) (di Mimma Zuffi)
La moneta di Akragas
Andrea Camilleri, con il suo romanzo storico intitolato “La moneta di Akragas” (edizioni Skira), è stato nella classifica dei libri più venduti.
Camilleri è stato ed è uno degli scrittori italiani di maggior successo. Tuttavia, per molto tempo, fu un settantenne non molto noto che aveva scritto alcuni romanzi storici, tra cui l’intrigante “Il birraio di Preston”.
Nel 1994 crea il commissario Montalbano. Non era sua intenzione scrivere
più di un paio di romanzi con Montalbano protagonista, ma il secondo (“Il cane
di terracotta”) fu accolto da critici e lettori con un tale successo da
convincerlo a proseguire con le storie del commissario più noto d’Italia.
In questo suo nuovo romanzo storico, “La moneta di Akragas” lo scrittore fa
riposare Montalbano e, con abilità linguistico-letteraria, ci porta nella sua
Sicilia usando la tecnica di piani temporali diversi.
La storia comincia nel 406 a.C. quando Akragas (l’antica Agrigento)
soccombe all’assedio dei Cartaginesi. Kalebas, un mercenario al servizio di
Akragas e agli ordini dello spartano Deixippo, riesce a scampare all’eccidio
portando con sé un sacchetto con 38 monete. La morte è comunque in agguato.
Dopo tre giorni di agonia, a seguito di un morso di vipera, Kalebas muore, non
prima di aver scagliato lontano le 38 monete.
Nel secondo capitolo l’autore ci porta nel dicembre 1909 e ci fa incontrare
il dottor Stefano Gibilano che durante una delle sue visite in campagna incontra
Cosimo Cammarota, un contadino che gli dice, infilandosi una mano in tasca, “Aio ‘na cosa che ti voglio arrigalari”.
Nel terzo capitolo si torna indietro di un anno. “Quasi duemilacentosettant’anni dopo Akragas, un’altra città siciliana
venne distrutta dalle fondamenta. Ma stavolta si tratta si cause naturali.”
La città è Messina, la sua distruzione è causata da un violento terremoto.
Grazie al sisma torna alla luce una piccola moneta d’oro: un’antica moneta di
Akragas, forse appartenuta a Kalebas. La moneta, tuttavia, è destinata a
lasciare l’Italia. Infatti i rapporti tra Italia e Russia erano ottimi;
Vittorio Emanuele e lo Zar erano accomunati dall’amore per la numismatica, e la
flotta russa era nei pressi della costa!
Terremoto
di Messina, 28 dicembre 1908 - La Prefettura distrutta
La spiegazione è questa - secondo il dottor Gibilaro, appunto - che la
moneta stia esprimendo la sua volontà di non riapparire al mondo, di tornarsene
nuovamente dentro quella terra dalla quale un giorno l’hanno tirata fuori. E
comunque, in linea subordinata, di non andare mai, per nessuna ragione, a
finire nella sua povera collezione. È come se un’imperatrice si rifiutasse
giustamente di abitare in una stamberga.”
La moneta a questo punto diventa soggetto, strumento, protagonista di
eventi che possono risultare negativi o positivi, dipende da chi la possiede.
Tra le varie vicissitudini viene rubata,
e a questa sparizione si collega anche un omicidio.
Moneta
di Akragas, 407-406 a.C., recto e verso - Oro, Ø mm 13 - 1,74 gr - Londra,
British Museum
Quindi, già dalle prime righe Camilleri riesce a proiettare il lettore nel
contesto della narrazione e la trama si snoda piacevolmente.
Un altro successo per questo prolifico scrittore!
Andrea Camilleri, con il suo nuovo romanzo storico
intitolato “La moneta di Akragas” (edizioni Skira), è già nella classifica dei libri
più venduti.
Camilleri è uno degli scrittori italiani di maggior successo, tuttavia,
sino a una quindicina di anni fa, era un settantenne non molto noto che aveva scritto
alcuni romanzi storici, tra cui l’intrigante “Il birraio di Preston”.
Nel 1994 crea il commissario Montalbano. Non era sua intenzione scrivere
più di un paio di romanzi con Montalbano protagonista, ma il secondo (“Il cane
di terracotta”) fu accolto da critici e lettori con un tale successo da
convincerlo a proseguire con le storie del commissario più noto d’Italia.
In questo suo nuovo romanzo storico, “La moneta di Akragas” lo scrittore fa
riposare Montalbano e, con abilità linguistico-letteraria, ci porta nella sua
Sicilia usando la tecnica di piani temporali diversi.
La storia comincia nel 406 a.C. quando Akragas (l’antica Agrigento)
soccombe all’assedio dei Cartaginesi. Kalebas, un mercenario al servizio di
Akragas e agli ordini dello spartano Deixippo, riesce a scampare all’eccidio
portando con sé un sacchetto con 38 monete. La morte è comunque in agguato.
Dopo tre giorni di agonia, a seguito di un morso di vipera, Kalebas muore, non
prima di aver scagliato lontano le 38 monete.
Nel secondo capitolo l’autore ci porta nel dicembre 1909 e ci fa incontrare il dottor Stefano Gibilano che durante una delle sue visite in campagna incontra Cosimo Cammarota, un contadino che gli dice, infilandosi una mano in tasca, “Aio ‘na cosa che ti
Nessun commento:
Posta un commento