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mercoledì 21 dicembre 2022

Messi, di Fabrizio Gabrielli


(a cura di Mimma Zuffi)

66th and2nd -305 pagine | 18.00 euro 



Dal libro 

«Lionel Messi non ha la potenzialità drammatica di Diego Armando Maradona: la più annichilente abilità del Diez era quella di inventare risolutività, di elaborare situazioni destinate all’insuccesso - l’impossibile, l’impensabile - per renderle, al contrario, di successo. Giocava al calcio esattamente come viveva: passeggiando in bilico sul pericoloso bordo dell’abisso. Lionel Messi ha apportato allo stesso gioco, che pure sembra un gioco totalmente diverso, la pragmaticità dei nostri tempi. Ha dimostrato come sia possibile giocare al calcio con una semplicità disarmante. Ha reso l’inverosimile credibile: fatto sembrare le cose più complicate, alla fine, semplicissime. In Maradona c’era un’aura eroica, in Messi l’ordinarietà dello straordinario. [...] Ci sono stati momenti in cui ci siamo ritrovati a riconoscere che su Lionel Messi, in fin dei conti, non c’era poi più molto da dire. Eppure abbiamo sempre trovato - o meglio, Leo ci ha fatto sempre trovare - parole nuove. Perché specchiandoci nella sua storia abbiamo trovato una chiave interpretativa per quella del calcio moderno. E per la nostra. [...] Che ci piaccia o no, il mondo continua comunque a rotolarci sotto le scarpe. E dietro le nubi più dense, anche quelle che ci sembrano impenetrabili, e infinite, il sole finisce per spuntare di nuovo. È riportando tutto a casa che scopriamo cosa significhi davvero essere felici». 


Un estratto dall’ultimo capitolo del libro di Fabrizio Gabrielli, che racconta Lionel Messi dal campetto di Rosario alla sua delusione più grande: non aver mai regalato alla sua Argentina, con cui vive un rapporto da sempre complicato, la coppa più ambita. L’incessante paragone con Maradona, le aspettative sempre altissime, un modo di vivere la sua argentinità che non riusciva a convincere i suoi. Fino all’immagine più nota e straziante della sua carriera: «Triste, solitario y final, come in un romanzo di Soriano: eccolo, il destino di un uomo il cui genio è finito per essere un fardello. Quando le aspettative sono così elevate, il disappunto è un’eventualità non poi così remota. Abbassa lo sguardo, ora, Leo. La festa appartiene agli altri. Un istante – immortalato mentre si dirige verso il palco della premiazione per ricevere la medaglia del secondo posto – riesce a condensare in sé tutto il significato del senso di Messi per la sua Nazionale.” Eppure qualcosa è cambiato. E da oggi l’immagine più nota sarà un’altra. L’Argentina ha vinto i Mondiali in Qatar, li ha vinti con una squadra che si è unita intorno a lui, a Messi, che ha guidato i suoi e si è reso punto di riferimento. Messi è ora, finalmente, sul tetto del mondo, con la maglia bianco celeste numero 10. 

  Tutti sanno chi è Lionel Messi: è il calciatore che ha vinto più volte nella storia il Pallone d’Oro. All’interno della squadra più identitaria d’Europa e del calcio moderno, il Barcellona, è cresciuto fino a diventare il protagonista principe di un’epoca irripetibile. Ma non sempre è stato felice. Ha lasciato la sua patria, l’Argentina, e la sua patria non l’ha mai perdonato del tutto.

 Nessuno sa davvero chi è Lionel Messi. Ha sempre giocato a calcio, è spesso stato il calcio. Ossessionato dalla vittoria, dal costante miglioramento, eppure imbrigliato in un’eterna – e interminabile – ricerca della sua identità. «Messi è Maradona tutti i giorni» è stato detto con un’espressione memorabile, e potremmo aggiungere: «Messi porta il peso di dover essere Maradona tutti i giorni». In questa avvincente biografia Fabrizio Gabrielli racconta ascese, cadute e risalite di un calciatore che è riuscito a fagocitare la storia e la mistica di un club, quel Barcellona che si definisce «più di un club», diventando lui stesso il club. E quando l’amore – che sembrava non poter finire mai – è finito, Messi ha saputo chiudere un’èra, e aprirne una nuova, abbracciando lo sfarzo del Psg, lasciandosi per sempre alle spalle la retorica posticcia della «pulce», dell’eterno bambino gioioso. Passati i trentacinque anni guarda ora a quello che sarà molto probabilmente il suo ultimo Mondiale, a quel Qatar che gli potrebbe dare il titolo che gli manca, il più ambito. 



Fabrizio Gabrielli
è una firma storica dell’«Ultimo Uomo». Ha scritto per le riviste «Esquire», «L’Espresso», «Footballista», «Undici» occupandosi prevalentemente di calcio e Sudamerica. Ha contribuito ai volumi dell’«Ultimo Uomo», La caduta dei campioni (Einaudi, 2020) e Rivali (Einaudi, 2022). Ha pubblicato Sforbiciate (Piano B, 2012) e Cristiano Ronaldo. Storia intima di un mito globale (66thand2nd, 2019, vincitore del premio Invictus – Guerin Sportivo).

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