Fischia il vento" la scrisse un medico e le sue parole furono abbozzate sui fogli di un ricettario per farmaci e terapie.
Quel medico, giovane e bello come un Pelìde Achille, si chiamava Felice Cascione, nato a Imperia, orfano di padre, giovane promessa della pallanuoto; prima di intraprendere gli studi, scrisse alla madre che curare e guarire i malati sarebbe stata la missione di tutta la sua vita.

domenica 25 settembre 2022

UTOPIA di Tommaso Moro, alcune caratteristiche

di Mimma Zuffi


Ritratto di Tommaso Moro

L'utopia è vista non come qualcosa d'inattuabile, ma semplicemente non ancora realizzato, in dipendenza dal momento storico. D'altra parte si potrebbe anche discutere sull’ambiguità di un termine che può provenire tanto da ou-topia (luogo inesistente) quanto da eu-topia (luogo dove si vive bene).

lunedì 17 gennaio 2022

Sistema MetT, Giovanna Ungaro di Montejaisi

Voglio ricordare un'amica che ci ha salutato .

Ciao Giovanna



 (di Giovanna Ungaro de Montejaisi)



Tutti abbiamo un amico super, ma in pochi sappiamo di averlo. Infatti se ne sta bello invisibile, al di là delle nostre finestre sensorie, che sono tarate sulla materia, mentre lui materiale non è.
Non si tratta di un essere esterno, tipo angelo custode, ma di una parte di noi, accantonata dalla cultura ufficiale, che per secoli ha ritenuto (utilmente) vero solo quanto dimostrabile e tangibile. Da tempo però la non visibilità  è stata sdoganata dalla scienza: nessuno ha mai visto un campo magnetico, né un atomo e nemmeno gli impulsi che attivano la tecnologia digitale da cui siamo sempre più dipendenti, eppure ne accetta l'esistenza, perché è stata dimostrata! 

martedì 9 novembre 2021

Cercando di afferrare il vento (Prospero Editore)

 (A cura di Mimma Zuffi)


Voglio annunciare la nascita di una nuova collana di narrativa straniera di Prospero Editore, che già dal primo titolo promette molto bene



Cercando di afferrare il vento inaugura la nuova collana di Prospero Editore dedicata alla narrativa straniera.

Dario Borso, che ha curato questo primo titolo, ci propone l’autobiografia della scrittrice ebrea tedesca Claire Goll (1890-1977). 

venerdì 16 luglio 2021

GUIDO OLDANI CANDIDATO AL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2021

(A  cura di Mimma Zuffi)

Mursia - pagg. 54 - € 5,00 


Guido Oldani, autore del manifesto letterario Il realismo terminale col quale ha dato vita all’omonimo movimento letterario e artistico internazionale è stato proposto per il premio Nobel per la letteratura 2021. A sottoscrivere la candidatura del poeta, già insignito nel 2019 del premio alla carriera International Poetry Award 1573 come primo autore italiano, insieme all’Editore Fiorenza Mursia, intellettuali di tutto il mondo: gli accademici italianisti Giuseppe Langella, Caterina Verbaro, Daniele Maria Pegorari, Daniela Carmosino; il presidente della fondazione di poesia “Il Fiore” Giuseppina Caramella; l’artista svedese Françoise Ribeyrolles-Marcus; i poeti cinesi Jidi Majia e Gao Xing, il russo Gennadij Šlapunov (presidente della Fondazione per il dialogo eurasiatico tra culture e civiltà), lo statunitense Major Jackson e il sudafricano Zolani Mkiva.

mercoledì 7 luglio 2021

Prima o poi mangerò i cacciatori di balene, di Alberto Casiraghy e Giovanna Rotondo

  dalla presentazione di Giovanna Rotondo


Un dialogo con Alberto Casiraghy, aforista, poeta, editore e pittore, attraverso i suoi aforismi. Un aforisma riassume, in una breve frase, osservazioni, esperienze, pensieri. Quelli di Alberto sono ecologici: “oikos” “casa” in greco antico, lo studio delle interrelazioni tra gli organismi viventi e l’ambiente che li ospita. 
L’idea di questo lavoro mi era venuta nella primavera del 2019, per la presentazione di una mostra di Alberto. Avevo poi preferito un testo più breve e più idoneo a un evento di quel tipo. Rileggendolo oggi, con i tragici avvenimenti dell’epidemia da coronavirus che sta flagellando le popolazioni del mondo, sembra un presagio. Quella normalità che ci pesava, si è dimostrata essere il problema: la terra depredata, le foreste distrutte, gli animali privati del loro ambiente o assoggettati e macellati in una spaventosa catena di montaggio, si ribellano.

mercoledì 3 marzo 2021

FRANCA MELONI E L’AFRICA, VIAGGIO NEL CUORE DEL CONTINENTE

 di Mimma Zuffi

 


Il grande continente africano con i suoi popoli e le sue culture così diverse e lontane dal nostro modo di vivere, da sempre affascina, ammalia e incuriosisce. L’ Africa è un’emozione, quasi una preghiera: lo sono i suoi silenzi; i suoi tramonti dai colori mozzafiato; quel suo cielo che sembra molto più vicino del nostro, potenza e nello stesso tempo semplicità del mondo Africano .


martedì 26 gennaio 2021

27 gennaio, Giorno della memoria

di Mimma Zuffi e Ver1Musica 



In questa giornata della memoria vogliamo segnalarvi  un bel filmato, con musiche composte da Davide Penna , chief-backliner del festival che si svolge tutti gli anni a settembre a Veruno, nonché colui che registra, mixa ecc.  tutti i brani che ogni anno vengono riportati nel DVD promozionale del 2DAYS PROG +1 festival.

https://youtu.be/pkZZBintUUk  

Ovviamente lui è un multistrumentista e suona sia con la sua band sia da solo.
Questo video musicale, realizzato per il giorno della memoria, e dedicato alla nonna della sua compagna, è sicuramente molto toccante.

sabato 10 novembre 2018

LA PASTA: una storia molto appetitosa



di Mimma Zuffi 


Un cibo nato povero, ma che ci fa sentire ricchi e allegri. Poco importa poi se i vermicelli siano un'invenzione cinese, greca o romana, e che la patria dei ravioli sia Cremona o Gemona, noi da millenni ne andiamo tutti pazzi.

venerdì 30 dicembre 2016

Canto irlandese

(a cura di Mimma Zuffi)


Voglio chiudere il 2016 con questo Canto Irlandese affinchè il 2017 sia un Buonissimo Anno Nuovo




sabato 24 settembre 2016

Giacomo Leopardi e "L'Infinito" - Le parole dei sentimenti che trascendono il reale

a cura di Rosaria Andrisani


L’Infinito, scritto nel 1819 ed è uno dei più importanti idilli di Giacomo Leopardi; è un componimento di quindici endecasillabi sciolti, una testimonianza di come la parola descrive moti d'animo, semplicemente e profondamente; verso dopo verso, cogliamo l'essenza del suo messaggio, l'importanza dell'attimo da vivere, la malinconia delle circostanze che sfuggono, la fragilità che nasconde uno spiraglio di luce. La lirica é breve, ma rivela la capacità di comunicare in modo sublime il valore della realtà, trascesa e rivisitata in un mondo ideale che la mente disegna, appagando il desiderio di ogni uomo di immaginare l’infinito.

domenica 21 agosto 2016

Significato dietro la "figura"

di Mimma Zuffi



Ti sei mai chiesto che significato c’è dietro la “figura”? Ad ogni modo, al di là del giudizio e al di qua della qualità o dell’impressione, questo significato rende alla parola “vedere” un senso: riappare il problema della percezione. Se convenga chiamare giudizio ogni percezione di un rapporto e dare il nome di visione all’impressione, è certo che l’illusione è un giudizio.   Quest' analisi presuppone, almeno idealmente, uno strato di impressioni in cui le linee principali sarebbero parallele così come lo sono nel mondo – cioè nell’ambiente che noi costruiamo per mezzo di misure -  e presuppone anche una seconda operazione che modifica le impressioni facendo intervenire le linee ausiliarie e falsa in tal modo il rapporto delle linee principali. 

domenica 7 agosto 2016

Violenza sulle donne: una cultura da cambiare

di Tiziana Viganò
Per uscire da una spirale di violenza senza fine

Il femminicidio e la violenza contro le donne derivano da fatti culturali: questa voce ormai è affermata dai media, dalle istituzioni e capìta dalla gente. Possiamo però chiederci perché sia così difficile abbattere la convinzione che le donne siano inferiori, sottomesse,oggetti di possesso, dipendenti dall’uomo.
Questo concetto è un archetipo – dal greco “modello originario” -, per Jung un’idea radicata profondamente nell’inconscio, non solo individuale, ma collettivo, e tramandata di generazione in generazione.
Così profondamente radicata, da non essere solo appannaggio degli uomini, ma anche delle donne, che in tal modo diventano complici del perpetuarsi della convinzione e dei modi nefasti per attuarla. La nostra società ne è pervasa attraverso le immagini che vediamo, le parole che diciamo, tutto quello che accettiamo.

martedì 31 marzo 2015

Omaggio a Ipazia

di Giovanna Rotondo Stuart

Raffaello Sanzio, La scuola di Atene (1509-1510), Particolare di Ipazia
(Città del Vaticano, Musei Vaticani)

“Ipazia: verso il cielo è rivolto ogni tuo atto!” Pallade, poeta greco

Se potessi essere qualcuno nel passato, sceglierei lei, Ipazia! Ho sempre avuto una grande ammirazione per questa donna  scienziata e filosofa sulla quale molto è stato scritto e detto. Mi ricorda l’“All Round Man” rinascimentale.

martedì 27 gennaio 2015

Io ricordo

di Giovanna Rotondo



Mi sono recata al “Binario 21”, al Memoriale della Shoah, il binario sotterraneo della Stazione Centrale di Milano, da dove si deportavano ai campi di sterminio, stipati in vagoni bestiame, ebrei e  altri "diversi" o dissidenti.
Avvertivo il bisogno di rendere omaggio ai tanti che sono morti in quei viaggi,  il bisogno di dire una preghiera.
Lungo il percorso di visita  mi sono accompagnata a tutti loro che,  muti e solitari, mi camminavano intorno.
E non li voglio dimenticare mai!

domenica 25 gennaio 2015

Artemisia Gentileschi: la passione e la rabbia

di Alessia Ghisi Migliari


Suo padre era un ottimo rappresentante della pittura in stile Caravaggio.
E, si dice, tale padre tale figlia. Ma lei, Artemisia, fece di più: svilluppò uno stile proprio, fervente, teatrale, quasi disperato – e vi riuscì perchè fu la sua vita a essere così (prima ancora della sua arte).
Nata a Roma nel 1593, cresciuta ovviamente tra pennelli e tele nella bottega paterna, mai luogo fu più appropriato per svelare il talento – e il talento si mostrò da subito, inesorabile. Certo, non te lo saresti aspettato, allora, da una donna.

martedì 30 dicembre 2014

"Pasti chiari" di Sergio Mambrini

Iacobelli Editore - €  14,00
(a cura di Mimma Zuffi) 


Oltre ai condimenti tradizionali, usate l'amore e la gioia.
Riempite la vostra cucina di amici con serenità e semplicità e soprattutto non trascuratela: è una sincera compagna che sta con voi tutta la vita.

Sulla scia di un’auto-diagnosi e un’auto-medicazione ormai imperante nella popolazione italiana un po’ ipocondriaca e un po’ tuttologa, Sergio Mambrini ci propone, senza usare mezzi termini, di risvegliare la coscienza e imparare a sviluppare un senso critico nei confronti dell’ambiente che ci circonda e delle abitudini alimentari troppo spesso sbagliate.