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mercoledì 25 settembre 2019

NON È VERO CHE NON SIAMO STATI FELICI, di IRENE SALVATORI

(a cura di Mimma Zuffi)
Bollati Boringhieri - pagg. 266 - € 16,50

Una struggente lettera alla madre, scritta da una donna che diventa mamma a propria volta e vorrebbe capire come si fa.
Si smette di essere figli quando si intraprende la carriera del genitore. Eppure mai come in quel momento si ha bisogno della mamma: per sapere come si fa a diventarlo a propria volta, o forse più semplicemente per non sentirsi troppo soli. E se la mamma non c’è più perché la morte ha tolto la sua carta dal mazzo, sfilarsi dall’infanzia per crescere tre bambini diventa un’avventura. 


Ambientato tra la Versilia degli anni 80 e 90, Cracovia e Berlino, Non è vero che non siamo stati felici racconta, con rara incandescenza emotiva ma anche con divertita poesia, uno scombinato apprendistato. Quello che la protagonista mette in scena è una sorta di piccolo circo che si sposta per l’Europa: ha due animali (due bracchi ungheresi) e tre bambini, chiamati Caravaggio, Gauguin e Scoiattola. Non c’è cartellone, ogni sera s’improvvisa. A lei – che si rivolge per scritto alla madre, non potendole parlare – tocca il compito di scegliere il luogo e montare il tendone. Soprattutto, le tocca il numero di magia più spericolato: convincere i bimbi che il mondo sia un bel posto, a dispetto della nostalgia che le tormenta il cuore.  Heimat, dicono i tedeschi, è il posto da cui si proviene e a cui si apparterrà per sempre. È quello il luogo che, viaggiando di stato in stato e di lingua in lingua, la piccola comunità di questo romanzo ha messo come nord alla sua bussola. Per poi rendersi conto, banalmente, che non è la geografia a dare la risposta. Heimat è la mamma: non c’è altra provenienza originaria, e dunque non c’è altra possibile destinazione. Non è vero che non siamo stati felici è una lunga lettera – disperata, folle, sorprendente, magica – a una madre mai morta. Perché, si potrebbe dire, una mamma non muore mai: non è certo il destino, con i suoi scherzi puerili, a farci diventare orfani.


Irene Salvatori è nata a Forte dei Marmi (LU) nel 1978, ha studiato a Cracovia e vissuto a Berlino, si è laureata a Pisa in Storia Contemporanea, ma traduce letteratura dal polacco e dal tedesco, oltre a scrivere poesie. Adesso si è trasferita in un paesino sulla Loira, con i tre figli e i due cani ungheresi, dove rimarrà finché non avranno davvero tutti imparato il francese.




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