!-- Menù Orizzontale con Sottosezioni Inizio -->

News

mi piace

mercoledì 2 aprile 2025

I colori del cielo

 

di Heiko H. Caimi


 

Sotto un cielo terso, color carta da zucchero, la vecchia signora Tamiko aspettava il tram numero cinque sulla banchina deserta. Il vento di marzo le sollevava il kimono leggero, e le sue mani rugose stringevano un piccolo ombrello rosso, chiuso. Le campane del tempio Suwa[1] suonavano in lontananza: rintocchi soffici, quasi ammutoliti dalle voci dei corvi.

Il tram non arrivava mai. Ma non importava.

Tamiko chiuse gli occhi e ascoltò. Un ticchettio di piccoli passi risuonò nel silenzio. Aprì gli occhi e vide un bambino scalzo, vestito con un yukata[2] di lino sbiadito. Non aveva ombra. Non sembrava avere peso. Eppure i suoi passi ticchettavano. Era lì.

«Obaasan[3], ti ricordi di me?» chiese il bambino.

sabato 29 marzo 2025

IL RAGAZZO COL CAPPUCCIO NERO

 

(di Marisa Vidulli)


 

E ALL'IMPROVVISO MIRELLA SI ACCORSE DI VOLERGLI BENE COME A UN NIPOTE.

Il ragazzo se ne era appena uscito da casa sua, col cappuccio nero della tuta calato sulla testa e il suo solito sorriso scanzonato

Era particolarmente allegro quel giorno e gli occhi ridenti e irridenti brillavano più del solito

sabato 22 marzo 2025

IO ODIO - IO AMO

 (di Mimma Zuffi)

(Questo scritto fa parte dei Pensieri sparsi pubblicati con "Anche i dottori
cantano.)

AMARE E ODIARE. ECCO DUE VERBI CHE SI FRONTEGGIANO, contrastanti e che possono comunque coesistere e mi lasciano perplessa perché entrambi possono portare a conclusioni estreme.

 

“Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; non so, ma è proprio così e mi tormento “ famoso carme di Catullo, tradotto da Quasimodo

Ho sempre odiato il verbo “odiare” perché ci sono molti modi per esprimere un sentimento negativo. C’era una vecchia canzone che recitava “io odio”, e a quel tempo mi faceva ridere. 

martedì 11 marzo 2025

Anche i medici cantano...

(di Mimma Zuffi) 

Come avevo scritto, ho attraversato un periodo difficile che mi ha tenuto lontano da sognaparole, ma non per questo dallo scrivere, diciamo, pensieri sparsi.

Ho ripreso la penna in mano grazie a un medico dagli occhi penetranti che non si lasciavano sfuggire nulla, quasi “segnalatori del pensiero”, che ha capito che cosa si agitava in me e mi rendeva triste e nervosa. Mi chiese infatti se conoscevo il significato della parola giapponese “ikigai” (ragione di vita e felicità di una persona). Perché? Aveva colpito nel segno.

Qualche giorno dopo, era mattina, con mia grande sorpresa mi portò dei fogli e una penna invitandomi a scrivere. Dopo poco tempo,  passando davanti al suo studio lo sentii canticchiare a bassa voce. A quel sussurrato susseguirsi di note, si unì una voce femminile. Era la bionda dottoressa venuta a dargli il cambio. Una sorta di “riccioli d’oro”  che sapeva risollevare il reparto dalla tristezza. Allegra, sorridente con degli occhi che sprizzavano vitalità e forza, quella forza che riusciva a trasmettere ai suoi pazienti.

domenica 16 febbraio 2025

Il ritorno

 Cari lettori di sognaparole  ci ritroveremo tra poco perché in questo  periodo ho fatto un lungo viaggio "all inferno " e ritorno.

Non vi ho dimenticato 

A presto  con un abbraccio virtuale 

Mimma 





giovedì 2 gennaio 2025

Chi abbiamo davanti?

 

Chi abbiamo davanti?

 


 




di Luigi Giannachi




 E’ molto importante avere la consapevolezza di cosa possa fare il corpo, rispettando i suoi limiti certo, ma analizzando anche le potenzialità delle sue capacità realizzative, sia in termini pratici che teorici. Questa è una caratteristica non irrilevante nel panorama dell’inquadramento di una persona che abbiamo davanti. Non cambia poi molto che si tratti di noi stessi mentre ci guardiamo allo specchio oppure della valutazione di una persona adeguata ad un ruolo lavorativo all’interno di un’azienda o ancora per una figura sportiva ed artistica da inserire in una squadra collaborativa. Risulta fondamentale comprendere se quella persona sta ingannando sé stessa per vanità o per ridotta fiducia nelle proprie capacità. Rivestirsi del manto della superbia è pericoloso quasi quanto precipitare nell’insoddisfazione e nella mancanza di coraggio. Di solito il vero esercizio da compiere tutti i giorni al mattino è quello di essere realistici ed oggettivi su sé stessi, prima ancora di lavarsi la faccia e pulirsi i denti, prima ancora di mettersi gli occhiali per mettere a fuoco il mondo.

 “Che cos’è la felicità se non il vivere in conformità a sé stessi? L’aquila chiede forse delle penne d’oro? Il leone ambisce avere artigli d’argento? La melagrana desidera che i suoi chicchi siano altrettante pietre preziose?” Nel suo Imperatore e Galileo il drammaturgo Ibsen mostra attraverso queste immagini assurde quanto siano improponibili le richieste di questo genere: le penne luccicanti d’oro per un’aquila, gli artigli d’argento per il leone o una cascata di diamanti per la melograna. La felicità consiste proprio in quello: essere consapevoli del proprio corpo e dell’ambiente fisico e sociale in cui questo corpo è immerso, senza aspirare a qualcosa di impossibile.

 Questa sorta di coscienza del proprio vivere può anche essere analizzata clinicamente nelle sue diverse sfaccettature per capire chi abbiamo davanti e per stabilire la migliore strategia terapeutica idonea a migliorare il suo benessere o la sua performance, in una scala da 1 a 10.

-      Ha l’individuo consapevolezza di alcune caratteristiche rilevanti del suo corpo?

-      Ha l’individuo consapevolezza dei movimenti del suo corpo? (forza, sensualità oppure deficit con rigidità nella postura o difficoltà nel camminare)

-      Sintomi e segni riferibili ad un unico quadro clinico oppure no (distinzione fra soggettività ed oggettività)

-      Consapevolezza dell’età (problemi articolari dai 35 anni in avanti) e del desiderio sessuale consono per quell’età

-      Sollecitazioni meccaniche ripetute in rapporto all’attività professionale e alle attività quotidiane (come evitarle o prevenirle)

-      Ambiente sociale che comporta inquietudine o tranquillità (spinge a determinate scelte oppure a trascurare le decisioni, aiuto familiare o complotto generalizzato)

-      Limiti e sicurezza nell’operatività di una struttura (ambito di lavoro, disponibilità di mezzi)

-      Consapevolezza della stagione ambientale in corso e dell’abbigliamento consono

-      Consapevolezza nei limiti della scienza e nel rapporto con gli operatori del benessere

-      Valutazione di conscio ed inconscio

Lo specchio rivolto verso sé stessi è il più difficile di tutti: non ci conosciamo affatto, ma piuttosto che ammetterlo preferiremmo agire come il più coerente degli uomini, sempre tesi a convalidare il proprio operato. Invece dovremmo essere consapevoli che nella nostra anima sono insiti luci ed ombre, da sviluppare entrambi senza angoscia, da monitorare periodicamente. A volte sono anzi le ombre ad essere più prolifiche in ambito artistico. Giordano Bruno ad esempio richiamava la metafora dell’ombra per far emergere la corrispondenza fra realtà e pensiero, fra natura ed intelletto, fondando l’ordine dell’universo nelle strutture costitutive dell’essere e quindi collegando le idee fra loro in un’arte della memoria che ebbe molto successo mentre il filosofo si trovava dinanzi al re francese. “Poiché dalla luce alle tenebre si dà una trasmigrazione perenne, in quanto alcune menti con un movimento di attrazione verso la materia e allontanamento dall’atto vanno ad assoggettarsi alla natura e al fato, nulla impedisce che al suono della cetra suonata dall’Apollo universale le realtà inferiori siano gradatamente richiamate a quelle superiori, e le inferiori, passando per le intermedie, penetrino nella natura delle superiori”.

Se da un lato è necessario salvaguardare la libertà dell’individuo nelle sue decisioni che propendono verso la ricerca della felicità personale, dall’altro non bisogna dimenticare che l’uomo è condizionato nella sua esistenza terrena dal dolore e dalla paura della malattia. Non può essere però la paura a determinare le scelte per il contingente, perché altrimenti si rischia di azzerare i possibii sviluppi futuri positivi. La possibilità che l’uomo ha di emanciparsi dalle ristrettezze dei suoi limiti passa inevitabilmente attraverso l’utopia, intesa nel duplice significato di un luogo felice o di un luogo senza tempo, forse anche di un luogo a lungo sognato. L’importante è farsi trovare pronti, preparati cioè a sfruttare le sorprese che il destino ci riserva.

La psicologa Carol Rothwell ha elaborato un’equazione algebrica attraverso la quale sarebbe possibile misurare il livello della propria felicità: P + (5 x E) + (3xH), basandosi su alcune caratteristiche personali P (aperto al cambiamento, visione positiva della vita), sui bisogni esistenziali E (salute, denaro, amici) e sui bisogni di ordine superiore H (High), come il senso dell’umorismo, l’autoironia, l’ambizione e l’autostima. Chiaramente questa equazione è ripetibile tutte le volte che uno vuole durante la vita di una persona. Sta a ciascuno di noi la possibilità di trasformare la vita attuale facendola approssimare alla vita sognata, un po’ come una sorta di avvicinamento progressiva alla verità, che non è mai unica e ben definita, ma è sempre perseguibile. Per Bruno l’arte della memoria non era una semplice tecnica per potenziare il ricordo, quanto piuttosto un coinvolgimento dell’anima a ripercorrere un sistema di corrispondenze per illuminare i misteri della natura.




le scelte per il contingente, perché altrimenti si rischia di azzerare i possibii sviluppi futuri positivi. La possibilità che l’uomo ha di emanciparsi dalle ristrettezze dei suoi limiti passa inevitabilmente attraverso l’utopia, intesa nel duplice significato di un luogo felice o di un luogo senza tempo, forse anche di un luogo a lungo sognato. L’importante è farsi trovare pronti, preparati cioè a sfruttare le sorprese che il destino ci riserva.

La psicologa Carol Rothwell ha elaborato un’equazione algebrica attraverso la quale sarebbe possibile misurare il livello della propria felicità: P + (5 x E) + (3xH), basandosi su alcune caratteristiche personali P (aperto al cambiamento, visione positiva della vita), sui bisogni esistenziali E (salute, denaro, amici) e sui bisogni di ordine superiore H (High), come il senso dell’umorismo, l’autoironia, l’ambizione e l’autostima. Chiaramente questa equazione è ripetibile tutte le volte che uno vuole durante la vita di una persona. Sta a ciascuno di noi la possibilità di trasformare la vita attuale facendola approssimare alla vita sognata, un po’ come una sorta di avvicinamento progressiva alla verità, che non è mai unica e ben definita, ma è sempre perseguibile. Per Bruno l’arte della memoria non era una semplice tecnica per potenziare il ricordo, quanto piuttosto un coinvolgimento dell’anima a ripercorrere un sistema di corrispondenze per illuminare i misteri della natura.

 

 E’ molto importante avere la consapevolezza di cosa possa fare il corpo, rispettando i suoi limiti certo, ma analizzando anche le potenzialità delle sue capacità realizzative, sia in termini pratici che teorici. Questa è una caratteristica non irrilevante nel panorama dell’inquadramento di una persona che abbiamo davanti. Non cambia poi molto che si tratti di noi stessi mentre ci guardiamo allo specchio oppure della valutazione di una persona adeguata ad un ruolo lavorativo all’interno di un’azienda o ancora per una figura sportiva ed artistica da inserire in una squadra collaborativa. Risulta fondamentale comprendere se quella persona sta ingannando sé stessa per vanità o per ridotta fiducia nelle proprie capacità. Rivestirsi del manto della superbia è pericoloso quasi quanto precipitare nell’insoddisfazione e nella mancanza di coraggio. Di solito il vero esercizio da compiere tutti i giorni al mattino è quello di essere realistici ed oggettivi su sé stessi, prima ancora di lavarsi la faccia e pulirsi i denti, prima ancora di mettersi gli occhiali per mettere a fuoco il mondo.

 “Che cos’è la felicità se non il vivere in conformità a sé stessi? L’aquila chiede forse delle penne d’oro? Il leone ambisce avere artigli d’argento? La melagrana desidera che i suoi chicchi siano altrettante pietre preziose?” Nel suo Imperatore e Galileo il drammaturgo Ibsen mostra attraverso queste immagini assurde quanto siano improponibili le richieste di questo genere: le penne luccicanti d’oro per un’aquila, gli artigli d’argento per il leone o una cascata di diamanti per la melograna. La felicità consiste proprio in quello: essere consapevoli del proprio corpo e dell’ambiente fisico e sociale in cui questo corpo è immerso, senza aspirare a qualcosa di impossibile.

 Questa sorta di coscienza del proprio vivere può anche essere analizzata clinicamente nelle sue diverse sfaccettature per capire chi abbiamo davanti e per stabilire la migliore strategia terapeutica idonea a migliorare il suo benessere o la sua performance, in una scala da 1 a 10.

-      Ha l’individuo consapevolezza di alcune caratteristiche rilevanti del suo corpo?

-      Ha l’individuo consapevolezza dei movimenti del suo corpo? (forza, sensualità oppure deficit con rigidità nella postura o difficoltà nel camminare)

-      Sintomi e segni riferibili ad un unico quadro clinico oppure no (distinzione fra soggettività ed oggettività)

-      Consapevolezza dell’età (problemi articolari dai 35 anni in avanti) e del desiderio sessuale consono per quell’età

-      Sollecitazioni meccaniche ripetute in rapporto all’attività professionale e alle attività quotidiane (come evitarle o prevenirle)

-      Ambiente sociale che comporta inquietudine o tranquillità (spinge a determinate scelte oppure a trascurare le decisioni, aiuto familiare o complotto generalizzato)

-      Limiti e sicurezza nell’operatività di una struttura (ambito di lavoro, disponibilità di mezzi)

-      Consapevolezza della stagione ambientale in corso e dell’abbigliamento consono

-      Consapevolezza nei limiti della scienza e nel rapporto con gli operatori del benessere

-      Valutazione di conscio ed inconscio

Lo specchio rivolto verso sé stessi è il più difficile di tutti: non ci conosciamo affatto, ma piuttosto che ammetterlo preferiremmo agire come il più coerente degli uomini, sempre tesi a convalidare il proprio operato. Invece dovremmo essere consapevoli che nella nostra anima sono insiti luci ed ombre, da sviluppare entrambi senza angoscia, da monitorare periodicamente. A volte sono anzi le ombre ad essere più prolifiche in ambito artistico. Giordano Bruno ad esempio richiamava la metafora dell’ombra per far emergere la corrispondenza fra realtà e pensiero, fra natura ed intelletto, fondando l’ordine dell’universo nelle strutture costitutive dell’essere e quindi collegando le idee fra loro in un’arte della memoria che ebbe molto successo mentre il filosofo si trovava dinanzi al re francese. “Poiché dalla luce alle tenebre si dà una trasmigrazione perenne, in quanto alcune menti con un movimento di attrazione verso la materia e allontanamento dall’atto vanno ad assoggettarsi alla natura e al fato, nulla impedisce che al suono della cetra suonata dall’Apollo universale le realtà inferiori siano gradatamente richiamate a quelle superiori, e le inferiori, passando per le intermedie, penetrino nella natura delle superiori”.

Se da un lato è necessario salvaguardare la libertà dell’individuo nelle sue decisioni che propendono verso la ricerca della felicità personale, dall’altro non bisogna dimenticare che l’uomo è condizionato nella sua esistenza terrena dal dolore e dalla paura della malattia. Non può essere però la paura a determinare le scelte per il contingente, perché altrimenti si rischia di azzerare i possibii sviluppi futuri positivi. La possibilità che l’uomo ha di emanciparsi dalle ristrettezze dei suoi limiti passa inevitabilmente attraverso l’utopia, intesa nel duplice significato di un luogo felice o di un luogo senza tempo, forse anche di un luogo a lungo sognato. L’importante è farsi trovare pronti, preparati cioè a sfruttare le sorprese che il destino ci riserva.

La psicologa Carol Rothwell ha elaborato un’equazione algebrica attraverso la quale sarebbe possibile misurare il livello della propria felicità: P + (5 x E) + (3xH), basandosi su alcune caratteristiche personali P (aperto al cambiamento, visione positiva della vita), sui bisogni esistenziali E (salute, denaro, amici) e sui bisogni di ordine superiore H (High), come il senso dell’umorismo, l’autoironia, l’ambizione e l’autostima. Chiaramente questa equazione è ripetibile tutte le volte che uno vuole durante la vita di una persona. Sta a ciascuno di noi la possibilità di trasformare la vita attuale facendola approssimare alla vita sognata, un po’ come una sorta di avvicinamento progressiva alla verità, che non è mai unica e ben definita, ma è sempre perseguibile. Per Bruno l’arte della memoria non era una semplice tecnica per potenziare il ricordo, quanto piuttosto un coinvolgimento dell’anima a ripercorrere un sistema di corrispondenze per illuminare i misteri della natura.

lunedì 30 dicembre 2024

anno nuovo


  Mimma e i collaboratori di


sognaparole.blogspot.it

Vi augurano un sereno Anno Nuovo  

giovedì 26 dicembre 2024

L’ultimo viaggio di Walter , di Heiko H. Caimi

 



Walter Mac Mazzieri sedeva davanti alla grande finestra del suo studio, un bicchiere di vino rosso abbandonato accanto ai tubetti di colore aperti. L’odore denso di trementina riempiva l’aria, unito al profumo umido della notte che s’infilava dalla finestra socchiusa. Era una serata di primavera, e il suo ultimo lavoro, una grande tela dai toni accesi e inquietanti, riposava sul cavalletto, asciugandosi lentamente.

Negli ultimi mesi, qualcosa stava cambiando. L’epoca della fame ormai non era più che un’ombra nei suoi ricordi, ma ogni tanto gli tornavano in mente gli odori e i colori della terra aspra e contadina in cui era cresciuto. Aveva conosciuto fin da giovane le mani ruvide del lavoro e il peso delle parole di chi gli era più vicino. «L’arte non porta pane, Walter, porta solo altra fame», diceva suo padre, scettico di fronte ai primi schizzi che il ragazzo si ostinava a disegnare su pezzi di carta scovati chissà dove. «Solo col lavoro si crea qualcosa». «E non è lavoro, questo?», obiettava. «No, non è lavoro quello che si fa con la schiena diritta» sentenziava il genitore. Come un epitaffio.

martedì 24 dicembre 2024

Natale 2024

 



Mimma

 e sognaparole.blogspot.it


augurano a tutti i lettori

un FELICE NATALE

mercoledì 18 dicembre 2024

La speranza ha il volto di un bambino

 

di Antonio Torresin

Una donna che attende un figlio, un bambino che ancora non si vede, nascosto nel suo grembo, ma che è già capace di irradiare una luce di speranza, un dono già ricevuto anche se non ancora visto. Si spera in ciò che non si vede (Rm 8,24), ma che pure abita nel cuore, nel corpo, nei segni e nei germogli della vita che pulsa nella carne della storia. Dovremmo imparare a sperare così, stretti nel groviglio delle contraddizioni della vita ma non prigionieri del buio che ci avvolge. Due immagini possono aiutarci a cogliere questo coraggio della speranza. Sono due quadri di Klimt titolati appunto Speranza 1 e Speranza 2.


La donna che attende è posta in contrasto con le forze malefiche della morte, rappresentate dalle losche figure, collocate dietro la giovane donna incinta. La speranza della vita che contrappone alla morte. Nonostante tutto intorno a lei rappresenti il male e la morte, la donna nuda incinta sembra riuscire a mantenere una calma e una serenità imperturbabile perché sa fiduciosamente che presto nascerà una nuova vita, simbolo della speranza e del bene. Dentro di sé è fiduciosa per il rinnovamento che la nuova vita (il suo bambino) porterà nel mondo.

 

Ogni figlio che nasce, ancor prima di venire alla luce, porta con sé il dono certo di una speranza che rinnova il coraggio di vivere.

 

Papa Francesco sottolinea il carattere di dono, che fonda la speranza: «Sperare è attendere qualcosa che ci è già stato donato: la salvezza nell’amore eterno e infinito di Dio. Quell’amore, quella salvezza che danno sapore al nostro vivere e che costituiscono il cardine su cui il mondo rimane in piedi, nonostante tutte le malvagità e le nefandezze causate dai nostri peccati di uomini e di donne. Sperare, dunque, è accogliere questo regalo che Dio ogni giorno ci offre. Sperare è assaporare la meraviglia di essere amati, cercati, desiderati da un Dio che non si è rintanato nei suoi cieli impenetrabili ma si è fatto carne e sangue, storia e giorni, per condividere la nostra sorte.