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giovedì 12 febbraio 2026

Gaja Cenciarelli Il rivoluzionario e la maestra Collana: Romanzi e racconti pp. 224, euro 17,00 In libreria dal 3 febbraio 2026 Gaja Cenciarelli, con la sincerità che abbiamo amato in tutti i suoi romanzi, ci porta nella rivoluzione della sua vita e in quella di Adolfo Wasem, per testimoniare come la rivoluzione è sempre possibile, anche quando si chiama “cambiare casa”. Adolfo Wasem e Sonia Mosquera furono rapiti nel 1972, in Uruguay, durante la dittatura militare. Per dodici anni furono sottoposti a torture indicibili. Wasem e tutto il comitato direttivo dei Tupamaros– tra cui il “presidente povero” Pepe Mujica – vissero in isolamento in cunicoli sotterranei chiamati calabozos, nel silenzio più assoluto. In una casa alla periferia di Roma, quarant’anni dopo la morte di Wasem, una donna, alle prese col suo ennesimo trasloco, trova un libro. La storia di Wasem le insegna che ciascuno può fare la rivoluzione a modo suo, e che aver perso i soldi, la famiglia, la casa, gli amici, non significa dover rinunciare alla libertà. Tutte le famiglie felici si assomigliano e ognuna è infelice a modo suo, dice uno dei capolavori della letteratura, ed è di certo vero. Ma lo è altrettanto che tutte le storie del mondo, anche quando sembrano slegate l’una dall’altra, distanti nel tempo e nella geografia, nella condizione politica e sociale, viaggiano unite da un filo che si chiama libertà: cercare di stare in piedi per poter cadere e rialzarsi, andare a capo. Gaja Cenciarelli, con la sfrontatezza che abbiamo amato in tutti i suoi romanzi, ci porta nella sua vita e in quella di Adolfo Wasem, per testimoniare come la rivoluzione è sempre possibile, anche quando si chiama “cambiare casa”. Queste sono le storie di un rivoluzionario e di una maestra, che poi sono una storia sola. Che è pure la nostra. Gaja Cenci



Gaja Cenciarelli Il rivoluzionario e la maestra Collana: Romanzi e racconti pp. 224, euro 17,00 In libreria dal 3 febbraio 2026 Gaja Cenciarelli, con la sincerità che abbiamo amato in tutti i suoi romanzi, ci porta nella rivoluzione della sua vita e in quella di Adolfo Wasem, per testimoniare come la rivoluzione è sempre possibile, anche quando si chiama “cambiare casa”. Adolfo Wasem e Sonia Mosquera furono rapiti nel 1972, in Uruguay, durante la dittatura militare. Per dodici anni furono sottoposti a torture indicibili. Wasem e tutto il comitato direttivo dei Tupamaros– tra cui il “presidente povero” Pepe Mujica – vissero in isolamento in cunicoli sotterranei chiamati calabozos, nel silenzio più assoluto. In una casa alla periferia di Roma, quarant’anni dopo la morte di Wasem, una donna, alle prese col suo ennesimo trasloco, trova un libro. La storia di Wasem le insegna che ciascuno può fare la rivoluzione a modo suo, e che aver perso i soldi, la famiglia, la casa, gli amici, non significa dover rinunciare alla libertà. Tutte le famiglie felici si assomigliano e ognuna è infelice a modo suo, dice uno dei capolavori della letteratura, ed è di certo vero. Ma lo è altrettanto che tutte le storie del mondo, anche quando sembrano slegate l’una dall’altra, distanti nel tempo e nella geografia, nella condizione politica e sociale, viaggiano unite da un filo che si chiama libertà: cercare di stare in piedi per poter cadere e rialzarsi, andare a capo. Gaja Cenciarelli, con la sfrontatezza che abbiamo amato in tutti i suoi romanzi, ci porta nella sua vita e in quella di Adolfo Wasem, per testimoniare come la rivoluzione è sempre possibile, anche quando si chiama “cambiare casa”. Queste sono le storie di un rivoluzionario e di una maestra, che poi sono una storia sola. Che è pure la nostra. Gaja Cenci

 Gaja Cenciarelli Il rivoluzionario e la maestra Collana: Romanzi e racconti pp. 224, euro 17,00 In libreria dal 3 febbraio 2026 Gaja Cenciarelli, con la sincerità che abbiamo amato in tutti i suoi romanzi, ci porta nella rivoluzione della sua vita e in quella di Adolfo Wasem, per testimoniare come la rivoluzione è sempre possibile, anche quando si chiama “cambiare casa”. Adolfo Wasem e Sonia Mosquera furono rapiti nel 1972, in Uruguay, durante la dittatura militare. Per dodici anni furono sottoposti a torture indicibili. Wasem e tutto il comitato direttivo dei Tupamaros– tra cui il “presidente povero” Pepe Mujica – vissero in isolamento in cunicoli sotterranei chiamati calabozos, nel silenzio più assoluto. In una casa alla periferia di Roma, quarant’anni dopo la morte di Wasem, una donna, alle prese col suo ennesimo trasloco, trova un libro. La storia di Wasem le insegna che ciascuno può fare la rivoluzione a modo suo, e che aver perso i soldi, la famiglia, la casa, gli amici, non significa dover rinunciare alla libertà. Tutte le famiglie felici si assomigliano e ognuna è infelice a modo suo, dice uno dei capolavori della letteratura, ed è di certo vero. Ma lo è altrettanto che tutte le storie del mondo, anche quando sembrano slegate l’una dall’altra, distanti nel tempo e nella geografia, nella condizione politica e sociale, viaggiano unite da un filo che si chiama libertà: cercare di stare in piedi per poter cadere e rialzarsi, andare a capo. Gaja Cenciarelli, con la sfrontatezza che abbiamo amato in tutti i suoi romanzi, ci porta nella sua vita e in quella di Adolfo Wasem, per testimoniare come la rivoluzione è sempre possibile, anche quando si chiama “cambiare casa”. Queste sono le storie di un rivoluzionario e di una maestra, che poi sono una storia sola. Che è pure la nostra. Gaja Cenci

o Gaja Cenciarelli Il rivoluzionario e la maestra Collana: Romanzi e racconti pp. 224, euro 17,00 In libreria dal 3 febbraio 2026 Gaja Cenciarelli, con la sincerità che abbiamo amato in tutti i suoi romanzi, ci porta nella rivoluzione della sua vita e in quella di Adolfo Wasem, per testimoniare come la rivoluzione è sempre possibile, anche quando si chiama “cambiare casa”. Adolfo Wasem e Sonia Mosquera furono rapiti nel 1972, in Uruguay, durante la dittatura militare. Per dodici anni furono sottoposti a torture indicibili. Wasem e tutto il comitato direttivo dei Tupamaros– tra cui il “presidente povero” Pepe Mujica – vissero in isolamento in cunicoli sotterranei chiamati calabozos, nel silenzio più assoluto. In una casa alla periferia di Roma, quarant’anni dopo la morte di Wasem, una donna, alle prese col suo ennesimo trasloco, trova un libro. La storia di Wasem le insegna che ciascuno può fare la rivoluzione a modo suo, e che aver perso i soldi, la famiglia, la casa, gli amici, non significa dover rinunciare alla libertà. Tutte le famiglie felici si assomigliano e ognuna è infelice a modo suo, dice uno dei capolavori della letteratura, ed è di certo vero. Ma lo è altrettanto che tutte le storie del mondo, anche quando sembrano slegate l’una dall’altra, distanti nel tempo e nella geografia, nella condizione politica e sociale, viaggiano unite da un filo che si chiama libertà: cercare di stare in piedi per poter cadere e rialzarsi, andare a capo. Gaja Cenciarelli, con la sfrontatezza che abbiamo amato in tutti i suoi romanzi, ci porta nella sua vita e in quella di Adolfo Wasem, per testimoniare come la rivoluzione è sempre possibile, anche quando si chiama “cambiare casa”. Queste sono le storie di un rivoluzionario e di una maestra, che poi sono una storia sola. Che è pure la nostra. Gaja Cenciarelli, scrittrice e traduttrice, vive e lavora a Roma. Ha scritto romanzi, racconti, interventi critici. Fa parte dei “Piccoli Maestri” e ha pubblicato, fra gli altri, Extra omnes. L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi (Zona 2006) e Sangue del suo sangue (nottetempo 2011). Per Marsilio sono usciti La nuda verità (2018), Domani interrogo (premio Alvaro Bigiaretti 2023) e A scuola non si muore (2024). Insegna lingua e letteratura inglese a Roma. Il 19 febbraio 2026 uscirà Domani interrogo, il film di Umberto Riccioni Carteni tratto dall’omonimo romanzo di Gaja Cenciarelli (Marsilio 20



 

 


IL LIBRO RISOLUTIVO PER SMETTERE DI ESSERE INDECISI

E IMPARARE LA DURA ARTE DELLA SCELTA. A TUTTE LE ETÀ.

RICCO DI CONSIGLI AGILI E SEMPLICI DA APPLICARE
IN OGNI AMBITO DELLA VITA.

L’ANSIA SI COMBATTE SCEGLIENDO:
NON SUBIRE LE DECISIONI, IMPARA AD AGIRE.


Decidere non significa prevedere, ma prepararsi.
Non è dominare, ma danzare con l’imprevedibile,

e ogni buona decisione non nasce dalla certezza,
ma dal coraggio di sostenere l’incertezza.


Stefano Bartoli e Roberta Milanese
DECISION MAKING STRATEGICO
La complicata arte della scelta


in libreria dal 23 gennaio
 Pagine: 176 | Prezzo: 16,00 euro


Le nostre possibilità di scelta sono potenzialmente infinite, e questa molteplicità può darci la sensazione di essere più liberi rispetto al passato. In realtà, l’eccesso di opzioni genera ansia: ci paralizza, ci fa dubitare di noi stessi e può trasformare ogni bivio in un’esperienza drammatica. In preda alla paura di sbagliare e al timore del rimpianto, l’uomo del nuovo millennio annaspa e temporeggia di fronte alle decisioni. L’arte della scelta è complicata e, per dipanare la matassa, è necessario individuare i nodi del processo decisionale. Stefano Bartoli e Roberta Milanese ci guidano oltre le paure che ci bloccano per mostrare, anche attraverso casi reali, quali sono gli efficaci strumenti del decision making strategico. Tenendo insieme lucidità e intuizione, emotività e ragione, possiamo assumerci la responsabilità di scegliere anche quando non ci sono garanzie: rimanere immobili, in attesa che la soluzione perfetta appaia, è un’illusione pericolosa. Il processo decisionale strategico permette di navigare la complessità della vita con consapevolezza e lungimiranza, generando scelte efficaci in tutti gli ambiti: dal contesto lavorativo a quello familiare, abbracciando le sfide di ogni fase della vita, dalla giovinezza alla maturità.


STEFANO BARTOLI è psicologo, psicoterapeuta e trainer internazionale del modello strategico, specializzato nella formazione clinica, manageriale e nella consulenza per aziende e organizzazioni. È direttore operativo del Centro di Terapia Strategica e docente universitario in ‘tecniche di colloquio clinico’. Autore di saggi e articoli tradotti in diverse lingue, tiene conferenze in tutto il mondo, portando la Terapia Breve Strategica in contesti internazionali di alto profilo. Per Ponte alle Grazie ha pubblicato, insieme a Giorgio Nardone, Oltre se stessiPragmatica della comunicazione digitaleIl peso delle apparenze e L’arte della negoziazione.

ROBERTA MILANESE, psicologa e psicoterapeuta, da trent’anni collabora con Giorgio Nardone, contribuendo all’evoluzione del modello di Terapia Breve Strategica. È docente della Scuola di specializzazione in Psicoterapia Breve Strategica di Arezzo e della Scuola di specializzazione in Psicologia Clinica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha pubblicato quindici libri sull’approccio strategico tradotti in varie lingue tra cui, con Ponte alle Grazie: Coaching strategicoCambiare il passatoIl toccoil rimedio, la parolaPsicopillole; Il cambiamento strategicoLa mente ferita; L’ingannevole paura di non essere all’altezzaRabbia.


mercoledì 11 febbraio 2026

J. Robert Oppenheimer l’uomo dietro la bomba atomica di Chris McNab

 (a cura di Mimma Zuffi)

Gremese editore Pagine: 208 - € 16,00

Ero l'amante di Rodin. Vita vissuta di Camille Claudel, di Annalisa Fabbri


(a cura di Mimma Zuffi)

Morellini editore , 236 pp - 20 euro



In uscita per la collana "Femminile Singolare" il sesto romanzo della pluripremiata autrice faentina. Un ritratto potente e tragico di un’artista schiacciata dall'ombra di Rodin e dai pregiudizi di un’epoca.

LAVORARE CON UN GENIO FRANCO BATTIATO RACCONTATO DAI SUOI ARTIST, di Gianfranco D'Adda Walter Pistarini

 (a cura di Mimma Zuffi

Jaka Book  - pagg. 352, € 24,00

lunedì 9 febbraio 2026

Costellazioni

 di Vincenzo Zaccone


Fa caldo, c’è folla dovunque, le persone brulicano, ridono, scherzano, bevono, fumano. Quella sera arrivo al chiosco in pineta con i miei amici delle scuole superiori, durante una delle solite vacanze afose, spesso stantìe, in cui spettegolare è l’unico modo per fare passare il tempo.

lunedì 2 febbraio 2026

“Gli orologi di Sen”, di Carlo A. Martigli

 

(a cura di Mimma Zuffi)

“Gli orologi di Sen”, Carlo A. Martigli racconta: “Tra sogno e realtà, un thriller psicologico nella Milano di oggi” (P. Fizzarotti)


                                    Carlo A. Martigli intervistato a Santa Margherita Ligure

Un uomo che si domanda, senza più certezze, dove finisca la veglia e dove inizi il sogno. E soprattutto se sia davvero un problema.

giovedì 29 gennaio 2026

E perché no? Qualche domanda

 (di Mimma Zuffi)



Oggi voglio fare una sorta di gioco enigmistico di letteratura.

Solo dieci domande e alla fine leggerete le risposte. Ma non dovete barare. Se vi è piaciuto tra un po’ ancora dieci. Io mi sono divertita e spero anche voi.



domenica 25 gennaio 2026

Regalami un sorriso - di Heiko H. Caimi

 di Heiko H. Caimi



 

Dedicato a Elena Tomaini

 

 

Ero convinta che il sorriso fosse un organo interno, come la milza: tutti ne parlano, nessuno sa bene a che cosa serva, e, quando qualcuno te lo chiede in prestito, capisci che c’è qualcosa di profondamente sbagliato.

Lo pensavo mentre camminavo tra i banchi del mercatino dell’usato, circondata da stoviglie con una vita precedente, maglioni che avevano conosciuto ben altri inverni, cornici vuote in attesa di un ricordo compatibile. Lì era tutto di seconda mano, persino la nostalgia. Mancavano solo i sorrisi.

lunedì 19 gennaio 2026

King Lear e la sovranità in Shakespeare

 

di Mimma Zuffi



KING LEAR è una tragedia che appartiene alla fase matura di Shakespeare. Fu scritta probabilmente nel 1605-6, ed ha ricevuto moltissime attenzioni dalla critica, specialmente negli ultimi anni, come una delle più grandi, se non la più grande tragedia di Shakespeare.
C'è stato un periodo, soprattutto quello romantico, in  cui King Lear era stato considerato impossibile a recitarsi; un dramma che per le sue considerazioni sulla natura dell'uomo, della storia, il senso della nostra esistenza non poteva essere messo in scena in maniera soddisfacente.
Questa era la posizione di molti critici romantici.
Certamente, se noi consideriamo le messe in scena che ci davano di King Lear nel teatro naturalistico, illusionistico dell' Ottocento, con formidabili scenografie, con questo vecchio che andava in giro per la scena con il suo bastone, tutto addobbato di parrucca e vestiti particolarmente sfarzosi, ci rendiamo conto che King Lear diventa una sorta di controsenso: se è recitato, non regge alla recitazione. King Lear resta indubbiamente una tragedia di difficilissima interpretazione, e una delle ultime conferme è venuta dal King Lear di Strehler che, a mio parere, è stato uno pseudo-fallimento anche se fortemente incensato dalla critica.
Questo dramma fu, con tutta probabilità, suggerito a Shakespeare alla stessa maniera di altre sue tragedie, da alcune fonti che  egli poteva riscontrare nella letteratura del suo tempo.