(di Mimma Zuffi)
Oggi voglio fare una sorta di gioco enigmistico di letteratura.
Solo dieci domande e alla fine leggerete le risposte. Ma non dovete barare. Se vi è piaciuto tra un po’ ancora dieci. Io mi sono divertita e spero anche voi.
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(di Mimma Zuffi)
Oggi voglio fare una sorta di gioco enigmistico di letteratura.
Solo dieci domande e alla fine leggerete le risposte. Ma non dovete barare. Se vi è piaciuto tra un po’ ancora dieci. Io mi sono divertita e spero anche voi.
di Heiko H. Caimi
Dedicato a Elena
Tomaini
Ero convinta
che il sorriso fosse un organo interno, come la milza: tutti ne parlano,
nessuno sa bene a che cosa serva, e, quando qualcuno te lo chiede in prestito,
capisci che c’è qualcosa di profondamente sbagliato.
Lo pensavo
mentre camminavo tra i banchi del mercatino dell’usato, circondata da stoviglie
con una vita precedente, maglioni che avevano conosciuto ben altri inverni,
cornici vuote in attesa di un ricordo compatibile. Lì era tutto di seconda
mano, persino la nostalgia. Mancavano solo i sorrisi.
di Vincenzo Zaccone
“Stavo cercando le risposte in qualcuno altro, ma io le avevo
tutte” - Will
Come non parlarne: è stata a lungo la serie TV più vista di
sempre di Netflix (poi superata da ‘Mercoledì’), che ha massimizzato l’effetto
nostalgia per gli anni ’80, e che ha avuto un’influenza enorme sul panorama
mondiale.
Oltre a questo, ci ha tenuto con il fiato sospeso per quasi
un decennio, generando molta attesa sul capitolo finale; adesso l’inizio della
fine ce l’abbiamo sottomano e non delude.
Forse la cosa più entusiasmante è che, dopo nove anni in giro per Hawkins, i fratelli Duffer riescano ancora a regalarci una “storia di formazione” potente, con protagonisti ancora vitali, che battibeccano, si confidano, scoprono nuove parti di sé, confliggono, convergono completando i discorsi, perfezionando i piani d’azione l’uno dell’altro.
appunti sparsi di viaggio di Marina Fichera
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| Nel cerchio rosso l'Armenia |
Vivo a Milano, in un bilocale che sfida l’umidità ma perde di continuo.
di Alessia Ghisi Migliari
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| Pyotr Ciajkovskij (o Tchaikovsky) |
(a cura di Mimma Zuffi)
Intervista a Carlo A. Martigli e Vittorio Storaro su Il romanzo del piccolo Messia (Solferino)
Raccontare Gesù non è mai un’impresa soltanto letteraria. È un atto di ricerca, un viaggio nella luce e nell’ombra dell’uomo, alla scoperta di un mistero che da duemila anni parla a ogni generazione. Con Il romanzo del piccolo Messia, pubblicato da Solferino, lo scrittore e storico genovese Carlo A. Martigli e il Premio Oscar Vittorio Storaro provano a compiere qualcosa di raro: dare un volto narrativo, insieme realistico e favolistico, alla infanzia e adolescenza di Gesù, a Maria e Giuseppe, alla fuga in Egitto e all’amicizia con Giovanni.
Ne è nata un’opera che unisce spiritualità e conoscenza, rigore storico e invenzione romanzesca, parola e “scrittura di luce”. Il libro ha già suscitato l’attenzione del mondo ecclesiale – è arrivato fino al Vaticano – e ha generato una sceneggiatura cinematografica che i due autori hanno scritto insieme, pensando a un futuro film.
Li abbiamo incontrati per un’intervista a due voci, dove il romanziere e il maestro della fotografia raccontano come è nato questo progetto, quale Gesù hanno scelto di narrare e quale luce sperano arrivi ai lettori.
(a cura di Mimma Zuffi)
Mursia , pagg 246, Euro 19,00
IL SAGGIO DI SERGIO FAVRETTO CHE GRAZIE A UN LUNGO LAVORO DI RICERCA RESTITUISCE DIGNITÀ E PLURALITÀ ALLE RESISTENZE DI CONFINE SENZA STEREOTIPI NÉ SEMPLIFICAZIONI
«Negli anni 1943-45, al confine italo-elvetico, l’antifascismo e la Resistenza italiani vissero pagine significative nella riconquista della libertà. Lungo i 744 chilometri che delimitano i territori nazionali di Italia e Svizzera, si svilupparono azioni, eventi unici e coraggiosi. Le vicende personali si intrecciarono con logiche più alte, fra politica ed economia, fra ragioni belliche e tattiche d’intelligence, fra sopravvivenza e speranze di democrazia… »
Oggi voglio presentare il primo volume di una trilogia dedicata a Vlad. Vlad III è stato il voivoda (principe) della Valacchia e un militare e politico noto anche per la sua pratica di impalare i nemici come metodo di tortura e punizione.
«Ogni goccia di sangue versato lo aveva portato fino a lì.»
Impero ottomano, 1442. Vlad, giovane principe di Valacchia ed erede della Casa del Drago, è prigioniero alla corte del sultano Murad II, ostaggio di un patto spezzato.