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venerdì 27 febbraio 2015

"MERCURIO" di Amélie Nothomb

a cura di Sandra Romanelli

al Teatro Libero di Milano dal 26 Febbraio al 10 marzo 2015

Amélie Nothomb
Con Mercurio Amélie Nothomb costruisce una favola dark avvincente e inquietante, ricca di dialoghi incalzanti e dai diversi risvolti psicologici, ideale per una rappresentazione teatrale. 

Morte Frontiere é un'isola deserta della Normandia, a picco sul mare, con un castello dove abitano due personaggi: il vecchio capitano Omer Loncours e la giovanissima Hazel.

Si tratta della mia pupilla, Hazel, una ragazza che ho raccolto cinque anni fa, in seguito a un bombardamento che aveva ucciso i suoi genitori e l’aveva ferita gravemente”, racconta il capitano. 
Ero solo un relitto fra migliaia di vittime di guerra che morivano come mosche, e il Capitano mi ha preso sotto la sua protezione.”  scrive Hazel nel suo diario.
                                
            




Hazel, salvata dall'incendio di un bombardamento, è rimasta sfigurata. In un castello assolutamente privo di specchi e con finestre irraggiungibili, l'uomo si prende cura della ragazza e instaura con lei un ambiguo legame amoroso, ricambiato dalla giovane, per gratitudine. 
Ogni giorno, dalla terraferma - il porto di Nodo – arriva, con una barca, il terzo personaggio della storia, Françoise, un'infermiera che il vecchio Capitano ha assunto per curare la sua pupilla. Sono trascorsi cinque anni da quando Hazel ha preso quella stessa barca, per un viaggio di sola andata. Il dialogo tra le due donne, mette a nudo la sofferenza della giovane, infelice per il rapporto esclusivo e morboso dell'amante. Ma tra i due chi è la vittima? Chi il carnefice? La risposta non è così scontata.

Progetto, adattamento e regia di Corrado d'Elia; con Monica Faggiani (Françoise), Gianni Quillico (il Capitano) e Valeria Perdonò (Hazel) che interpretano questi tormentati personaggi scaturiti, nel 1998, dalla penna di Amélie Nothomb.  
Scenografia di Giovanna Angeli, costumi di Stefania di Martino, luci di Alessandro Tinelli, fonica di Giulio Fassina. 

Monica Faggiani e Valeria Perdonò
Mercurio non è solo un pianeta ma anche una sostanza chimica (Hg), pura e inafferrabile come il finale della storia. Amélie Nothomb ne costruisce addirittura due, uno rappresenta l'atteso happy end, l'altro invece è sadico ma geniale e lo spettatore viene trascinato da una conclusione all'altra, nel labirinto di un gioco diabolico dove è impossibile trovare una via d'uscita.
Immagine di copertina del libro tascabile francese

Nella mitologia greca Mercurio (Hermes) era il messaggero degli dèi, dio protettore dei viaggi e dei viaggiatori, della comunicazione, dell'inganno, dei ladri, dei truffatori, dei bugiardi, delle sostanze, della divinazione. Tra gli altri ruoli, Hermes era anche il portatore dei sogni e il conduttore delle anime dei morti negli inferi,  come pure il dio con il caduceo - simbolo della medicina -, forse l'unico in grado di trasportare i due personaggi fuori dai loro ruoli di vittima e carnefice: ladro di un amore inappropriato il vecchio, emblema d'ingenua innocenza e purezza Hazel, del tutto inconsapevole della propria bellezza segreta.  
Mercurio presenta molte coincidenze con Françoise, l'infermiera, unico personaggio in grado di rompere l'inganno e di portare alla ragazza un messaggio di salvezza, sia per il corpo, sia per l'anima.

Valeria Perdonò in una scena

Il ritmo, i dialoghi serrati e i colpi di scena rappresentano lo stile inconfondibile di Amélie Nothomb e gli attori, diretti da Corrado d'Elia, mantengono le aspettative del testo.

Personalità artistica estremamente interessante, Amélie Nothomb  nasce il 9 luglio del 1967 a Kobe, in Giappone, dove il padre, di nobile famiglia belga,  era ambasciatore e qui  trascorre i primi anni della sua infanzia. Il lavoro del padre le impone un'adolescenza itinerante: Cina, a Pechino, Stati Uniti, a New York e, successivamente, in Bangladesh, Birmania e  Laos. Dai 15 ai 17 anni anni ha quindi vissuto in Estremo Oriente, e definisce il Bangladesh come il Paese più povero del mondo, dove si trovò costretta, suo malgrado, a combattere una brutta malattia: l'anorressia.  

Amélie Nothomb

Nel libro Biografia della fame, pubblicato nel 2004, parla della fame universale e dei paesi nei quali ha vissuto. 
La fame sono io - scrive -, ed è certo che si tratta della sua autobiografia. 
“In un mondo in cui tutto era contato e dove anche le porzioni più esagerate mi sembravano dettate da un razionamento, l'unico infinito affidabile era l'acqua. Ubriacarmi d'acqua era la mia felicità mistica e non danneggiava nessuno.” 

Ancora adolescente si stabilì con la famiglia in Europa a Bruxelles, città nella quale terminò i suoi studi,  laureandosi in Filologia classica.
L' amore per la cultura nipponica la riportò però a Tokio dove venne assunta, come traduttrice, in una grande azienda, la Yumimoto. 

La sua esperienza lavorativa durò un anno e fu veramente disastrosa.  Vittima del mobbing, per i soprusi della bellissima Fabuki Mori, collega “superiore”, in linea gerarchica, finì per ricoprire nell'azienda ogni ruolo, fino a quello di addetta alla pulizia dei bagni dell'ufficio, oppure, come più pittorescamente si autodefinisce, “guardiana di cessi”.                                                                   

Immagine di copertina del libro,
edizione francese
In seguito, Amélie decise di raccontare le umiliazioni subite nel libro “Stupore e tremori” (1999), vincitore del Grand Prix du roman de l'Académie Française (1999). Quest'opera segnò un vero boom editoriale. 
Nell'antico protocollo imperiale nipponico si afferma che ci si rivolgerà all'Imperatore con "stupore e tremore". Mi è sempre piaciuta questa formula che corrisponde così bene al ruolo degli attori nei film di samurai quando si rivolgono al loro capo, la voce traumatizzata da un rispetto sovrumano.”(da Stupore e tremori)
                                                 
In questo romanzo vengono raccontati, in modo ironico e critico, sia un sistema lavorativo che reprime ogni individualità, in nome di un rigido formalismo gerarchico, sia la condizione della donna giapponese, con un destino scritto dalla nascita e fatto di insoddisfazione e rassegnazione             

Delusa dalla sconvolgente esperienza lavorativa nipponica e dalla chiusura del mondo professionale nei confronti delle donne – soprattutto quelle occidentali-, la Nothomb tornò a Bruxelles e iniziò a scrivere.
Il primo libro “Igiene dell'assassino” (1992) pubblicato dall'editore francese Albin Michel, ebbe un successo enorme di critica e pubblico e vinse due premi: Prix Alain- Fornier e Prix René -Fallet  (1993).
Scritto quasi interamente in forma di dialogo narra la storia di un'intervista al premio Nobel per la letteratura, Pretextat Tach, ottuagenario, al quale hanno diagnosticato solo due mesi di vita. Quattro giornalisti si alternano e falliscono in quest'impresa, resa molto difficile dalla misantropia del grande scrittore. Solo una quinta giornalista riuscirà a portare a termine l'intervista, trasformandola quasi in un interrogatorio e riuscendo a carpirgli segreti inconfessabili.

Oltre alle opere menzionate, seguirono altre pubblicazioni, una all'anno, come Amélie si era prefissata:
- Sabotaggio d'amore (1993) vincitore del premio Prix littéraire de la vocation e del Prix Chardonne. Lo sfondo della storia è la Cina dei primi anni Settanta vista dagli occhi di una bambina  disincantata e irriverente.
- Libri da ardere (1994) - Ritorno a Pompei (1996) – Attentato (1997)
- Le catilinarie (1995) vincitore del premio Grand Prix du Jury Jean Giono.
- Metafisica dei tubi (2000), libro autobiografico che narra i primissimi anni di vita di una bambina nata in Giappone da famiglia belga. Per vivere bisogna “rifiutare” o si finisce per diventare come un tubo di lavandino. 
- Cosmetica del nemico (2001) - Dizionario dei nomi propri (2002)
Nomen est omen, dicevano i latini - il nome è un presagio -. È ciò che scopriamo leggendo questa favola noir. Plectrude è bellissima come le principesse delle fiabe e inconsapevole del suo tragico passato. La passione per la danza e una volontà di ferro la faranno diventare una promettente ballerina dell'Opéra, ma una caduta le impedirà per sempre di ballare. La vita, tuttavia, ha in serbo altre sorprese per lei, con un finale del tutto inatteso.
 


  I libri di Amélie Nothomb sono pubblicati in Italia dall'editore Voland

















- Anticrista (2003) - Acido solforico (2005) - Diario di Rondine (2006)
- Né di Eva né di Adamo (2007). E' la storia del rapporto tra Amélie e Rinri, un giovane giapponese che desidera prendere lezioni di francese. Amélie passerà dal ruolo di insegnante a quello di fidanzata di Rinri, un ragazzo delizioso, molto bello e ricco. Ma l'emozione più grande è, ancora una volta, quella che lega l'autrice al paese in cui è nata, alle tradizioni dell'amata terra dove ha trascorso la sua infanzia. Interessante il capitolo in cui racconta come è riuscita a battere il record mondiale di discesa del Monte Fuji, e quello in cui descrive la bellezza dell'isola di Sado sotto la neve.
- Causa di forza maggiore (2008) vincitore del Grand Prix du Jury Jean Giono. Romanzo d'amore o storia di spionaggio? Senz'altro una vicenda coinvolgente e stravagante, in cui il culto per le bollicine dorate dello champagne ha un ruolo fondamentale.
- Il viaggio d'inverno (2009)
- Una forma di vita (2010) selezionato per il premio Goncourt 2010.
Quella mattina ricevetti una lettera diversa dal solito". È questo l'incipit di Una forma di vita.  La lettera arriva da un soldato americano di stanza a Bagdad, Melvin Mapple. Siamo agli inizi della presidenza Obama. Il soldato è afflitto dalla bulimia e da un'obesità sempre più preoccupante, dovute all'orrore della guerra e alle costrizioni della vita militare. Poco a poco Amélie si affeziona al soldato Mapple e ai suoi compagni obesi, di taglia XXXXL. 
I problemi affrontati in questo romanzo, come la bulimia e la solitudine, sono congeniali alla scrittrice, per averli precedentemente narrati, ma il finale è del tutto inaspettato. 
- Uccidere il padre  (2011) - Nostalgia felice (2013)
- Barbablù (2012)- Daniel Auteuil ha dichiarato che porterà sullo schermo un film tratto da questo libro e ne sarà regista e protagonista. 

Amélie Nothomb
Pétronille, già uscito in Francia ,  sarà in  tutte le  librerie  italiane da  febbraio 2015.  Ultimo romanzo di Amélie Nothomb, definito da "Le Figaro"  un inno all'amicizia, narra le vicende di un personaggio affascinante e frizzante, tanto quanto l' apprezzato champagne francese.

E' stata definita dalla stampa europea, la dark lady della nuova letteratura francese, in quanto i suoi romanzi sono veri e propri noir, con personaggi estremi, spesso nel ruolo di vittime e carnefici.  Pubblicati in Francia dall'editore Albin Michel, fin dall'esordio, hanno riscosso notevoli successi, vendendo più di dieci milioni di copie in tutto il mondo. Nonostante abbia affascinato il pubblico fin dal suo primo libro (Igiene dell'assasssino), considerato la rivelazione dell'anno,  la Nothomb continua a dividere le opinioni della critica.                                          
Leggendo le sue opere ho trovato interessante lo stile narrativo molto dialogato, quasi teatrale, la presenza del mito classico, il  ripercorrere la sua storia personale, fatta di “nomadismo”  tra Oriente, Europa e America, la spinta all'introspezione, che non manca mai nelle sue opere, la bellezza, fisica e morale, opposta alla mostruosità, e un certo umorismo a volte sadico a volte disperato.  

Apprezzabile e fuori dal comune il suo look che si avvicina a quello di una una pop star. 
Veste abitualmente di nero, talvolta con qualche tocco di rosso. Indossa lunghi  cappotti e bizzarri cappelli neri a cilindro o di foggia settecentesca, anfibi come calzature.
Non usa la tecnologia, scrive rigorosamente a mano, su quaderni che porta abitualmente con sé. Il suo momento migliore per scrivere è la mattina e lo fa, immancabilmente, ogni giorno, dalle quattro alle otto. Si concede volentieri alle interviste e alle riprese televisive, soprattutto in occasione  della promozione delle sue nuove opere.

Amélie Nothomb
La sua personalità ha destato sempre una certa attenzione. 
In Italia è stata ospite di Giuliano Ferrara a Otto e mezzo nel 2006; l'abbiamo rivista da Daria Bignardi a Le invasioni barbariche nel 2007, insieme alla sua traduttrice italiana, la giornalista Monica Capuani;  da Serena Dandini a Parla con me il 24 /2/2008; nella trasmissione La Mala Educaxxxion il 26/3/2013 per parlare riguardo al tema: sesso e multiculturalità; l'11/4/2013 a Uno Mattina, è stata intervistata da Franco Di Mare e Elisa Isoardi.         
Il suo rapporto con la scrittura è molto particolare, Amélie lo definisce  un rapporto fisico e ha più volte affermato:
             
“Per scrivere ci vuole immaginazione, cultura, ma non basta, ci vuole anche il corpo. I libri sono i miei figli, appena ne nasce uno io resto subito incinta del prossimo. E aggiunge: “Non stavo bene. Avevo una grande  energia  che mi distruggeva perché la usavo contro di me. Ho capito che potevo tirarla fuori per utilizzarla nella scrittura.                                                                                          
La scrittura mi ha salvata.” 
Amélie Nothomb

Libri letti per la stesura dell'articolo:
-Mercurio (trad. Alessandro Grilli, edizione Voland )
-Igiene dell'assassino (trad.Biancamaria Bruno, edizione Voland)
-Biografia della fame (trad. Monica Capuani, edizione Voland)
-Stupore e tremori (trad. Biancamaria Bruno, edizione Voland )
-Né di Eva né di Adamo (trad. Monica Capuani, edizione Voland )
-Dizionario dei nomi (trad. Monica Capuani, edizione Voland)
-Metafisica dei tubi (trad. Galeone Patrizia, edizione Voland)
-Sabotaggio d'amore (trad. Alessandro Grilli, Ediz. Guanda)
-Una forma di vita  (trad. Monica Capuani, edizione Voland)
-Causa di forza maggiore (trad. Monica Capuani, edizione Voland )
-Barbablù (trad. Monica Capuani, edizione Voland )



6 commenti:

  1. Adoro la Nothomb, ho letto tutto quel che ha pubblicato e quando, credo fosse il 2012, Mercurio fu presentato al Libero andai subito a vederlo. Purtroppo fu una delusione, la messa in scena non rende giustizia alla finezza psicologica del testo

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  2. Mi piace la scrittura della Nothomb, è ironica, a volte surreale, leggera e al tempo stesso profonda. Andrò a vedere lo spettacolo. Son curiosa di vedere l'adattamento del testo. Simona

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  3. Qualcuno ha visto lo spettacolo? Se si che ne pensate? ciao
    Marina

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    1. Ciao Marina, confermo il gradimento dello spettacolo. Mi è piaciuto anche l'avvicendamento delle scene accompagnate dalla ripetizione dei suoni: è suggestivo e crea la tensione. Il palcoscenico poi è un luogo adatto a contenere l'ambiente lugubre del castello dove Hazel vive la sua relazione claustrofobica. Certo l'adattamento di Mercurio non è dei più semplici, ma la realizzazione mi è piaciuta. Da vedere. Sandra

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  4. Forse le mie aspettative da amante della scrittura della Nothomb erano troppo alte ma a me non era piaciuto, e poi nessun accenno al doppio finale del testo teatrale originale dell'autrice (perché ho letto anche quello, da buona super fan!.) ciao
    Marina

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  5. Sono andato a vedere lo spettacolo. Molto molto meglio il libro!
    Federico

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