PREFAZIONE
Esistono icone
che il tempo non consuma, ma che il mito ha finito per svuotare della loro
umanità. Marilyn Monroe è
tra queste: luminosa e tragica, fissata in un’immagine eterna
che non ammette cedimenti. Ma cosa resta quando i riflettori si spengono e la
maschera inizia a pesare?
Questo testo non
cerca la biografia, né insegue il pettegolezzo. Cerca la verità
nuda di un corpo che è stato, insieme,
tempio e prigione. Attraverso una scrittura essenziale, l’autrice ci
conduce dall’immagine dell’icona alle radici di una solitudine mai colmata.
Le figure che
attraversano la vita di Marilyn — la madre, il marito, il medico — diventano
specchi che la definiscono e la imprigionano. Ma è nell’incontro tra
Marilyn e Norma Jeane che il dramma raggiunge il suo punto più alto: la
frattura tra ciò che si è e ciò che si deve apparire.
Leggere o mettere
in scena questo testo significa accettare una sfida: guardare oltre l’immagine per cogliere la fragilità, ascoltare oltre il sussurro per sentire una voce che chiede
di essere amata per ciò che è.
In queste pagine,
Marilyn non è più un’icona, ma torna a
essere presenza: fragile, umana e, infine, silenziosa.
INTRODUZIONE
Nota dell’autrice
Perché ho scritto di
Marilyn?
Non c’è nessun mistero, anzi: è nata
in modo casuale.
Circa vent’anni fa andai a vedere uno spettacolo su di lei. Era così
brutto, così
superficiale, che mi sentii quasi
offesa. Tornai a casa indignata.
A mezzanotte mi
misi a scrivere. In quella stessa notte uscì
tutto il testo. Poi lo lasciai lì, per anni. Continuavo a pensare che l’avrei ripreso, corretto, migliorato. Non l’ho mai fatto davvero.
L’ho inserito anche
in un mio libro di racconti, pubblicato una decina d’anni fa, sempre
con l’idea che prima o poi sarei tornata a lavorarci.
Sembra che quel
momento sia arrivato adesso.
Il momento di dargli finalmente il
tempo e l’attenzione che
merita.
Ho curato personalmente la stesura del testo in entrambe
le lingue, italiano e inglese, per preservare l'integrità
emotiva e il ritmo teatrale dei
dialoghi.
Quello che penso di Marilyn è scritto
in queste pagine.
Giovanna Rotondo
PERSONAGGI
Marilyn
Norma Jeane
Madre
Joe DiMaggio
Psichiatra
Andy Warhol
Ama la pittura e ama scrivere.
Della stessa autrice
Ha pubblicato con la casa editrice La Vita Felice: Non
è colpa di Pandora. La zona d’ombra delle dipendenze (2014); Quando lavorare è bello.
Lettere dal carcere
(2017); Non vi azzardate a chiamarlo “gioco lecito” (2018).
Per i
tipi di Book Time ha scritto Omaggio a Orlando Sora: Pittore del Novecento
(2015); ha curato Essere di Fabio Tombari, illustrato con i dipinti di
Orlando Sora (2019); Prima o poi mangerò i cacciatori di balene,
illustrato dai disegni di Alberto Casiraghy (2021).
Cura il blog Scritti di Giovanna Rotondo.
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