L'ombra sul balcone
Era
una notte calda di fine agosto, il cielo era terso e limpido, e
l'assenza di luna rendeva le stelle padrone della volta celeste.
L’aria
era immobile, carica dell'odore dell'asfalto caldo, dell'erba secca e
dei gerani di sua madre che ancora ornavano il balcone.
Clandestina
in casa mia, pensò Maura, abbandonandosi con la schiena contro
la perlinatura di legno che adornava quel lato della casa e che le
restituiva parte del caldo assorbito durante il giorno.
Esattamente
un mese prima, nello studio notarile del centro, avevano firmato
l’atto di vendita della casa in via dei Ciliegi 76: l’unico
indirizzo che avesse mai sentito proprio davvero.
I
nuovi proprietari erano una famiglia tranquilla: due sessantenni nati
e cresciuti in Albania, entrambi operai agricoli, con tre figli
adulti di cui l'ultimo, trentenne, che viveva con loro.
Durante
le visite con l'agente immobiliare, avevano chiesto poche cose,
ascoltato con attenzione, toccato le pareti come per capirne la
storia.
Alla
seconda visita, si erano detti dispiaciuti di non aver più trovato i
mobili del salotto e dell'anticamera. Mobili che oramai avevano un
mezzo secolo ma che erano ancora solidi, sobri ed eleganti.