martedì 7 aprile 2026
lunedì 6 aprile 2026
WICKED RILANCIA OZ: di Gabriele Marcello
Sull’onda del rinnovato interesse globale per l’universo di Oz, alimentato dal successo di Wicked e delle più recenti trasposizioni, Gremese Editore annuncia l’uscita, prevista per i primi di aprile, del volume Il mago di Oz di Gabriele Marcello, dedicato al grande classico diretto da Victor Fleming nel 1939.
ANIMA AMANTE STORIA DI TOSCA di Raffaello Mastrolonar
(a cura di Mimma Zuffi)
Tea - pagg. 600 - € 20,00
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martedì 31 marzo 2026
VLAD il figlio del Drago Le cronache di Dracula e intervista a Luca Arnaù
(di Luigia Amico)
Con il suo nuovo romanzo Vlad, il Figlio del Drago
(Mursia), Luca Arnaù ci conduce in una delle epoche più affascinanti e
misteriose della storia europea: la Valacchia del XV secolo, terra di
confine tra cristianità e Impero Ottomano, dove nasce e si consuma la leggenda
di Vlad III, il principe che la storia ha trasformato in mostro e il mito in
vampiro.
Nell’intervista che segue, l’autore racconta il lungo lavoro
di documentazione, la passione per la storia e per la letteratura gotica, e il
desiderio di restituire al pubblico la verità nascosta dietro la leggenda più
famosa di sempre.
lunedì 23 marzo 2026
L'ombra sul balcone di Viviana E. Gabrini
L'ombra sul balcone
Era una notte calda di fine agosto, il cielo era terso e limpido, e l'assenza di luna rendeva le stelle padrone della volta celeste.
L’aria era immobile, carica dell'odore dell'asfalto caldo, dell'erba secca e dei gerani di sua madre che ancora ornavano il balcone.
Clandestina in casa mia, pensò Maura, abbandonandosi con la schiena contro la perlinatura di legno che adornava quel lato della casa e che le restituiva parte del caldo assorbito durante il giorno.
Esattamente un mese prima, nello studio notarile del centro, avevano firmato l’atto di vendita della casa in via dei Ciliegi 76: l’unico indirizzo che avesse mai sentito proprio davvero.
I nuovi proprietari erano una famiglia tranquilla: due sessantenni nati e cresciuti in Albania, entrambi operai agricoli, con tre figli adulti di cui l'ultimo, trentenne, che viveva con loro.
Durante le visite con l'agente immobiliare, avevano chiesto poche cose, ascoltato con attenzione, toccato le pareti come per capirne la storia.
Alla seconda visita, si erano detti dispiaciuti di non aver più trovato i mobili del salotto e dell'anticamera. Mobili che oramai avevano un mezzo secolo ma che erano ancora solidi, sobri ed eleganti.
lunedì 16 marzo 2026
Parole da ritrovare
(di Bortolo Uberti)
"Angelus" di Jean- François Millet
Un po’ tutti, in particolare gli anziani, hanno in mente “Angelus” di Jean-François Millet: ne hanno certamente visto una riproduzione nelle case dei nonni, magari appesa sopra il letto; l’hanno notata in qualche chiesa di campagna o in qualche edicola votiva lungo i sentieri di montagna. Quest’opera, dipinta attorno al 1858, raffigura in primo piano due contadini che, al tramonto del sole, si raccolgono in preghiera prima di tornare a casa. Il cappello in mano, lui; le mani giunte lei; entrambi con il capo chino in segno di raccoglimento; ai piedi il cesto di patate e, alle spalle, la carriola con il raccolto della giornata. Le luci e i colori sono quelli dell’imbrunire e, all’orizzonte, si intuisce il profilo del villaggio dal quale si alza il campanile con i rintocchi che chiamano alla preghiera, quella dell’Angelus, appunto.
giovedì 12 marzo 2026
Iran: quando il sogno delle Mille e una notte diventa realtà
Appunti sparsi di viaggio di Marina Fichera
Sono sempre più convinta che viaggiare dovrebbe essere una materia obbligatoria per i giovani – ma anche per i meno giovani – occidentali. Perché solo andando a vedere con i propri occhi si può cambiare davvero prospettiva sulle cose e sulle persone. Solo facendo i “San Tommaso” ci si può fare, seppur nei limiti di viaggi che durano circa due settimane, una propria idea di luoghi e società che, nell’appiattimento dell’opinione pubblica, ci vengono dipinte in modo ben diverso.
martedì 3 marzo 2026
SOTTO IL ROSSO CHE RESISTE DI VIVIANA E. GABRINI
La pioggia non chiedeva permesso. Arrivava obliqua, fitta, come se il cielo avesse deciso di svuotare tutti i suoi cassetti grigi in una sola serata di novembre. Le strade si facevano lucide e irreali, specchi rotti in cui le luci dei lampioni tremavano come candele sul punto di spegnersi.
Erano in tre. Non si erano date appuntamento, non esattamente. Era successo e basta, come certe cose importanti: un messaggio vocale, una risata che si era incastrata nella gola, un «ci vediamo giù?» buttato lì mentre già pioveva. E ora eccole, ferme sotto lo stesso ombrello troppo piccolo per tre persone adulte, eppure sufficiente. L’ombrello era rosso. Non un rosso discreto, un rosso deciso, quasi sfacciato, come se qualcuno, fabbricandolo, avesse pensato: “Se deve esserci un colore che sfida la pioggia, che sia questo”. Le stecche geometriche catturavano la luce dei lampioni e la scomponevano in riflessi corallo, fragola, granato. Sotto quella cupola accesa le loro ombre si fondevano, nere e allungate, silhouettes senza volto, senza età, solo contorni di donne che si tenevano vicine. La più alta teneva il manico. Le dita pallide strette intorno al legno verniciato, il braccio leggermente teso per tenere l’ombrello sopra le teste di tutte. Non parlava. Non ce n’era bisogno. Ogni tanto inclinava appena il polso e l’acqua scivolava via lungo la curva cremisi, gocciolando ai lati come perle scure. Accanto a lei, la più minuta si era infilata quasi sotto la sua ascella, il cappotto sbottonato che lasciava intravedere una sciarpa color malva. Aveva le mani nelle tasche, ma ogni tanto una usciva per sfiorare il braccio dell’amica, un contatto lieve, di quelli che dicono “ci sono” senza bisogno di sillabe. La terza stava un po’ più indietro, eppure era la più presente. Il suo respiro si vedeva nell’aria fredda, piccoli sbuffi bianchi che si dissolvevano contro il rosso dell’ombrello. Aveva i tacchi alti, troppo alti per una serata così bagnata, eppure non si lamentava. Camminava piano, in equilibrio precario, come se ogni passo fosse una dichiarazione: “Non mi arrendo alla pioggia”.Non parlavano di cose grandi. Non quella sera. Qualcuna aveva accennato al lavoro che pesava, un’altra aveva riso piano di un messaggio ricevuto nel pomeriggio, la terza aveva solo detto «fa freddo», e le altre avevano annuito, come se quella frase contenesse tutto il resto. Sotto l’ombrello il mondo si restringeva. Sparivano le auto che passavano sibilando, sparivano le vetrine illuminate, spariva il rumore della città che si preparava a dormire. Restava solo il ticchettio incessante sulla stoffa rossa, il calore dei corpi vicini, l’odore misto di lana bagnata, profumo alla vaniglia e asfalto umido. Ogni tanto una goccia riusciva a intrufolarsi, scivolava lungo una ciocca di capelli, cadeva sul collo. E allora c’era sempre una mano che saliva a spostare quella ciocca, un gesto piccolo, materno, senza calcolo. Camminavano senza meta precisa. Piazza, vicolo, ponte, poi di nuovo piazza. Il rosso sopra di loro era una lanterna mobile, un faro portatile che disegnava sul selciato cerchi di luce calda. A un certo punto la più minuta si fermò.«Aspettate» disse piano. Le altre si fermarono senza chiedere perché. Lei tirò fuori dalla tasca un pacchetto di fazzoletti, ne prese uno e lo porse alla terza, quella coi tacchi. Solo allora si accorsero che aveva gli occhi lucidi, non si capiva se per la pioggia o per altro.«Non è niente» mormorò lei, prendendo il fazzoletto. «È solo che… non so. Mi fa bene stare qui». Nessuna rispose. Non serviva. Ripresero a camminare. La pioggia non smise, ma sembrava meno importante. L’ombrello rosso continuava a tenere lontana l’acqua, a tenere loro tre dentro un piccolo spazio di tepore e silenzio buono. Quando finalmente arrivarono davanti al portone di casa di una di loro, nessuna delle tre si mosse per prima. Restarono lì, ferme sotto il rosso che gocciolava.
«Domani?» chiese la più alta, rompendo il silenzio per la prima volta da mezz’ora.
«Domani» risposero le altre due insieme.
Solo allora l’ombrello si inclinò, lasciando che la pioggia le sfiorasse per un istante. Un battesimo freddo, rapido, quasi un arrivederci. Si abbracciarono strette, goffe, con i cappotti bagnati che si incollavano. Poi ognuna prese la propria direzione, portando con sé una piccola porzione di quel rosso che le aveva protette. La pioggia continuò a cadere tutta la notte, ma sotto le coperte, ciascuna di loro, chiudendo gli occhi, rivide lo stesso riflesso cremisi sul selciato, lo stesso cerchio di luce che le aveva tenute insieme.
E seppero, senza dirselo, che sarebbe bastato.
©Viviana Gabrini, 2026
mercoledì 25 febbraio 2026
Un quadro…nelle Giornate dei Rolli
(di M. Moretti)
Nelle Giornate dei Rolli a Genova possono accadere fatti strani; anche un
quadro innocente può diventare l’innesco di una storia sospesa tra sogno e
realtà. Nella disavventura a Palazzo Rosso l’omaggio di Mario a Genova, amante
adottiva, che gli chiede una piccola grande rinuncia e due storie d’amore.
L’estate è chiusa fuori della porta, fine di tuffi e trekking dolomitici
mancati: si torna all’inizio del viaggio.
Ottobre significa autunno, che si traduce in pioggia, vento, giornate
brevi. Per i più giovani la nota dolente sta nel primo mese di scuola, dopo il
lieve far nulla estivo. I più esperti
nella vita, nonni dei ragazzi
malinconici sopracitati, si lamentano di collo e schiena. Che odio, l’umidità!.
A Mario Pinozzi non interessano le foglie che cadono, le castagne e tantomeno
(ma questo punto lo ricordiamo bene) il
vino novello; semplicemente detesta uscire la mattina con il buio. Normale addormentarsi
nell’oscurità, cenare osservando la Lanterna che fa l’occhiolino all’imbrunire
o rientrare dalle battaglie contro i nemici abituali in sala operatoria. Lo
scuro mattutino non l’ha mai digerito;
nelle recenti disavventure si è trovato nei guai sotto il sole, con luna e stelle; pure il suo “senso” che risveglia la fame è a
proprio agio in qualunque ora. Lui no, prima del bidone di caffè all’alba non è
affatto in grado di aprire la porta di casa. O rispondere al telefono in maniera garbata.
-
È domenica … chiunque
sia a rompere i …
Dall’altro capo la voce è più rapida della sua. E non impastata.
-
Buongiorno anche a te, grande
esperto di galateo!
Donna, voce giovane, spiritosa: un punto a suo favore. Il caffè può
attendere. Risponde assumendo un tono di maniera, quasi affettato.
-
Sono desolato gentile miss, non si trova più la servitù
di una volta. Provvederò
a licenziare oggi stesso il maggiordomo.
Può immaginare il sorriso che fa capolino nel viso ancora sfuocato.
-
Pinozzi, il tenebroso delle
Apuane. Hai acquistato un titolo nobiliare o sposato una riccastra?
-
Piccola lezione: odio i nobili e sopporto a malapena i
ricchi, ma non abbastanza da mettermi un esemplare in casa. Vivo solo, salvo
brevi e dissipati periodi di lussuria con donne abbagliate dal mio fascino. Che
spesso fuggono quando riacquistano la vista e la ragione. Hai
forse telefonato per verificare?
-
In effetti ho avuto la conferma
di non aver sbagliato numero. Pensa che avevo formulato un’altra ipotesi.
-
Non posso riattaccare senza conoscerti meglio, ascolto.
-
Credevo avessi preso una sbornia
galattica.
-
Questo è fuori questione. Adesso faccio io le domande:
come mi hai trovato, visto che ho cancellato nome e pseudonimo dalla mailing
list dei cuori solitari? E accetteresti comunque un appuntamento al
buio?
-
Tu non ami il buio, o sbaglio?
-
Solo la mattina, e siamo in quel caso. Ma conosci
parecchio di Pinozzi, quindi ultima domanda per vincere una serata travolgente
con me: chi sei?
Tic tac, tic tac, tic tac…il tempo scorre. Nessuna risposta, suspense alle
stelle, curiosità a livelli di guardia.
-
La risposta è…Ilaria Bernacca!
Buio totale, eclissi completa di sole, nero siderale.
-
Mario, ci sei ancora?
Black
out anche nelle corde vocali.
-
Eccomi, deve esserci un problema sulla linea tipo on-off.
-
O nell’archivio personale, magari
è solo troppo ingombro di schede femminili! – risata frizzante.
-
Negli ultimi tempi si è riempito solo di polvere, è un
affollato condominio di ragni.
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Non bluffare con una giocatrice
di poker, non hai la minima idea di chi sia la donna misteriosa al telefono. Vuoi
sentire Miss Marple?
-
Ti assicuro che non ho bisogno di leggere gialli per
trovare colpevoli o vittime.
-
Eppure se fossi un buon lettore
saresti avvantaggiato.
Nulla da fare, manca la caffeina in vena e questa fa pure la spiritosa: non siamo ancora a livelli
di guardia, non c’è un pericolo
imminente o un mostro
pronto a stimolare la “fame”, il lato oscuro, ma un poco di ombra si
proietta timida. Corre ai ripari.
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Mi arrendo, hai
colpito al mento con un diretto e sono al tappeto. Vuoto totale.
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Stavo nella biblioteca della
Facoltà di Medicina, tu ci passavi parecchie ore a studiare. E flirtare
con studentesse fuori corso.
La voce di lei si è fatta giovanile, da giovane che era, nessuna traccia
del sorriso, i contorni del viso sfumano inesorabilmente.
Università, parliamo di quasi trent’anni fa.
Una vecchia lo sta rimorchiando.
Da Pisa.
mercoledì 18 febbraio 2026
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