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lunedì 8 settembre 2014

"Il buio oltre la siepe"

di Selene G. Rossi

“Quasi tutti sono simpatici, Scout,
quando finalmente si riesce a capirli”


Il buio oltre la siepe, di Harper Lee, si svolge in Alabama, durante gli anni della Depressione, ed è narrato dalla piccola Jean Louise “Scout” Finch, Huckelberry Finn in gonnella, figlia di Atticus Finch, avvocato eticamente corretto. Scout, suo fratello Jem e l’amico Dill sono affascinati dalle voci che circolano su Boo Ridley, un loro vicino che non esce mai di casa e del quale si dice abbia pugnalato il proprio padre con un paio di forbici. I bambini, come tutti i bambini che si rispettino, sono curiosi di scoprire qualcosa di più su questo misterioso individuo e un’estate decidono di mettere in scena una mini-rappresentazione, che reciteranno ogni giorno, in cui vengono narrati gli episodi salienti della vita di Boo. 


Dill, Jem e Scout



Jem e Scout giocano
con i regali di Boo
I tre ragazzini, sempre più intrigati da questo “losco” figuro e dalla “casa maledetta” in cui abita, cercano anche di entrare in contatto con lui ma, scoperti dal fratello di questi, sono costretti a porre fine ai loro tentativi. Nel frattempo, cose misteriose capitano loro come, per esempio, il fatto di trovare all’interno di un tronco nei pressi di casa Radley alcuni penny, delle cicche e delle figurine con le fattezze di un bambino e di una bambina intagliati in un pezzo di sapone. Ma ciò che, più di tutto, cambierà l’esistenza di Scout e Jem non saranno né i ritrovamenti misteriosi né, tantomeno, l’incendio della casa della loro vicina; sarà bensì il loro stesso padre. Avvocato integerrimo e sostenitore dei diritti civili, Atticus decide di difendere il nero Tom Robinson, accusato di aver violentato Mayella Ewell, primogenita degli Ewell, membri della cosiddetta “spazzatura bianca” di Montgomery. Atticus è convinto dell’innocenza del suo assistito e, sfidando i pregiudizi razziali che serpeggiavano negli Stati Uniti di quegli anni, decide di non demordere, continuando a difendere Tom pur sapendo che mai nessuna giuria crederà a un presunto colpevole nero accusando, invece, una donna bianca. Ma, d’altronde, Atticus è un inguaribile idealista, convinto che, prima o poi, i neri e i bianchi avranno identici diritti e identici doveri. 
Nel frattempo, Scout e Jem si ritrovano a diventare grandi dovendo affrontare le cattiverie e le maldicenze dei propri concittadini; e, proprio per questo motivo, zia Alexandra, sorella di Atticus, va a vivere con loro. Tipica signora del Sud vecchio stile, amante della raffinatezza e degli incontri tra “dame”, Alexandra cerca, inutilmente, di trasformare Scout in una “signora” della buona società.
Mayella e suo padre: la "white trash" di Montgomery
Avvenimento importante che contribuirà a cambiare per sempre la percezione del mondo dei due fratelli Finch - e del loro amico Dill - è l’incontro, inaspettato, con i membri del Klan. La notte prima del processo Tom viene trasferito nella prigione della contea e Atticus, temendo un possibile linciaggio, decide di fare la guardia tutta la notte. Jem è preoccupato per il padre e, insieme alla sorella e all’amico, decide di andare in città per trovarlo. Atticus viene raggiunto da un gruppo di uomini decisi a far valere la propria superiorità razziale ma, quando tutto sembra essere sul punto di precipitare verso il punto di non ritorno, la situazione viene ribaltata dal coraggio di Scout che, rivolgendosi agli uomini con la voce dell’innocenza, riesce a farli riflettere sulla gravità dell’azione che stavano per compiere.
Il giorno del processo arriva e tutte le prove sembrerebbero scagionare Tom accusando, invece, il padre della vittima. Purtroppo, dopo ore di deliberazione, la giuria lo condanna. Nonostante l’ingiustizia del verdetto, Atticus non è del tutto insoddisfatto; la giuria ha impiegato un bel po’ per decidere delle sorti di Tom mentre, di solito, nel caso di accuse mosse verso un nero, sarebbero stati impiegati solo pochi minuti per determinarne la colpevolezza. Inoltre, l’avvocato spera che con l’appello la corte si dimostri clemente. Purtroppo Tom cerca di evadere e viene ucciso mentre sta tentando la fuga. 

Atticus e Tom Robinson durante il processo

Nel frattempo, Mr Ewell, il padre della ragazza, deciso a non farla passare liscia ad Atticus per l’umiliazione inflittagli, elabora un piano per colpire l’uomo nei suoi affetti più profondi. La sera di Halloween, mentre Jem e Scout stanno tornando a casa dopo la recita scolastica, si apposta nel buio cercando di ucciderli con un coltello da cucina. Jem si rompe un braccio e Scout, che indossa un costume imbottito, riesce a scampare all’accoltellamento. Il misterioso Boo, protagonista dei racconti dei bambini, riesce a salvarli pugnalando il loro assalitore. Lo sceriffo, giunto sul posto, decide di salvaguardare l’eroe dichiarando che Mr Ewell è morto per essere caduto sul proprio coltello. Mentre accompagna Boo a casa, Scout immagina come, nel corso degli anni, questi abbia potuto vivere da recluso e come abbia osservato lei, Jem e Dill.


Foto segnaletica di Rosa Parks

Il buio oltre la siepe fu pubblicato nel 1960, quando le tensioni razziali in Alabama erano al culmine. Nella parte meridionale degli Stati Uniti, la segregazione razziale era ancora all’ordine del giorno; i neri, per esempio, erano costretti a sedersi nella parte posteriore degli autobus o, ancora, a non entrare in locali frequentati da bianchi. Si potrebbe dire che i primi passi del Movimento per i Diritti Civili furono compiuti nel 1955 quando Rosa Parks, donna nera di Montgomery, Alabama, rifiutò di cedere il proprio posto a un bianco. Arrestata per vilipendio, la donna fu sostenuta da un giovane Martin Luther King jr e il tema della parità iniziò a riecheggiare a livello nazionale.
Diversamente dalla maggior parte degli americani di quegli anni, Scout - alter ego dell’autrice - cerca di esplorare le differenze esistenti tra bianchi e neri: lei e il fratello vanno in Chiesa con la governante nera Calpurnia; insieme all’amico Dill - probabilmente ispirato a Truman Capote, amico d’infanzia e vicino di casa di Harper Lee - seguono il processo a Tom Robinson dalla balconata destinata ai neri; lei e Dill chiacchierano a lungo con Mr Raymond, un bianco sposato con una donna nera dalla quale ha avuto bambini mulatti che, per non avere guai con la giustizia a causa del suo matrimonio interraziale, si aggira per la città con una bottiglia di coca cola “travestita” da alcolico fingendo di essere alcolizzato.
Ovviamente, una delle tematiche più importanti di questo romanzo è proprio l’ingiustizia insita nella diseguaglianza e nel razzismo caratteristici degli Stati Uniti del Sud. Ma perché Harper Lee decide di ambientare il suo libro negli anni della Depressione anziché in quelli in cui stava vivendo? La risposta più ovvia è che stesse cercando di fornire ai suoi lettori un contesto più ampio in cui inscrivere gli eventi che stavano modificando gli Stati Uniti, andando alle radici del malessere che serpeggiava in quegli Stati. Scout e Jem trascorrono molto tempo cercando di capire ciò che crea e definisce le stratificazioni sociali. Secondo Scout gli uomini non sono altro che uomini; invece, Jem ritiene che la rilevanza sociale di un individuo sia determinata da quante generazioni una famiglia sia in grado di scrivere. Scout comprende il significato di stratificazione sociale il primo giorno di scuola quando il piccolo Walter Cunningham non ha né la merenda né i soldi per comprarla. Lei e i suoi compagni cercano di spiegare a Miss Gates, la nuova maestra, che Walter, proprio perché membro della famiglia Cunningham, non accetterà mai niente senza essere in grado di contraccambiare il favore. Scout e gli altri bambini capiscono che esistono le differenze sociali ma, proprio perché nati e cresciuti in quell’ambiente, ritengono che queste seguano l’ordine naturale delle cose, che in loro non ci sia niente di male. Scout, tuttavia, non comprende fino in fondo perché debba essere così; infatti, crede che tutti meritino di essere considerati allo stesso modo, a prescindere dalla famiglia d’appartenenza. L’esempio più chiaro è dato dall’episodio in cui Scout desidererebbe passare più tempo con Walter ma viene osteggiata dalla zia secondo la quale nessuna ragazza Finch dovrebbe stare insieme a un Cunningham. Scout accetta l’imposizione seppur frustrata; infatti, lei vorrebbe scegliere i propri amici non in base alla posizione all’interno della casta, ma in base al senso morale che caratterizza ogni individuo. Un altro tema importante di questo romanzo è, difatti, la differenza tra bene e male. Atticus, incarnazione di altruismo e misericordia, è convinto del fatto che chiunque contenga in sé sia elementi di bontà sia di cattiveria e che, spesso, il bene vinca sul male. Atticus cerca di insegnare questa “legge morale” ai suoi figli ma anche alla città intera grazie alla sua difesa di Tom Robinson. La battaglia di questo coraggioso avvocato non è solo volta a far mutare le prospettive sociali dei suoi concittadini, ma anche a far loro comprendere che il bene vince sempre e che l’uguaglianza sociale esiste e deve essere sostenuta. 
Un altro elemento importante de Il buio oltre la siepe è il fatto di essere un Bildungsroman, un romanzo di formazione grazie al quale assistiamo alla maturazione di Scout attraverso esperienze di vita che la segneranno per sempre; non solo la diseguaglianza e il razzismo, ma anche i tentativi di zia Alexandra di trasformarla in quello che non è. Maschiaccio incapace di rispettare le regole imposte dalla società alle signorine di buona famiglia, Scout è un’entità libera, incapace di farsi incatenare dalle convenzioni che, all’epoca, vedevano le donne prive di diritti. Infatti, le donne del Sud dovevano essere come Melania di Via Col Vento: sottomesse, delicate e accondiscendenti. Insomma, l’esatto opposto di quel che è Scout, amante dell’avventura e brava a fare a pugni. 
La versione italiana
de "Il buio oltre la siepe"
Nell’arco di tutto il libro, Scout e Jem si evolvono dalla fase dell’innocenza a quella della maturità; se all’inizio i due si affacciano alla vita pieni di purezza e ingenuità, fiduciosi nella bontà delle persone, pensando che tutti siano sulla stessa lunghezza d’onda del padre, con il passare del tempo - e soprattutto grazie all’episodio del processo - capiscono che la realtà è ben diversa e che nell’animo umano non sempre albergano sentimenti buoni ma, anzi, vi si ritrovano i peggiori istinti e le più infime meschinità. Jem è costretto dunque a rivalutare il suo pensiero sull’essere umano, giungendo alla conclusione dolorosa che la realtà non è fatta di sorrisi e gentilezza, bensì di diseguaglianza, razzismo, maleducazione e ingiustizia generale. Scout, invece, forse a causa della propria natura femminile, riesce a rimanere fiduciosa nei confronti della bontà del genere umano. È solo alla fine del romanzo che i due fratelli si ritrovano ad affrontare la vera essenza maligna dell’uomo, qui incarnata da Bob Ewell. Ma, ancora una volta, il bene trionfa, indossando i panni del tanto vilipeso Boo Radley. 
Ma facciamo un piccolo passo indietro e torniamo al tema dell’educazione. Quasi all’inizio del romanzo, Scout inizia il suo primo anno di formazione scolastica presso la scuola di Maycomb. Più avanti rispetto ai suoi coetanei grazie al padre, che le ha insegnato a leggere e scrivere, e a Calpurnia, che l’ha introdotta ai primi rudimenti del corsivo, Scout viene punita dall’insegnante per queste sue conoscenze e riceve l’ordine tassativo di smettere di leggere e studiare a casa perché suo padre non è in grado di insegnare correttamente. È fin da questo momento che si palesa dunque il conflitto esistente tra l’educazione istituzionalizzata e l’educazione casalinga. Atticus è molto orgoglioso di instillare nei suoi figli il senso della morale; risponde con sincerità alle loro domande, li incoraggia ad avere menti curiose trattandoli come adulti in miniatura e li spinge a crescere moralmente e intellettualmente. Invece, Miss Gates ha un’idea d'insegnamento legata al pragmatismo di quest’ultimo. Non importa se un bambino è più avanti rispetto al programma scolastico; ciò che conta è che questo sia seguito pedissequamente, senza lasciar spazio a nessuna variazione di percorso. Questo si palesa chiaramente nell’episodio in cui Scout, chiamata a scrivere alla lavagna, utilizza il corsivo. La maestra, dopo averla sgridata aspramente, le dice che non dovrà utilizzarlo per parecchi anni, o meglio, fino a quando non lo imparerà a scuola. Tornata a casa colma di frustrazione, Scout spiega l’accaduto ad Atticus e questi l’aiuta a capire che l’educazione scolastica - seppur, a volte, possa essere considerata un procedimento frustrante - non può e non deve essere tralasciata per motivo alcuno. Ciò che appare evidente è il fatto che Atticus, pur capendo le falle del sistema educativo, sa che è necessario per i suoi bambini al fine di poter essere bene integrati all’interno della società. Inoltre, è anche consapevole del fatto che gli insegnamenti che lui continuerà a impartire loro a casa avranno un valore morale superiore rispetto a quelli della scuola. Scout se ne rende conto il giorno in cui Miss Gates, parlando dell’Olocausto, spiega che in un Paese civile come gli Stati Uniti quelle cose non potrebbero accadere. Scout rimane basita. Durante il processo a Tom Robinson, infatti, la sente riferirsi ai neri dicendo che era ora che qualcuno desse loro una lezione; ma come è possibile, si domanda la bambina, che la sua insegnante dica una frase di tal fatta dopo quella in netta contrapposizione pronunciata sugli ebrei? E, proprio alla fine del romanzo, la piccola protagonista realizzerà che nel corso degli anni narrati ha imparato tutto quello che poteva e doveva imparare; tutto fuorché l’algebra. Le esperienze che sperimentiamo nell’arco della nostra vita sono le vere maestre, non il sistema educativo istituzionalizzato.

Il "terribile" Boo Radley

Infine, il tema più importante di questo meraviglioso romanzo è rappresentato dal “mockingbird”, il tordo - anche se la traduttrice lo ha reso in italiano come merlo -, del titolo originale. Quando Scout e Jem ricevono dei fucili ad aria come regalo di Natale, Atticus dice loro che preferirebbe sparassero solo a delle lattine facendosi promettere che, nel caso in cui dovessero sentire il bisogno di colpire esseri viventi, non colpiranno mai un tordo. L’uomo spiega ai suoi figli che ucciderne anche solo uno sarebbe peccato. Questa presa di posizione viene meglio esposta ai bambini da Miss Maudie, la loro vicina di casa, la quale spiega loro che questi uccellini non fanno del male a nessuno; tutto quel che fanno è cantare e vivere in pace. Proseguendo con la lettura del libro appare sempre più chiaro come questi piccoli pennuti rappresentino la bontà e la purezza dell’essere umano e quanto Tom Robinson e Boo Radley altro non siano che le incarnazioni di questi volatili. Nel primo caso, Tom viene accusato e condannato ingiustamente; nel caso, invece, di Boo, questi è stato costretto a trascorrere la vita intera rinchiuso tra le quattro mura della sua casa a causa di un’eccessiva punizione comminatagli dal padre per colpa di un errore commesso in gioventù. Boo osserva il mondo che lo circonda senza far male a nessuno; inoltre, cercando di integrarsi all’interno di una società che non lo vuole, riesce anche a dimostrare di essere più coraggioso dei suoi concittadini difendendo i piccoli Finch dal terribile Ewell. 

(pubblicato con l'autorizzazione dell'autore)

4 commenti:

  1. Il libro è veramente bello, il film altrettanto, e la scelta dell'argomento è più che mai azzeccata in un periodo come questo che si parla tanto di razzismo. Brava.
    Maddalena

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  2. Grazie mille Maddalena. E chissà che un giorno, grazie anche a libri come questo, non si riesca a capire che il razzismo è ignoranza.
    Selene

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  3. Libro stupendo, altrettanto il film. Grazie per aver riportato alla "ribalta" un libro e un film che tutti dovrebbero leggere e vedere per capire il razzismo e combatterlo. Bravissima e dalla spiccata sensibilità.
    Davide

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    1. Caro Davide, scusa se rispondo solo ora. Grazie a te per aver colto appieno il senso profondo del libro e del mio pezzo.

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