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venerdì 17 maggio 2019

LE BIONDE DI HITCHCOCK, di Thilo Wydra


(a cura di Mimma Zuffi)
Jaca Book - pagg. 232 - € 50,00 
83 fotografie da 19 film
Prefazione di Paolo Mereghetti

(a questa presentazione segue l'estratto di un articolo scritto da Annalisa Petrella)

Le bionde di Hitchcock sono divenute un topos della storia del cinema. Lo scrittore ed esperto cinematografico Thilo Wydra descrive in questo volume l'enigmatico carisma di queste figure femminili lanciate da Hitchcock, oltre  a  ricostruire  la  genesi  di  numerosi  classici  del grande  schermo.

Con  i  suoi  più  di  cinquanta  film,  Alfred  Hitchcock (1899-1980) non ha soltanto segnato stilisticamente le successive generazioni di registi cinematografici, ma ha anche inventato un nuovo tipo di protagonista femminile che, a sua volta, ha fatto scuola: donne giovani e forti con un sex appeal distaccato, imprigionate in una rete di logoranti macchinazioni, ordite perlopiù dagli uomini.


 Vestite  elegantemente  dalla  costumista  Edith  Head, queste donne, dalla bellezza moderna e senza tempo, sono diventate raffinate icone della  suspense. E quasi tutte sono bionde, compresa la mora Karin Dor che Hitchcock - a cui la risposta non mancava mai - definì « blonde inside». Grace Kelly, Tippi Hedren, Kim Novak e Ingrid Bergman, solo per citare le più celebri, sono figure indimenticabili della storia del cinema, e le loro interpretazioni in La finestra sul cortileGli uccelliLa donna che visse due volte o Notorious stregano ancora oggi gli spettatori. Gli  scatti  qui pubblicitari  e  le  foto  di scena tratti dai film interpretati dalle più spettacolari «bionde hitchcockiane» - espressione ormai diffusa tra gli intenditori - forniscono l'inconfutabile dimostrazione di questo fenomeno e di tutte le sue sfumature. 

  
Thilo Wydra (nato nel 1968 a Wiesbaden) lavora dai  primi anni Novanta come scrittore e giornalista freelance.  Dal 2004 al 2011 è stato corrispondente al Festival Internazionale del Cinema di Cannes. Scrive per vari giornali  e riviste, è consulente della zdf per i suoi documentari  History e lavora anche per la radio. È autore di numerose  biografie di artisti e di molti libri sul cinema. Ha raccontato, tra gli altri, Margaret von Trotta (2000), Romy  Schneider (2008), Alfred Hitchcock (2010), Grace Kelly  (2012) e Ingrid Bergman (2017).

Paolo Mereghetti (Milano, 1949), giornalista e critico  cinematografico, ha scritto per importanti testate, tra cui «Repubblica», «Ombre rosse», «Linus», «Reset» e «Linea d'ombra». Autore di numerose pubblicazioni, cura dal 1993 il più celebre e diffuso dizionario dei film in lingua italiana - Il Mereghetti -, giunto nel 2017 alla sua undicesima edizione. Nel 2001 ha vinto il Premio Flaiano per la critica cinematografica. Attualmente collabora con «Il Corriere della Sera», «Ciak», Radiotre e Rai3.

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In un articolo scritto da Annalisa Petrella (Il cinema ritrovato, 10 capolavori del cinema ritornano nelle sale italiane restaurati con tecnologia digitale, pubblicato da sognaparole.blogspot.it) si leggeva:


La prima triade già uscita nelle sale ha proposto tre maestri del cinema: Alfred Hitchcock, Luchino Visconti e Marcel Carné con la sceneggiatura di Jacques Prevert, ma vorrei soffermarmi su Dial M for Murder, nella versione italiana Il delitto perfetto, notissimo film di Hitchcock che è stato proposto, finalmente, in versione 3D, come quando era stato girato nel 1954.
….
Assistendo alla proiezione in 3D, e facendo un confronto con quella che tutti conosciamo, si nota subito che il metodo di utilizzo del 3D da parte di Hitchcock conferisce alle scene più cruciali un effetto particolarmente avvincente: la scena del delitto in cui Grace Kelly, per difendersi dall’assassino che la sta strangolando, reagisce con tutte le sue forze, fa perno su se stessa, si piega all’indietro contro il tavolo e, tendendo il braccio dietro le spalle, afferra le forbici che pianta nella schiena dell’aggressore, risulta eccezionale. Ogni dettaglio si evidenzia; luci, ombre, colori, profili, contrasti e suoni assumono forme e significati così completi che esaltano la tecnica della suspense. C’è un altro momento particolarmente significativo molto valorizzato dal sistema tridimensionale: la scena con l’inquadratura della chiave che poi avrà una grandissima importanza per la soluzione del caso.
Vorrei aggiungere, infine, un altro aspetto che rende veramente godibile questa versione rinnovata del film. Gli attori sono ripresi in modo tale da far credere allo spettatore di trovarsi in una poltrona di platea a teatro, le distanze vengono annullate e pare di poter toccare l’abito drappeggiato di seta rossa della Kelly semplicemente allungando la mano, e tutti gli oggetti, i famosi indizi disseminati sulla scena da Hitchcock, acquistano una propria vita e una profondità che annuncia elementi utili per l’interpretazione dei fatti.
La trama racconta di un tennista squattrinato (Ray Milland) che progetta di uccidere la ricca moglie (Grace Kelly) nel timore che lo lasci per uno scrittore americano (Robert Cummings). Il marito riesce a convincere un avventuriero a caccia di denaro (Anthony Dawson) a strangolare la moglie in casa loro nel preciso momento in cui lui si trova al club con un alibi perfetto. Ma il delitto sarà tutt’altro che perfetto perché la moglie riuscirà a reagire con tutte le sue forze contro l’aggressore uccidendolo. Durante l’inchiesta che segue l’omicidio la moglie si troverà accusata di omicidio dell’aggressore e soltanto un dettaglio apparentemente insignificante si rivelerà fondamentale per la soluzione al caso.
 
Robert Cummings “Il buono”
  
Per quanto riguarda la storia del film "Il delitto perfetto", che tutti abbiamo visto e apprezzato almeno una volta e realizzato in soli  trentasei giorni, Hitchcock aveva preso il testo di una commedia di successo di Frederick Knott e, con la sua collaborazione, l’aveva adattata al cinema, curando, com’era solito fare, ogni dettaglio, compresi gli oggetti dell’arredamento. Tra gli attori scelti fece lavorare per la prima volta in un suo film Grace Kelly, che successivamente diventerà la protagonista di altre due sue importanti pellicole: "La finestra sul cortile” e “Caccia al ladro”.
Grace Kelly nella parte della moglie Margot

La storia si svolge quasi interamente in un unico ambiente, il soggiorno di casa, che la macchina da presa indaga con il virtuosismo del grande maestro….



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