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venerdì 8 marzo 2019

Che cosa fa un editor?


di Mimma Zuffi


Vi siete mai posti questa domanda: chi c'è dietro la realizzazione di un libro? L'Editor. Poiché ho svolto anche quest' attività ho cercato di spiegarlo facendo una serie di domande a un ipotetico editor  dando le risposte più consone.

1)      Come nasce e si sviluppa il lavoro di Editor di Narrativa in casa editrice?
Grazie alla voglia di comunicare, la passione per la comunicazione. Magari iniziando a fare il lettore esterno presso una Casa Editrice. 



L’occasione di lavorare nell’editoria permette poi di coniugare queste due anime in un lavoro che ogni giorno è diverso e ogni giorno ti sfida, mettendo alla prova le tue competenze.
L'editor fa in modo che il libro sia migliore senza tuttavia compromettere la visione che l'autore ha della propria "creatura".

 2)      Tracciamo la “giornata tipica” dell’editor: arriva al mattino in redazione e…
Non comincia il mattino: spesso comincia la notte o la sera prima! Questo perché si lavora con i mercati esteri e in particolare con gli Stati Uniti, e quindi per banali ragioni di fuso orario spesso parte del lavoro viene svolta in orari improbabili… Del resto la tempestività è tutto, in questo mestiere. Se però esistesse una giornata tipo solo ufficio, prevederebbe… L’imprevedibile. Che poi è il bello di questo lavoro. Ci sono giorni in cui c’è un libro urgente da leggere e non può esistere altro, ci sono giorni in cui preoccuparsi del publishing dei libri in uscita, altri in cui rivedere le bozze di un romanzo, altri ancora in cui si lavora fianco a fianco con l’autore… E altri in cui succedono un po’ tutte queste cose insieme.

3)      Con quali criteri vengono scelte le opere di narrativa che pubblicate? Quali sono, in questo contesto i “must” di scelta per la pubblicazione?
Non esistono criteri prefissati. Diciamo che dei paletti orientativi, dei ‘confini’ entro cui muoversi, sono dati dalla filosofia, dal DNA della casa editrice. Il catalogo sedimentato, che costituisce il capitale di credibilità presso i librai e presso il pubblico, è ciò che orienta di più nella scelta. Inoltre, se c’è un impronta editoriale è quella della capacità di scegliere e pubblicare libri in grado anche di fare uno ‘scarto’. Scegliere libri che, semplicemente, prima non c’erano. Era impensabile un romanzo sulla filosofia con protagonista una bambina in romanzi per ragazzi? Eppure alcuni titoli del genere sono stati portati  in Italia all’interno del proprio catalogo.  Per un motivo semplice: sono grandi romanzi Ci sono romanzi senza tempo, per tutti, inventivi, profondi e allo stesso tempo di perfetto intrattenimento. Un romanzo capace di rinnovare il genere.

        4)    L’editor è come una specie di “angelo custode” dello                        scrittore nell’ardua e complessa fase che precede la pubblicazione  (lettura, editing… trim and cut come si suol dire del testo). Che consigli si sente di dare agli aspiranti giovani editor del panorama editoriale italiano?              
Sono l’ultima persona che può dare consigli! Anche perché è un mestiere in cui c’è sempre da imparare. In fondo, è una delle cose che mi piace di più. Un consiglio però lo posso dare ed è quello che do anche a me stesso ogni giorno: non perdere mai la curiosità e la capacità di ascoltare. S' impara da tutto e da tutti, ed è ancor più vero quando si lavora a stretto contatto con un autore.

5)      Tracciamo la “carta di identità” dell’editor: qual è il DNA che lo deve comporre?
Oltre alle caratteristiche più evidenti, che è quasi inutile sottolineare (come la passione per la lettura, l’interesse per l’editoria e così via), direi che nel DNA di un editor c’è una cosa che non deve mancare: la curiosità, come dicevo prima. Curiosità per tutto ciò che è nuovo. Per le forme di comunicazione visiva, musicale, multimediale oltre che scritta. Per i testi e i sottotesti. Per le cose nuove dette in modo vecchio e le cose vecchie dette in modo nuovo.

6)      Come si lavora in casa editrice? Quali e come sono organizzate le fasi di produzione dei libri pronti per essere lanciati sul mercato?
Il processo produttivo è una filiera piuttosto complessa. Ci sono però due aspetti che mi preme mettere in evidenza. Il primo: la capacità di comunicare ai librai. E’ la passione dei librai per il loro lavoro che anima questo mercato. Il compito di chi lavora in una casa editrice è anche quello di parlare con questi eccezionali interlocutori e saperli coinvolgere in un progetto comune. Il secondo: la capacità di comunicare al pubblico finale. Questo passa attraverso le attività di marketing e di ufficio stampa, attraverso la confezione del prodotto (la copertina, il risvolto, l’eventuale fascetta) e attraverso la capacità di suscitare il passaparola. 

7)      Quale iter operativo deve seguire un Autore deciso a sottoporvi un romanzo, un saggio o un’antologia di racconti?
Ci sono molti modi per mettersi in contatto con una casa editrice: contattandola direttamente o attraverso un agente, per esempio. Alcuni editori hanno fatto un passo in più: hanno creato un concorso letterario on line per scrittori esordienti.

8)      La copertina messa a punto dal reparto grafico viene scelta assieme all’Autore? Nel caso non fosse per niente soddisfatto in qualità di editor come procedete?
Ogni caso è diverso e ogni autore è diverso, quindi non c’è una risposta unica a questa domanda… Una cosa è sicura: difficilmente si arriva al punto in cui un autore non è «per niente soddisfatto», perché il processo è condiviso e mediato, pur nel rispetto dei rispettivi ruoli e delle competenze di ciascuno.

9)      In Italia si continua ad affermare, su più fronti, che si legge poco. Dalla sua personale esperienza è vero? Le fiere del libro (Torino o Francoforte tanto per citare qualche esempio famoso) possono contribuire a un contatto più profondo tra il pubblico e la narrativa di genere?
Sì, è vero ed è un problema. Rispetto ad altri Paesi, la percentuale di lettori (deboli o forti che siano) è molto bassa. Le fiere del libro come quella di Torino (per noi italiani, quella di Francoforte è più che altro una fiera per addetti ai lavori) o quella di Mantova o di Pordenone, in cui lettori e autori sono a stretto contatto, aiutano sicuramente. Non basta. Occorrerebbe lavorare sulla scuola. Occorrerebbe lavorare sulle famiglie. Occorrerebbe far percepire la lettura primariamente come un piacere, non soltanto come un’opportunità di arricchimento culturale. Sono troppo eretico se dico che occorrerebbe un approccio più laico, meno sacrale, al libro, un approccio che aiuti le nuove generazioni a vedere nei libri un prodotto di consumo e di intrattenimento?

10)  Quante collane e di che generi pubblicate?
Una casa editrice può essere generalista. C’è una macrocollana in cui vengono pubblicate le opere di narrativa di genere e non. Ci sono collane di saggistica. Ma anche collane dedicate ai libri del mare, all’archeologia… Diciamo però che la vocazione era e resta la narrativa, straniera e italiana.

11)  Chi è l’Autore/i che sono, secondo lei, il “vostro/i Alfiere/i” nella scuderia?
Sono molti! Per alcuni autori ho visto persone di tutte le età in coda per farsi autografare il libro.

12)  Cosa bolle in pentola per le prossime uscite?
Tanti ritorni. E naturalmente molto altro…


3 commenti:

  1. Interessante, grazie Mimma!

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  2. Adesso ho capito il ruolo dell'editor. Grazie Mimma.Juanito

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  3. grazie dei vostri commenti. Non è certo un lavoro facile. Innanzi tutto si deve conoscere bene l'italiano, saper entrare in sintonia con l'autore, e tanto altro.

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