(a cura di Mimma Zuffi)
Iperborea -,pagg. 386 - € 19,50
Un intrico amoroso, un anello scagliato, gelosie e incomprensioni: il dramma della famiglia Löwensköld, già al centro dell’Anello rubato, diventa una fiaba d’amore e salvezza.
Gli anelli portano spesso con sé maledizioni. È così nei miti e nelle fiabe, è così in Tolkien e nella Tetralogia di Wagner: segno di un legame inscindibile di amore e fedeltà, possono trasformarsi nell’opposto, in un simbolo di potere, di una volontà di dominio retta dalla violenza e dalla disumanizzazione e già dalle origini votata alla propria distruzione. Maestra nell’attingere dalle antiche leggende per parlare di ciò che ci riguarda sempre, anche Selma Lagerlöf racconta di anelli maledetti, quelli dell’aristocratica famiglia dei Löwensköld: il primo, trafugato dalla tomba del generale Forte Bengt, era al centro del suo romanzo gotico L’anello rubato. L’altro è quello scagliato a terra in un momento d’ira dall’affascinante pastore Karl-Artur quando respinge Charlotte Löwensköld, rompendo cinque anni di fidanzamento.