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giovedì 28 dicembre 2017

Capodanno in Cornovaglia - Ritratti 4


di Annalisa Petrella



1 - Cora e Duarte

Erano a letto, abbracciati, nella camera lilla le cui finestre si affacciavano sul porticciolo di Mevagissey aprendosi su un panorama vagamente fiabesco: le barche galleggiavano silenziose nel fluttuare dell’alta marea, il piccolo cantiere con la vecchia insegna appannata sembrava vegliare sulla baia, i negozietti tipici avevano spento le luci natalizie delle vetrine e il ristorante di Duarte, collegato con una scala all'appartamento, faceva intravedere dalle vetrate a quadretti gli arredi coloratissimi di provenienza portoghese. Era un momento di quiete, lui l’avvolgeva con le sue grandi braccia e le accarezzava la nuvola di capelli rossi sparsi sul suo petto, le dita brune s’impigliavano e trattenevano delicatamente le ciocche arricciate. Quando Duarte parlò Cora avvertì un’incrinatura nella sua voce:


- Amore mio, se devi farlo non esitare ma, ti prego, fallo subito e in fretta!
Avevano già affrontato il discorso prima, durante la cena, nella saletta d’angolo del ristorante. Lui le aveva preparato il suo piatto preferito, il Polvo à Lagareiro, e aveva chiuso con Arroz doce, scegliendo un menù di specialità portoghesi d’impronta natalizia. Con la sua calma Duarte voleva trasmetterle quella serenità che intimamente non provava perché si sentiva in pericolo, ma riteneva fosse giusto lasciarla libera di decidere. Era preoccupato per lei, da quel poco che le aveva raccontato di Philip aveva capito che l’uomo aveva una capacità di persuasione dalla quale era difficile esimersi.  
Cora cercò le parole più adatte per non farlo soffrire ulteriormente.
- Sapevo che avresti capito, tesoro mio, puoi immaginare quanto la cosa mi metta in ansia, il fatto che Philip sia riuscito a rintracciarmi dopo sei anni e mi abbia implorato di rivederci per un’ultima volta mi ha sconvolto, ormai non ci pensavo più - quasi più – la sua voce nel telefono ha risvegliato ricordi lontani che mi hanno riportato un’immagine di me così distante ed estranea, ero troppo giovane e inesperta. Ancora non riesco ad accettare di come sia potuta rimanere in balia del suo fascino e del suo potere per tanti anni, certo sarebbe ingiusto dire che Philip non mi abbia amato, ma era un amore totalmente egoista. Ora io sono un’altra persona, anche grazie a te.
- E Lottie?
- La mia Lottie, anzi la nostra Lottie, senza di lei non ce l’avrei mai fatta! 
- Cora, tu sei una donna forte e capace, ce l’avresti fatta comunque, l’hai dimostrato in tutti i modi costruendoti una vita nuova ripartendo da zero. Anche per questo ti amo follemente.
- Oh, Duarte, sei così caro! Credo però che soprattutto sia stato Lloyd a trasmettermi l’energia di ricominciare… e questo, lo sai, è il punto più dolente della questione.
- Lloyd è il nostro grande piccolo cucciolo, il figlio che sognavo di avere, ma per favore, affronta una cosa alla volta: prima di tutto ci sei tu con i tuoi sentimenti. Credo che per te sarebbe un errore non incontrare Philip, anche se la sola idea mi fa impazzire, lasceresti un sospeso tra voi due, un piccolo tarlo che alla lunga potrebbe toglierti e toglierci serenità. Non so cosa deciderai di fare dopo, ma sappi che tu sei il mio amore. E saprò rispettare la tua scelta. 
Basta così: quando lo vedi?
- Ci incontriamo domani alle 12 a Plymouth, lui atterra ad Exeter e si sposta con un’auto a noleggio. Duarte? Sei l’uomo migliore del mondo.
Il mattino dopo si salutarono con la consapevolezza che ogni indugio avrebbe appesantito il distacco. 
Cora indossava un piumino nero con una stola di cachemire che conferiva un tocco di eleganza alla sua mise, si guardò con la coda dell’occhio nello specchio e all’ultimo decise di raccogliere i capelli in un veloce chignon, l’insieme la faceva sentire attraente e sicura di sé. Dall’auto telefonò a Lottie
- Lottie, sto andando, pensami per favore! 
- Puoi contarci. Prenditi il tempo che ti serve e non preoccuparti per il rientro, con Lloyd siamo organizzati fino a domenica sera. 

2 - Cora e Lottie

L’amicizia che legava Cora alla donna era qualcosa di speciale, l’aveva conosciuta negli anni della sua infanzia quando con la famiglia si trasferiva per le vacanze estive nel suo cottage a Mousehole, un angolo pittoresco vicino a Penzance. 
Lottie Flamank si restringeva nelle tre stanze dell’ala nord e dava loro in affitto il resto della casa che per Cora rappresentava un mondo da esplorare; da quando poi, col permesso di Lottie, aveva scoperto i tesori accatastati negli scatoloni in soffitta, il luogo era diventato il rifugio in cui isolarsi soprattutto nei momenti in cui i fratelli la infastidivano con i loro giochi rumorosi. Nei giorni caldi giocavano sulla spiaggetta sotto casa, si divertivano a tuffarsi dal canotto e al loro ritorno Lottie, premurosa, li aiutava a stendere le mute al sole intrattenendoli con racconti curiosi sulla storia e le tradizioni della Cornovaglia. Grazie alla sua sensibilità e intelligenza Lottie aveva posto le basi per un legame affettivo importante che negli anni era diventato imprescindibile per Cora, soprattutto dopo la morte della madre. 
La donna conosceva tutto di lei, aveva il dono raro di saper custodire confidenze e ricordi con discrezione assoluta. Era come se, dopo aver ascoltato attentamente ogni parola, sapesse interloquire sospendendo ogni sorta di giudizio e riuscisse a inquadrare le questioni nella giusta misura. 
Di Lottie erano eloquenti anche le pause e i silenzi. Gli occhi di un azzurro cangiante e le mani nervose da pianista accompagnavano le sue parole tracciando segni qua e là nell’aria come un solfeggio. La vita per lei era come una Sonata beethoveniana alla ricerca di pura armonia. L’artrite le aveva impedito negli ultimi anni di esibirsi in concerti pubblici, le mani sempre più rigide e doloranti non funzionavano più bene. Viveva di una piccola pensione e di un contributo mensile che Cora, dopo molte opposizioni, era riuscita a farle accettare con la scusa di voler partecipare alle spese di mantenimento del Cottage che Lottie le aveva messo a completa disposizione. 
Guidando lungo la costa Cora ammirava i colori invernali della Cornovaglia sferzata dal vento e dagli spruzzi del mare aperto. Quel territorio a lei così familiare era affascinante anche in pieno inverno.
 Fece tappa in un punto panoramico vicino a Polperro, un villaggio con una manciata di piccoli cottage aggrappati alla roccia e disposti in fila a picco sul mare. Parcheggiò la sua Audi e si avviò a piedi lungo il viottolo tortuoso che s'inerpicava fino al “Three Lions” per una tazza di tè e un’ultima riflessione su ciò che l’aspettava. 

3 - Cora e Philip

Il ricordo di ciò che era stato l’amore con Philip le dava ancora le palpitazioni, ripensò all’unica volta che erano venuti insieme da quelle parti, una fuga d’amore rubata in un weekend di fine maggio. Avevano scattato una serie di foto, da lei poi distrutte, per immortalare il paesaggio di una bellezza commovente: il colore dei rododendri nelle diverse gradazioni del fucsia e dell’arancio si alternava al giallo oro delle margheritine che sbucavano raso terra su un tappeto verde di foglie turgide e creavano sullo sfondo grigio della roccia contrasti di luce dalle sfumature infuocate. 
Aveva amato Philip Claridge come non aveva mai amato nessuno. Inizialmente, a diciannove anni, era stata attratta dalle sue doti di docente universitario e aveva seguito alacremente le sue lezioni del corso di Anatomia. Non avrebbe mai immaginato che il chirurgo più affermato di Edimburgo l’avrebbe travolta con il suo amore al punto che, per starle sempre vicino, durante gli anni della specialità l’aveva fatta assegnare al suo reparto. La loro era una passione deflagrante, Philip incarnava agli occhi di Cora la perfezione dell’amore: decisamente attraente, molto alto, un po’ stempiato con baffi biondi e pizzetto curato, la voce profonda e il passo sicuro di un uomo di successo, le donne che entravano nella sua sfera ne rimanevano ammaliate, ma lui aveva occhi solo per lei e questo era il massimo che Cora avrebbe potuto desiderare. Lo stimava tantissimo anche nel suo ruolo di primario perché, pur mantenendo un comportamento rigoroso, sapeva dimostrare comprensione nei confronti dei suoi collaboratori. Non poteva dimenticare l’espressione sofferta del suo viso la mattina in cui avevano saputo che Marion Scott, capo infermiera del reparto, era venuta improvvisamente a mancare in modo tragico. Li aveva riuniti subito e con gli occhi umidi aveva parlato di lei con riconoscenza e sensibilità. Al funerale Cora si era messa al suo fianco per fargli sentire la sua presenza, lui aveva accennato una lieve carezza sul suo capo e una corrente di empatia era scattata a confermare i sentimenti che entrambi provavano da tempo. La sera dopo, durante il suo turno di notte, Philip si era presentato inaspettatamente in corsia ed era iniziata la loro storia d’amore.   
Peccato però che la sera Philip ritornasse regolarmente dalla moglie, una donna ricca e capricciosa che, pur concedendosi una vita affettiva irregolare, non accettava di separarsi da lui. 
Cora inizialmente era stata recalcitrante a vivere un amore che implicava doppiezze e sotterfugi, ma non era riuscita a resistergli. L’uomo trovava sempre il modo di farla sentire unica, creava spazi di fuga per i loro incontri segreti, la sorprendeva con il suo romanticismo e la consolava del vuoto in cui la lasciava quando rientrava in famiglia, assicurandola delle sue ferme intenzioni di divorziare. 
Da quando si era legata a lui, Cora, faceva una vita da semi reclusa perché era sempre in attesa che Philip riuscisse a raggiungerla in qualche modo. Per questo motivo, nelle relazioni sociali si era imposta la recita della donna difficile sul piano sentimentale per scansare le situazioni a rischio di corteggiamento, che erano numerose. La sua figura elegante e sensuale faceva naturalmente colpo sugli uomini. I capelli, il viso intelligente dai colori irlandesi - anche se il colore nocciola degli occhi aveva interrotto la continuità dell’azzurro nella sua famiglia - catturavano l’attenzione di chiunque entrasse in contatto con lei. Inoltre era stimata come medico per la competenza e per la devozione al lavoro. 
Col trascorrere degli anni Cora però cominciò a sentirsi sempre più limitata, era insofferente per lo stile di vita che era costretta a condurre, tutto il giorno in ospedale e la sera sempre in attesa; a trentadue anni non ne poteva più di dover fingere per salvaguardare la loro clandestinità. L’unica sua confidente era Lottie che ascoltava i suoi sfoghi ma, preso atto che Cora era irretita in una storia di cui non si voleva liberare, le raccomandava di tutelarsi perché era completamente vincolata a Philip e temeva seri guai per il futuro.
Un giorno, entrando in sala medici le era capitato di cogliere un frammento di conversazione tra colleghe che la definivano la “protetta” del reparto e aveva creduto di morire. Philip aveva minimizzato la cosa dicendo che la sua bravura suscitava invidie, ma, quando pochi giorni dopo apparve su un giornale scandalistico l’articolo “Deontologia e tradimento” che mostrava una fotografia in cui erano semi abbracciati nella hall di un albergo di Amsterdam, la convocò immediatamente nel suo studio e gliela mostrò preoccupato. 
Cora esplose:
- Ti avevo detto che, per quanto prudenti, il nostro era ormai diventato il segreto di Pulcinella! Cerchiamo di nasconderci da più di otto anni, Philip, non si può continuare così, la foto dopotutto ci offre l’occasione di uscire finalmente allo scoperto.  
- Cora, amore mio, sarebbe un disastro! Farò ingoiare la notizia al giornalista e negherò tutto. Abbi pazienza, dovremo evitare di incontrarci fino a quando Izzy non si sarà calmata. Lo vedi quanto è perfida, mi ha fatto persino pedinare. 
- Scusa, Philip, mi stai davvero proponendo di continuare a nasconderci? 
- Solo momentaneamente, te l’assicuro, devi capire che non posso sottostare ai suoi ricatti: mi ha più volte minacciato di togliere il capitale dai fondi della clinica.
- I soldi sono dunque tutti suoi?
- Credevo lo sapessi, senza il suo denaro sarei completamente rovinato.
Non avevano mai parlato di denaro e delle sue implicazioni nell’attività ospedaliera, in quel momento Cora si rese conto di essere all’oscuro di tutto, si era votata anima e corpo a un uomo che aveva oltre a lei una sua vita di cui sapeva poco o niente, per la prima volta si sentì completamente scoperta e un po’ stupida.  
- Mi dispiace, non lo immaginavo, ma ti chiedo: con la tua capacità e la fama che ti sei conquistato sul campo non puoi a quarantotto anni liberarti dal suo giogo?
- Oh, piccola mia, purtroppo al momento no, devo procedere con cautela e farle passare la rabbia dettata dalla gelosia.
- E come pensi di fare, di grazia! Philip, mi stai facendo capire che devi continuare a, come dire, … tenere i piedi in due scarpe? E’ quello che hai fatto in tutti questi anni di mia devozione totale, illudendomi che stavi lavorando per un nostro futuro insieme. Incredibile, deduco quindi che tu non abbia mai nemmeno avviato la pratica di separazione.
Il silenzio dell’uomo non ammetteva dubbi.
- Piccola, non fare così, io ti amo e ti chiedo solo di pazientare ancora un po’, se non vuoi vedermi screditato professionalmente.
- Allora come dovremmo agire, dimmi, vuoi che sparisca dalla tua vita?
- No di certo, figurati, si tratterebbe soltanto di un breve periodo. Ho pensato, per calmare le acque, di metterti in contatto con il direttore del Royal London Hospital, John Mosley che è un caro amico, per inserirti nel team del primario di Chirurgia Maxillofacciale, Gibson, sicuramente lo conoscerai di nome: è uno bravo. Io potrei sostenere le spese di un appartamentino vicino alla clinica così sarai comoda alla fine dei turni e potrei…
- Sono sgomenta, hai già organizzato tutto per allontanarmi, il futuro insieme, i figli, una disgustosa bugia, mi stai trattando come una sgualdrina!
- Vieni qua, ma cosa dici, io ti amo…
Quelle parole furono come uno schiaffo, le risultarono così false che la ragazza si alzò di scatto per fuggire da lui, da quel luogo, dalla loro vita a metà:
- Ho capito perfettamente, ora tolgo il disturbo. Per sempre!
- Amore aspetta!
Cora aveva sceso le scale come un fulmine evitando i colleghi che ridacchiando tornavano dalla mensa, aveva trattenuto a stento le lacrime e si era precipitata a nascondersi a casa. Di colpo era calato un sipario sullo scenario romantico che si era costruita e si era aperto un nuovo quadro di desolazione che non la includeva. Era disperata, piangeva senza freni sul suo amore idealizzato che l’aveva ottenebrata per tutti quegli anni. Chi era veramente Philip? – si chiedeva – possibile che non fosse riuscita a rendersene conto prima?
Si mise a letto, spense il telefono e crollò in un sonno tormentato. Si svegliò nel mezzo della notte per il suono del citofono ma non rispose e dopo alcuni minuti vide la Bentley allontanarsi. 
Volle mantenersi calma per pensare al da farsi ma era tutto così complicato, una cosa era certa non voleva più avere a che fare con lui. Il che implicava grossi problemi come la perdita del lavoro e della casa. Dai suoi non poteva più tornare, sarebbe stato troppo semplice per lui rintracciarla lì. 
Guardò l’orologio, era molto presto ma decise di chiedere aiuto a Lottie. Parlarono a lungo, le parole di Cora, interrotte dai singhiozzi, fluirono senza sosta fino all’esaurimento delle sue forze, non volle tacerle più nulla, le rivelò persino alcune sensazioni impercettibili che in passato l’avevano turbata e che aveva rimosso per non ledere l’immagine fulgida di Philip. La donna seppe ascoltarla senza interruzioni:
-Ti aspetto, sono a St. Ives per due concerti, raggiungimi qui oggi stesso e poi decidiamo insieme. Prendi tutto quello che ti sta a cuore dal tuo appartamento e trasferisciti da me, hai bisogno di calma. Lui non sa del tuo rifugio in Cornovaglia, vero? 
- No, Lottie, è l’unico spazio tutto mio, la nostra amicizia, i luoghi che mi legano a te erano il mio rifugio segreto per i momenti di solitudine, come la soffitta di Moushole.  Scrivo qualche mail e parto!
Da quel giorno la sua vita era cambiata, si era lasciata alle spalle tutto. Dopo la nascita di Lloyd aveva cercato un lavoro diverso dal suo, e questo era stato il caro prezzo che aveva dovuto pagare per la sua sparizione perché non voleva correre il rischio che Philip la rintracciasse in qualche ospedale. Aveva chiuso con il passato anche se il pensiero dell’uomo l’aveva tormentata a lungo, a dispetto della sua inaffidabilità, le capitava in certi momenti di avvertire quasi un dolore fisico per la sua mancanza. Talvolta all’inizio si era sentita in colpa per non averlo informato della gravidanza, ma dopo la nascita di Lloyd erano svaniti dubbi e paure, quel figlio era suo, un bambino ha bisogno di certezze e lei avrebbe provato a dargliele senza riserve. Aveva recuperato la voglia di andare avanti, come se la nuova vita che aveva generato le avesse trasmesso una sicurezza che non aveva mai provato. 

L’unica volta che era tornata a Philip con il pensiero era stata quando, due anni prima, aveva appreso dai giornali la notizia della morte improvvisa della moglie; non era riuscita a esultarne, anzi, tra sé e sé, si era detta con una punta di cattiveria:
– Finalmente padrone dei suoi soldi!

4 - L’incontro

Lo vide scendere dall’auto e correrle incontro sorridendo. Non era molto cambiato, agile, elegante, solo con qualche capello grigio in più. Sentì il cuore farle un balzo nel petto in preda a sensazioni contrastanti, guardandolo negli occhi Cora colse nel suo sorriso qualcosa di rapace che un tempo aveva interpretato come passionalità e che ora le diede fastidio. L’uomo, salutandola, trattenne la mano tra le sue:
- Oh, Cora, quanto sei bella! Ancora di più di quando ti ho visto la prima volta al College of Medicine. Ricordi?
Ebbe l’impressione che recitasse un copione collaudato che lo metteva sempre al centro della scena, non era una cosa nuova ma oggi la vedeva con occhi diversi. Ritirò la mano e disse senza calore:  
- Ciao Philip, ti ringrazio e trovo bene anche te, dove hai prenotato?
La freddezza di Cora gli fece fare un passo indietro:
- Scusa il mio entusiasmo, ma sono così felice. Andiamo a pranzo al Greed Goose, spero sia di tuo gradimento.
Le faceva una certa impressione camminargli a fianco, lui la guardava con evidente ammirazione mentre raccontava della sua vita in ospedale come se si fossero lasciati il giorno prima, sottolineando che il reparto senza di lei aveva perso smalto. 
Cora notò che l’uomo non poteva fare a meno di usare un tono paternalistico anche facendole dei complimenti.
- Philip, non m'interessa rivangare ricordi passati, ho accettato di rivederti soltanto per sapere perché mi hai cercato dopo questi anni e che cosa ti aspetti da me. Ti ripeto subito che con te ho chiuso nel momento in cui tu hai distrutto il nostro amore, o meglio, il mio, in modo implacabile, con la tua ipocrisia. 
- Non essere impulsiva, ti prego, hai sicuramente molte ragioni anche se non mi hai dato modo di spiegarti, ricorda che mi hai abbandonato tu all’improvviso in un momento difficile in cui ho tentato di districarmi da mille problemi. Io ti amavo con tutto me stesso…
- Ti prego, risparmiami le tue sceneggiate. 
- Fammi dire, ho continuato a cercarti ma sei sparita e io ho sofferto come non puoi immaginare.
- Davvero? Suvvia non facciamo a gara tra chi ha sofferto di più. 
Il tono sicuro e distaccato di Cora lo sorprese, capì che doveva puntare sulla tenerezza.
Si sedettero a un tavolo d’angolo e, dopo le ordinazioni, stettero per qualche momento in silenzio. Cora sentiva crescere dentro di sé un’ondata di rancore: il vittimismo di quell’uomo era nauseante, ancora oggi, fin dalle prime parole, aveva dato prova di un egocentrismo sfrenato.
- Dimmi, Philip, come hai fatto a trovarmi?
- E’ stato grazie a un’agenzia d'investigazioni che ti ho scovato, ti hanno cercato per due anni prima di rintracciare l’indirizzo della galleria d’arte dove lavori. Ho scoperto che hai lasciato anche il tuo lavoro di medico, credimi, è stato un vero peccato. 
- Lascia perdere! Piuttosto ho letto due anni fa sul New Day che tua moglie è morta in casa per un incidente, mi è dispiaciuto per lei.
- L’hai saputo? E’ stata una terribile disgrazia: era rientrata da un party ubriaca - beveva sempre di più - mentre io ero in salone a guardare un film e, dopo l’ennesimo litigio, tu sai che mi ha sempre reso la vita impossibile, si è avviata furiosa sulle scale per salire al piano di sopra e andarsene a letto. Era eccitata e continuava a gridare, a metà scala si è voltata con rabbia per lanciarmi addosso una bottiglia di whiskey, ha perso l’equilibrio ed è precipitata giù. Abbiamo fatto di tutto per salvarla, dopo quattro mesi di coma ha chiuso il suo calvario.
Ancora una volta il tono di Philip la disturbò, era sempre più evidente in lui una doppiezza di fondo di cui non poteva fare a meno. Quel racconto le risuonò nelle mente come un campanello d’allarme.
- Quindi tu eri presente?
- Sì, purtroppo, ed è stata pesante l’indagine della polizia, obbligatoria ovviamente, per stabilire la dinamica dell’incidente. Fortunatamente ne sono uscito indenne, non c’erano dubbi.
A quel punto ho deciso di cercarti perché ti volevo ad ogni costo, ero solo, disperato…
- Libero e con tanti soldi!
- Cora non infierire, per favore! E’ già stato tutto difficile.
In Cora presero una forma ben definita le sensazioni lontane di cui aveva parlato con Lottie e decise di andare avanti, mantenendo però prudentemente un profilo basso, ma non poté fare a meno di dire:
- Hai ragione, Philip, scusa, avevi già patito per la morte di Marion.
- Cora, ma come ti viene in mente Marion? Era la mia capoinfermiera e la sua morte improvvisa per overdose di morfina aveva sconvolto tutti. 
- Ricordo che tu eri stato laconico con noi per rispettarne la memoria, ma mi chiedo ancora oggi: se non fumava e non beveva, come tutti sapevamo perché ci si frequentava ogni giorno, come ti sei spiegato che abbia scelto di suicidarsi in quel modo? A quali conclusioni è poi giunta l’indagine della polizia? 
- Cora non capisco, cosa vai a rivangare, mi sorprende il tuo tono risentito? Sai quanto le ero affezionato… Comunque l’indagine ha concluso che probabilmente stesse attraversando un periodo di crisi esistenziale e che abbia deciso di farla finita: pensa che si è scoperto solo successivamente all’inchiesta che le dosi di morfina erano state sottratte dalla farmacia del nostro reparto. Doveva essere proprio disperata, poveretta! 
Cora si sentì gelare sempre di più, chi era veramente Philip Claridge?
- Sei un uomo sfortunato, ben due donne a te vicine sono venute a mancare in modo tragico.
E tra sé non poté non pensare con un brivido che forse avrebbe potuto diventare la terza.    
- Puoi ben dirlo, non si superano mai certe sciagure. Per questo sono qui, per dirti che ti amo più di allora, che voglio tenerti stretta e non permettere mai più che qualcosa ci possa separare. Ora sono completamente libero e non dobbiamo perdere altro tempo per la nostra felicità, vieni a vivere da me e, se lo desideri, puoi riprendere il tuo posto in ospedale. 
- Io ho fatto un giro di boa, Philip, e mi sono riappropriata di me stessa. 
- Cora, io posso renderti felice, non puoi buttare via così il nostro amore! 
- Non parlare d’amore con me, ti prego, ti ringrazio dell’offerta, ma non mi interessa per niente, sono cambiata.
- Hai un altro?
- Anche, ma non è questo il punto.
Inutile stare lì ancora a perdere tempo, erano lontani anni luce, Cora si alzò e con un cenno di saluto si avviò verso l’uscita del ristorante. Philip la rincorse:
- Dove vai? Tu sei mia, non puoi trattarmi così, ho prenotato la suite all’Hilton!
- Sei ridicolo, Philip, la maschera di te stesso; oggi vedo davanti a me un prevaricatore possessivo che non ha rispetto della vita degli altri e la calpesta con violenza, uscendone indenne. Sparisci definitivamente dalla mia vita! 
L’uomo stava per reagire ma avvertì nelle parole di Cora un inatteso senso di pericolo e si fermò.
La donna uscì di buon passo e salì in automobile, lui stava lì sul marciapiede a guardare incredulo la nuova Cora che lo rifiutava. Capì di avere perso.
Lasciando Plymouth la donna, come anestetizzata, alzò gli occhi verso un cielo di vetro denso di nubi minacciose, aveva stampato sulla retina l’ultima immagine del volto di Philip chiaramente turbato dalle sue parole. Questo le diede la conferma che l’avrebbe lasciata andare.
 Quando riapparve la costa della Cornovaglia lentamente il calore riprese a circolare nelle sue membra, pensò che ce l’aveva fatta a sciogliere la cortina di menzogne alle quali un tempo si era assoggettata. Si rese conto che rimanevano dei dubbi e che avrebbe dovuto fare ancora qualcosa per chiudere la partita, ma ci avrebbe pensato più tardi. 
Gli alberi addobbati sul lungomare di St Austell le ricordarono che avrebbe festeggiato Capodanno tra due giorni con Lloyd, Lottie e Duarte, avrebbero riso insieme, intonato i canti della tradizione scartando pacchi di sorprese, si sarebbero tenuti stretti stretti in attesa di giorni felici. E si sentì libera. 
   

32 commenti:

  1. Storia intrigante con finale da suspense. Molto bello!

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  2. Ma che bello! Voglio anch'io un Duarte...Elena

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  3. Sì, ma non è giusto lasciarci così in sospeso: quali dubbi? Cos'altro c'è da fare? La prego, ci faccia questo regalo e scriva subito il prosieguo del racconto! Grazie. Vittorio

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  4. Ben caratterizzati i personaggi tra i quali il mio preferito è Lottie. Il finale, bellissimo, mi ha lasciato in sospeso e vorrei tanto leggerne il seguito... Grazia

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  5. Ottima la scelta di chiudere con una foto di Tintagel con le grotte di Artù e Merlino uno degli angoli più suggestivi della Cornovaglia, dove secondo la leggenda si consumava un amore segreto tra Lancillotto e Ginevra come quello dei personaggi del racconto. Pietro

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    1. Grazie a un amante della Cornovaglia.
      Annalisa

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  6. Affascinante la storia e l'ambientazione. Gloria

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    1. Grazie Gloria.
      Annalisa

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  7. Un protagonista inquietante bello, potente e perverso. Bel personaggio Philip. Luca

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    1. Philip è il personaggio cardine della storia. Grazie Luca.
      Annalisa

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  8. HAI PROPRIO SCELTO UN LUOGO AFFASCINANTE DOVE SI RESPIRA LEGGENDA IN UN'ATMOSFERA DA SOGNO. PROSEGUI COL RACCONTO, E' UN INVITO SENTITO. BRAVA.
    MIRIAM

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  9. letto d'un fiato. Brava, a quando il proseguio? Massimo

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  10. Storia affascinante ed elegante.

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    1. Ti ringrazio, Stefania.
      Annalisa

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  11. L'ho letto, riletto e mi è piaciuto tutto, tantissimo! L'ambientazione in luoghi magici della Cornovaglia, la calma e l'amore profondo di Duarte, l'amicizia di Lottie e Philip è proprio inquietante ... però qui ci vuole un seguito da leggere al più presto!
    Grazie
    Ludmilla

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  12. L'ambientazione è perfetta. Si legge d'un fiato, ma poi si rimane sospesi con tante cose non dette. Urge una continuazione.

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  13. Molto bello ed intenso. Da proseguire...

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  14. Si è vero si legge tutto di un fiato....ovviamente questa è solo la prima parte! Lucrezia

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    1. Cara Lucrezia, ti ringrazio.
      Annalisa

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  15. I ritratti di Annalisa sono piccoli cammei racchiusi e conclusi in sè stessi. Sono epifanie, stralci di esistenze e qui sta il loro fascino. Mi sembra che considerare questi racconti come puntata di qualche saga sia limitativo del risultato finale.
    Questo racconto, poi, che si chiude con la libertà raggiunta come potrebbe proseguire? Quindi, avanti Annalisa, ma con il prossimo ritratto...

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    1. Grazie, Renza, del commento generoso!

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  16. Ben descritti i personaggi, Philip molto intrigante, Lotte così materna e intelligente mi piace molto. Ci sarà un seguito?

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