(a cura di Mimma Zuffi)
“Gli orologi di Sen”, Carlo A. Martigli racconta: “Tra sogno e realtà, un thriller psicologico nella Milano di oggi” (P. Fizzarotti)
Un uomo che si domanda, senza più certezze, dove finisca la veglia e dove inizi il sogno. E soprattutto se sia davvero un problema.
“Gli orologi di Sen” è il nuovo romanzo di Carlo A. Martigli, scrittore genovese di origine toscana, pubblicato da Morellini (prezzo di copertina 19 euro). Il libro già dal testo di quarta di copertina mette le carte sul tavolo: “Mi chiedo se in questo momento sto sognando… Ancora sogno e non smetterò mai… Entro ed esco nelle mie dimensioni, vivo più vite di chiunque conosca… Il sogno potrebbe catturarmi definitivamente, potrebbe essere una soluzione.”
Il protagonista si chiama Gianni e vive sospeso tra sogno e realtà, dentro una Milano contemporanea “che pulsa di contraddizioni e solitudini nascoste”. Di mestiere fa l’editor: un dettaglio che non è solo ambientazione, ma nervo scoperto del libro. Fragile per natura, Gianni entra in un labirinto di tradimenti quando scopre la relazione segreta tra Sara, la sua compagna, e Sergio, il suo capo. Da lì la realtà comincia a sbriciolarsi tra “bugie e ambiguità” e lui cerca appigli dove può: una terapia con una psicoanalista severa, un’amicizia “tenera” con Gloria e la sua musica, e la compagnia silenziosa del gatto Ciccia.
Poi arriva l’elemento che sposta il baricentro: un misterioso venditore senegalese di orologi falsi affida a Gianni un sacchetto prima di partire. E la vita prende “una piega inaspettata”. Martigli costruisce così un percorso dentro luoghi molto concreti — uffici asfissianti, bar notturni, strade bagnate dalla pioggia — ma con una percezione continuamente mobile: i confini tra sonno e veglia “si dissolvono” e ogni gesto quotidiano può nascondere un significato profondo. La promessa, esplicita, è quella di una storia di rinascita attraverso il dolore, di verità celate dietro apparenze ingannevoli, con grande intensità emotiva.
Martigli, d’altronde, può permettersi questa torsione più intima. Toscano, figlio di due musicisti, autore di numerosi best seller, con oltre due milioni di copie vendute tra Italia ed estero. Insegna scrittura creativa e dai suoi “Semenzai” sono usciti diversi autori poi pubblicati da varie case editrici. Come sceneggiatore ha firmato corti e lungometraggi, e l’ultimo progetto è scritto insieme al triplo premio Oscar Vittorio Storaro per un film internazionale annunciato in uscita nel 2026. Porta anche a teatro uno spettacolo dal titolo già programmatico, “Inganni e Misteri della Storia”, in cui si diverte a svelare falsità della storia antica e recente. Nella sua biografia compaiono due figli, la passione per la musica classica, il tennis tavolo e l’appartenenza al Rotary. Da due anni è anche il presidente della giuria nell’importante concorso letterario Santa in Giallo, dedicato proprio alla letteratura di genere giallo e noir. Ecco la nostra intervista.
“Gli orologi di Sen” arriva con una storia editoriale particolare. Com’è andata davvero?
È una storia travagliata: a suo tempo il romanzo era stato rifiutato da una grande casa editrice perché dava fastidio il fatto che io “prendessi in giro” (cosa peraltro non vera) un editor e tutto ciò che avviene all’interno di una grande casa editrice. Oggi invece, con Mauro Morellini e con la sua Morellini Editore, mi sono divertito a pubblicare questo libro.
Che tipo di rapporto hai avuto, stavolta, con l’editore?
Mi sono divertito. È stato proprio questo: divertirmi a pubblicarlo con Morellini Editore, dopo quello che era successo anni fa.
Tu sei noto soprattutto per altri registri. In cosa “Gli orologi di Sen” è diverso dai tuoi romanzi precedenti?
È un libro molto diverso: è un po’ un’introspezione psicologica di un uomo, con tutte le sue problematiche e le sue contraddizioni. C’è molto di me, non della parte dello scrittore “storico”, dello scrittore dei thriller storici. Qui siamo più vicini, quasi, a un thriller psicologico.
Da dove nasce lo spunto iniziale? C’è un’immagine, un modello, un personaggio?
Lo spunto mi era stato dato da un personaggio di un film del dopoguerra americano, “Sogni proibiti”. Il protagonista, Walter Mitty, è uno che sogna ad occhi aperti, solo che questi sogni poi si tramutano in realtà.
E quel tipo di immaginario, dici, ha avuto anche un’eredità culturale molto lunga…
Sì: da quel film prese spunto anche Charles Schulz nell’individuare in Snoopy quello che sognava ad occhi aperti. Penso allo scrittore, o al pilota della prima guerra mondiale: un sogno così reale che sulla fiancata della sua cuccia compaiono addirittura i segni delle mitragliate degli aeroplani nemici. Tutto un gioco di identità e sogno che diventa quasi reale.
Ambientazione: perché Milano, e che Milano hai voluto raccontare?
Mi serviva un luogo facilmente riconoscibile, perché è in casa nostra, e però allo stesso tempo con un respiro universale. Per questo si tratta di un romanzo ambientato a Milano, ai giorni nostri. E dentro questa cornice mi sono concesso un tono molto libero. Come si fa, appunto, nel salotto di casa propria.
Se dovessi descriverne il “tono” con poche parole, quali useresti?
E’ un romanzo molto divertente, molto irriverente, folle, un po’ visionario. E a volte anche drammatico, a volte commovente.
Ti senti più vicino al divertimento dell’invenzione o alla parte emotiva, quella più drammatica?
Tutte e due: mi sono divertito moltissimo a scriverlo, ma è anche un libro che scava, che mette insieme contraddizioni e fragilità.
Nel senso che mi rispecchia molto. È come se avessi messo in pagina una parte diversa da quella che il pubblico associa a me: non soltanto l’autore dei thriller storici, ma un lavoro più psicologico, più interno.
I primi riscontri, a caldo, cosa ti stanno dicendo?
Chi lo legge, i primi lettori che lo hanno letto, mi hanno dato risposte entusiaste sui vari social e via. E quindi credo che possa avere veramente successo.
Che aspettativa hai, adesso, su questo libro?
Vedremo i risultati. Ma è un libro che mi rappresenta e, per questo, mi interessa molto capire come verrà accolto. Intanto, sto iniziando a fare le prime presentazioni: la settimana prossima sarò ospite del Club Amici del Libro di Rapallo.
Pubblicato con l'autorizzazione de Il Faro di Roma e Paolo Fizzarotti
Nessun commento:
Posta un commento