!-- Menù Orizzontale con Sottosezioni Inizio -->

News

mi piace

Visualizzazione post con etichetta speciali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta speciali. Mostra tutti i post

giovedì 29 gennaio 2026

E perché no? Qualche domanda

 (di Mimma Zuffi)



Oggi voglio fare una sorta di gioco enigmistico di letteratura.

Solo dieci domande e alla fine leggerete le risposte. Ma non dovete barare. Se vi è piaciuto tra un po’ ancora dieci. Io mi sono divertita e spero anche voi.



lunedì 19 gennaio 2026

King Lear e la sovranità in Shakespeare

 

di Mimma Zuffi



KING LEAR è una tragedia che appartiene alla fase matura di Shakespeare. Fu scritta probabilmente nel 1605-6, ed ha ricevuto moltissime attenzioni dalla critica, specialmente negli ultimi anni, come una delle più grandi, se non la più grande tragedia di Shakespeare.
C'è stato un periodo, soprattutto quello romantico, in  cui King Lear era stato considerato impossibile a recitarsi; un dramma che per le sue considerazioni sulla natura dell'uomo, della storia, il senso della nostra esistenza non poteva essere messo in scena in maniera soddisfacente.
Questa era la posizione di molti critici romantici.
Certamente, se noi consideriamo le messe in scena che ci davano di King Lear nel teatro naturalistico, illusionistico dell' Ottocento, con formidabili scenografie, con questo vecchio che andava in giro per la scena con il suo bastone, tutto addobbato di parrucca e vestiti particolarmente sfarzosi, ci rendiamo conto che King Lear diventa una sorta di controsenso: se è recitato, non regge alla recitazione. King Lear resta indubbiamente una tragedia di difficilissima interpretazione, e una delle ultime conferme è venuta dal King Lear di Strehler che, a mio parere, è stato uno pseudo-fallimento anche se fortemente incensato dalla critica.
Questo dramma fu, con tutta probabilità, suggerito a Shakespeare alla stessa maniera di altre sue tragedie, da alcune fonti che  egli poteva riscontrare nella letteratura del suo tempo.

giovedì 18 dicembre 2025

Il romanzo del piccolo Messia, di Storaro e Martigli

(a cura di Mimma Zuffi)

Il romanzo del piccolo Messia, di Storaro e Martigli: «Il Gesù che abbiamo raccontato è quello più vicino all’uomo» (P. Fizzarotti)



                                                          da sin. Vittorio Storaro e Carlo A. Martigli

Intervista a Carlo A. Martigli e Vittorio Storaro su Il romanzo del piccolo Messia (Solferino)

Raccontare Gesù non è mai un’impresa soltanto letteraria. È un atto di ricerca, un viaggio nella luce e nell’ombra dell’uomo, alla scoperta di un mistero che da duemila anni parla a ogni generazione. Con Il romanzo del piccolo Messia, pubblicato da Solferino, lo scrittore e storico genovese Carlo A. Martigli e il Premio Oscar Vittorio Storaro provano a compiere qualcosa di raro: dare un volto narrativo, insieme realistico e favolistico, alla infanzia e adolescenza di Gesù, a Maria e Giuseppe, alla fuga in Egitto e all’amicizia con Giovanni.

Ne è nata un’opera che unisce spiritualità e conoscenza, rigore storico e invenzione romanzesca, parola e “scrittura di luce”. Il libro ha già suscitato l’attenzione del mondo ecclesiale – è arrivato fino al Vaticano – e ha generato una sceneggiatura cinematografica che i due autori hanno scritto insieme, pensando a un futuro film.

Li abbiamo incontrati per un’intervista a due voci, dove il romanziere e il maestro della fotografia raccontano come è nato questo progetto, quale Gesù hanno scelto di narrare e quale luce sperano arrivi ai lettori.

sabato 6 dicembre 2025

IL SUONO DELLA MEMORIA - Centomila Gavette di Ghiaccio di Giulio Bedeschi

(a cura di Mimma Zuffi) 


 


CENTOMILA GAVETTE DI GHIACCIO

VERO E PROPRIO CULT DELLA LETTERATURA DI GUERRA

DIVENTA AUDIOLIBRO

La storica casa editrice Mursia annuncia con orgoglio l’uscita in audiolibro di Centomila gavette di ghiaccio di Giulio Bedeschi vero e proprio cult della letteratura di guerra, da sempre fiore all’occhiello della casa editrice con oltre 3.500.000 copie vendute e 130 ristampe e nuove edizioni al suo attivo. 

L’audiolibro è disponibile da oggi su Audible, Storytel e sulle principali piattaforme di ascolto digitale. Un nuovo formato per un’opera senza tempo, pensato per ampliare l’accessibilità e l’esperienza del testo originale arrivando al pubblico allargato dei lettori e ascoltatori di oggi.

martedì 18 novembre 2025

John Landis – Un regista da paura

 A cura di Selene G. Rossi


Ricordato dai più come regista horror grazie a Un lupo mannaro americano a Londra (An American Werewolf in London, 1981) e al videoclip Thriller (1983), in realtà John Landis è soprattutto un regista di commedie brillanti come Animal House (1978), The Blues Brothers (1980) e Una poltrona per due (Trading Places, 1983). 




Vita privata e origini della carriera cinematografica 

Nato a Chicago nell’agosto 1950, ma trasferitosi a Los Angeles con la famiglia a soli quattro mesi, John Landis inizia la sua carriera nel mondo del cinema come portalettere per la 20th Century Fox e, successivamente, come stuntman. 
Nel 1969, poco meno che ventenne, viene baciato dalla fortuna. È infatti convocato come assistente alla regia (non accreditato) per I guerrieri (Kelly’s Heroes, 1969), girato in Yugoslavia da Brian G. Hutton. È qui che incontra Don Rickles e Donald Sutherland con i quali, in futuro, stringerà una proficua collaborazione. Inoltre, durante questi primi anni di carriera, lavora come stuntman in Europa, soprattutto in Inghilterra e Italia, sui set di svariate pellicole, come Il buono, il brutto, il cattivo (1966, Sergio Leone), I seicento di Balaklava (The Charge of the Light Brigade, 1968, Tony Richardson) e C’era una volta il West (1968, Sergio Leone).

Di ritorno negli Stati Uniti, capisce che è giunto il momento di cimentarsi alla regia e, nel 1973, dirige Slok (Schlok)- in cui veste anche i panni del protagonista - film-tributo a King Kong in cui una fanciulla cieca si innamora dello scimmione che la rapisce pensando si tratti di un cane gigante. Questa sua prima impresa registica coincide anche con la prima collaborazione di una lunga serie con Richard Baker, oggi mago incontrastato degli effetti speciali, come, per esempio in Un lupo mannaro americano a Londra.

giovedì 13 novembre 2025

Il gabinetto del dottor Caligari

 di Selene G. Rossi


   Locandina originale de "Il gabinetto del dottor Caligari".
La Grande Guerra era finita da poco ma, in Germania, l’aria era ancora satura di tensioni; tensioni che sfociarono in un periodo di malcontento sociale, politico e spirituale che si rifletté anche in ambito filosofico, musicale, poetico e, soprattutto, in quello delle arti visive. La Germania della Repubblica di Weimar fu caratterizzata da un'inquietudine artistica che si manifestò soprattutto tra i giovani, decisi a ribellarsi contro l'opprimente autocompiacimento delle idee del XIX secolo come venivano rappresentate nelle arti e nella letteratura Impressioniste e Naturaliste (1). Il malcontento raggiunse lo zenit con l’Espressionismo, un movimento libero da costrizioni, emotivo e spesso pessimista, caratterizzato da soggettività estrema e netta opposizione al Naturalismo, il cui scopo era ricostruire un universo antropocentrico, contrapposto alle vecchie dottrine in cui materia e natura regnavano incontrastate. Quindi, tutto - oggetti, luce, l’universo intero - doveva essere rimodellato in base alla visione dell’individuo, visione suggestiva della vita che toccò inizialmente la poesia, contaminando presto le altre forme artistiche. 

domenica 9 novembre 2025

IL PICCOLO MESSIA di Carlo A. Martigli - Vittorio Storaro

 (a cura di Mimma Zuffi)



Era una ragazza ebrea come tante altre, i genitori l'avevano promessa a un piccolo artigiano, viveva in una regione dove il potere di Roma si faceva sempre più opprimente. Ma l'attendeva un destino sconvolgente: sarebbe diventata la madre del Dio incarnato - Gesù detto il Cristo - e una delle figure centrali del Cristianesimo - la Madonna.

Gesù è un punto di svolta nella storia del pensiero: dopo di lui il divino diventa intimo, la fede passa dall’obbedienza alla relazione. Con “Ama il prossimo tuo” trasforma un comandamento in una rivoluzione morale.

domenica 26 ottobre 2025

ENRICO CAROZZI PITTORE MILANESE A CASARGO Il pittore Enrico Carozzi Non conoscevo Enrico Carozzi, ma la sua mostra a Casargo mi ha incuriosito. Alcuni amici andavano a visitarla e mi hanno invitata. Ho sentito spesso parlare di Casargo ma non c’ero mai stata e mi era sembrata l’occasione buona per farlo. Non era l’inaugurazione e così ho perso la storia della sua vita narrata dalla figlie. Da quanto ho capito, guardando i suoi dipinti e ascoltando quanto si diceva di lui, era una persona riservata, con la passione per la pittura a cui si dedicava senza sosta. La pittura era la sua vita e lui era un autodidatta. Ho una particolare simpatia per gli autodidatti, sono persone generalmente incomprese e poco aiutate. Un paese piuttosto grande, Casargo, un paesone, direi, neanche facile da raggiungere, dove Enrico Carozzi si spostava d’estate con la famiglia e aveva il suo studio in una chiesa sconsacrata nel centro del paese. Mi sono chiesta come ci arrivasse a Casargo, Enrico Carozzi in tutti gli anni che ci aveva vissuto nei mesi estivi, chissà perché ho avuto la curiosità di chiedermelo, probabilmente guidava. Certo, quasi mezzo secolo fa il paese doveva essere più bucolico di quanto non appaia oggi, come tutto intorno a noi. La chiesa sconsacrata, in cui si trovava la mostra e che il pittore usava come studio, un ambiente allungato, più una cappella che una chiesa, ben si prestava alla mostra ma anche per essere lo studio di un pittore. Molti paesaggi appesi alle pareti e alcuni autoritratti. Li ho guardati tutti più volte e alcuni li ho fotografati, tuttavia le mie foto non fanno onore ai dipinti, per via del riflesso. Pubblicherò le migliori. Ho trovato belli i suoi paesaggi e interessanti gli autoritratti dall’espressione quasi ascetica, mi hanno detto che fisicamente era alto e magro. Una pittura realista, la sua, molto fedele alla realtà, con evidenti segni di tecnica “en plein air” nei suoi paesaggi e nature morte. Era nato a Greve in Chianti, in Provincia di Firenze, nel 1910, ma non ci sono riferimenti su di lui e sulla sua vita. Nulla! Solo che si era trasferito a Milano, dove dal 1939 partecipa a mostre collettive a Milano, a Zurigo e in altri luoghi internazionali. Ha avuto tre figlie e questo significa che ha diviso il suo amore per la pittura con la famiglia e la quotidianità. Posso pensare alle difficoltà che ha incontrato, se ha vissuto di sola pittura, ho visto personalmente la fatica di chi vive di sola arte senza avere un reddito: spesso rasenta l’indigenza. Guardando i suoi dipinti e mettendo insieme i pochi elementi di conoscenza della sua vita, si può immaginare un uomo con la grande passione per la pittura, un’autodidatta che da solo ha scoperto la bellezza dell’arte del dipingere e nessuna difficoltà l’ha fermato: ammirevole. Ho avuto la fortuna di vedere anche la pala che Enrico Carozzi ha dipinto per la chiesa parrocchiale di Casargo, si trova sul transetto a sinistra dell’altare. Una pala da pittore rinascimentale che dà le dimensioni delle sue capacità, che vanno ben oltre la quotidianità e i suoi bisogni. I miei amici, che lo conoscevano, mi hanno raccontato che, dopo un tempo che non lo vedevano, hanno chiesto dove fosse e sono andati a Milano a trovarlo nella casa di riposo dove è vissuto negli ultimi tempi della sua vita: è morto a Milano nel 1985, a settantcinque anni. La sua casa di riposo ricordava quelle dipinte da Angelo Marbelli, pittore realista. Le ultime parole che disse loro, nel salutarli, furono: “è triste qui”. La Pala dipinta per la chiesa Parrocchiale di Casargo Un dipinto a olio d’ispirazione Rinascimentale Annotazioni scritte a sinistra della pala da decifrare Non sono riuscita a leggere bene le parole scritte nelle annotazioni, se qualcuno riuscisse a ricostruirle mi farebbe molto piacere conoscerle e scriverle su questa pagina, grazie. Giovanna Rotondo Inviato su senza categoria Tag enrico Carozzi mostra a Casargo, enrico Carozzi pittore, giovanna rotondo

(di Giovanna Rotondo)

Non conoscevo Enrico Carozzi, ma la sua mostra a Casargo mi ha incuriosito. Alcuni amici andavano a visitarla e mi hanno invitata. Ho sentito spesso parlare di Casargo ma non c’ero mai stata e mi era sembrata l’occasione buona per farlo. Non era l’inaugurazione e così ho perso la storia della sua vita narrata dalla figlie.

Da quanto ho capito, guardando i suoi dipinti e ascoltando quanto si diceva di lui, era una persona riservata, con la passione per la pittura a cui si dedicava senza sosta. La pittura era la sua vita e lui era un autodidatta. Ho una particolare simpatia per gli autodidatti, sono persone generalmente incomprese e poco aiutate. 

mercoledì 22 ottobre 2025

Ivanhoe, di Sir Walter Scott - il libro e il film

 

di Mimma Zuffi

L’OPERA LETTERARIA


Nato a Edimburgo nel 1771, sir Walter Scott ebbe l’infanzia angustiata dalla poliomielite, malattia che lo rese claudicante e ne condizionò l’adolescenza. Diventa avvocato, ma si dedica alla scrittura a tempo pieno e, con la pubblicazione di Ivanhoe (1819), si conferma iniziatore del romanzo storico come genere letterario. La narrazione si basa su eventi quotidiani che si sviluppano sullo sfondo dell’Inghilterra medievale, ricostruita con documentatissimo rigore.
IVANHOE è un libro che anche se potrebbe essere considerato prolisso per un lettore del Ventunesimo secolo, abituato solo alla descrizione di particolari stati d'animo, è  denso di azione, personaggi, descrizioni pittoriche. In Ivanhoe non esiste l'introspezione, se non in un vago cenno all'ultimo paragrafo dell'ultimo capitolo perché il suo autore si perde in descrizioni di paesaggi, notevoli a dire il vero, che hanno il potere di evocare l'Inghilterra del XII secolo, e dei costumi, nel vero senso della parola.

lunedì 29 settembre 2025

UTOPIA DI TOMMASO MORO, ALCUNE CARATTERISTICHE

 di Mimma Zuffi



Ritratto di Tommaso Moro

L'utopia è vista non come qualcosa d'inattuabile, ma semplicemente non ancora realizzato, in dipendenza dal momento storico. D'altra parte si potrebbe anche discutere sull’ambiguità di un termine che può provenire tanto da ou-topia (luogo inesistente) quanto da eu-topia (luogo dove si vive bene).

sabato 20 settembre 2025

IL BUIO OLTRE LA SIEPE

 di Selene G. Rossi


“Quasi tutti sono simpatici, Scout,
quando finalmente si riesce a capirli”


Il buio oltre la siepe, di Harper Lee, si svolge in Alabama, durante gli anni della Depressione, ed è narrato dalla piccola Jean Louise “Scout” Finch, Huckelberry Finn in gonnella, figlia di Atticus Finch, avvocato eticamente corretto. Scout, suo fratello Jem e l’amico Dill sono affascinati dalle voci che circolano su Boo Ridley, un loro vicino che non esce mai di casa e del quale si dice abbia pugnalato il proprio padre con un paio di forbici. I bambini, come tutti i bambini che si rispettino, sono curiosi di scoprire qualcosa di più su questo misterioso individuo e un’estate decidono di mettere in scena una mini-rappresentazione, che reciteranno ogni giorno, in cui vengono narrati gli episodi salienti della vita di Boo. 


Dill, Jem e Scout

giovedì 11 settembre 2025

Tramonto sul lago Son Kul


di Marina Fichera

 

(foto di Marina Fichera)

Sono seduta da oltre un’ora davanti al lago Son Kul, in Kyrgyzstan, a oltre 3.000 metri di altitudine, come stregata dalla luce di questo luogo.

Un lembo di terra arsa dal vento, dal colore primordiale dell’argilla che solo il lago, splendente come una riga dipinta da una mano divina su un quadro perfetto, separa da un cielo lapislazzulo. Le nuvole sembrano uno degli immensi greggi di pecore che ho incontrato arrivando fin qui, lievi, morbide, bianche ma non troppo, sporche di vita, terra e vento.

domenica 7 settembre 2025

Religiosità e vita

 (di Mimma Zuffi)


In questi ultimi anni stiamo assistendo a un crescente e rinnovato interesse per diversi aspetti della spiritualità delle origini, spesso cancellati o sopraffatti  dalle religioni patriarcali. Vorrei offrire gli strumenti per ritrovare il legame perduto con la Terra e con Dio, elementi fondamentali  dell'antica visione della vita, e liberare la nostra cultura da un millennio di  pregiudizi negativi, frutto  della propaganda religiosa dominante.

mercoledì 3 settembre 2025

ACADEMIE DE FRANCE - concorso annuale

 (a cura di Mimma Zuffi)

domenica 31 agosto 2025

Il Platano di Garibaldi

 (di Giovanna Rotondo)


Non l’ha piantato Giuseppe Garibaldi, ma forse c’era già nelle sue visite a Lecco di quegli anni e Garibaldi potrebbe averlo visto o esserci passato vicino, nella sua l’ultima visita, quella del 1866, quando sbarcò sul lungolago e, a cavallo, accolto dalla folla festante, giunse all’incrocio con Via Nazario Sauro per andare all’Albergo Croce di Malta, nell’attuale Piazza Garibaldi. E’ il platano centenario che si vede prima di attraversare la strada che porta in via Nazario Sauro. Un albero bellissimo, sono anni che lo ammiro per la sua maestosità. Il mio amico Peppo Rota, che se n’è andato per le conseguenze di una caduta proprio da un albero, mi diceva che era l’Albero di Garibaldi, mi doveva raccontare la storia, se ce n’era una, ma non ce l’ha fatta. Ci penso sempre, quando lo guardo, a quella storia che mi doveva raccontare Peppo, ma anche al desiderio di fare qualcosa per questo bel platano e per gli altri grandi platani che sono sul lungolago e che avrebbero bisogno di più attenzione e cura.

domenica 17 agosto 2025

Contaminazioni: dal FADO al SUDAMERICA INTERVISTA A DONATELLA ALAMPRESE

 a cura di Sandra Romanelli

 


Tempo fa, nella suggestiva cornice del Parco d’Arte Pazzagli di Firenze, in una gradevole serata di agosto, Donatella Alamprese con lo spettacolo Contaminazioni, condusse il suo pubblico in un fantastico viaggio musicale che partendo da  Lisbona, con le indimenticabili musiche di Amalia Rodrigues, è giunto fino in Sudamerica, tra Cile, Argentina e Venezuela, interpretando i canti di guerra e libertà di Violeta Parra e Mercedes Sosa. Ad accompagnare le sue emozionanti interpretazioni, la chitarra del musicista Marco Giacomini e il polistrumentista Stefano Macrillò con chitarra, cuatro venezolano. tiple colombiano e mandola.

Le prime note sono state quelle allegre, ma nostalgiche di “ A casa do via del Campo”  testo originario  di Alfredo Marcenario e  Joao Silva Tavares. Di questo brano sono state prodotte varie versioni.

 Amalia Rodrigues -con l’album Amalia in Italia- l’ha portato al successo nel 1974, nella versione italiana di Roberto Arnaldi. Nel  1978, questo brano è stato cantato anche dal cantautore Franco Simone.


venerdì 1 agosto 2025

Miles Davis, la libertà nella musica

 

di Marina Fichera


“Non suono il rock: rock è una parola inventata dai bianchi. Non amo neanche la parola jazz che i bianchi ci hanno appiccicato addosso. Noi suoniamo semplicemente nero e suoniamo secondo l’aria dei tempi» (Miles Davis )

La musica è un messaggio universale, come la libertà. Dai canti dei primi schiavi nel Sud degli Stati Uniti alle litanie della retorica in lutto - inni a quella nuova vita che la lotta politica e armata, il rigore e la perseveranza, il coraggio dell’uomo «pronto a morire» per un Sudafrica diverso da quello dell’apartheid ha reso possibile - per onorare Nelson Mandela, passando per il jazz, il blues, fino al rap e l'hip hop, la musica è libertà. E c'è chi la sa vivere fino in fondo, questa libertà, come Miles Davis.

      Foto: Tom Palumbo

domenica 27 luglio 2025

BALTO, il cane eroe, e IDITAROD, "the Last Great Race" 

 (di Mimma Zuffi)

Sono passati 100 anni dal giorno in cui Balto...

..e da settembre 2025 potrete trovare il libro SULLE ORME DI BALTO in tutte le librerie o come e-book.




Ararad 
Khatchikian ha scritto il libro "Sulle orme di Balto", ma chi era Balto? Ecco la sua storia… Nel mese di gennaio del 1925, un' eroica staffetta di venti corrieri postali con slitte trainate da straordinari cani trasportò da Nenana (l’ultimo villaggio raggiungibile in treno sulla rotta per Nome nello Stato di Alaska – USA) in poco più di cinque giorni, un pacco cilindrico contenente l’antitossina difterica per salvare i bambini e la Comunità di Nome sul Mare di Bering sita a più di 1000 km di distanza! Una letale epidemia di difterite aveva colpito la piccola cittadina che era stata posta sotto quarantena per evitare la diffusione del morbo. Solo grazie al coraggio di quegli uomini e dei loro eccezionali cani, è stato possibile evitare una catastrofe. 

domenica 20 luglio 2025

Ararad Khatchikian: l'uomo, i suoi amici a quattro zampe, i monti e le ampie distese di neve

 di Mimma Zuffi




Conosco Ararad da molti anni e ogni volta che l'incontro è un'emozione sentirgli raccontare le sue "corse" in slitta con i suoi amati cani, ascoltare le sue ballate, vedere nei suoi occhi chiari le distese di neve.

Dopo una breve presentazione di questo uomo molto particolare, sempre pronto a affrontare le sfide, rimarrete affascinati dall'intervista che ha concesso.


Araràd” Khatchikiàn (pronuncia “ Kacikiàn “) è nato a Khartoum in Sudan sul fiume Nilo (il nome Khartum deriva dalla parola araba al-khartūm الخرطوم, ovvero punta di proboscide, probabilmente in

Khartoum -Ararad a 2 anni
in braccio alla sua "tata"
riferimento alla forma della penisola che si trova presso la confluenza dei due Nili), da madre profuga Istriana di Abbazia e da padre armeno la cui famiglia è scampata al genocidio degli armeni. In lingua armena il suo nome significa “ dove nasce il Sole “ dall’antico idioma “ ùr ardù “. Rifugiati dalla guerra civile in Sudan, dall’età di nove anni vive con la Famiglia in Friuli Venezia Giulia. Ottiene il Diploma di Maturità Classica a Gorizia e inizia gli Studi di Medicina presso l’Università di Trieste. Esperto sciatore fondista partecipa con successo a importanti gare di Sci Fondo Nazionali e Internazionali. Cantautore - chitarrista autodidatta, incide alcuni nastri promozionali, un long playing a Copenhagen con il suo gruppo “Fairfield“, un singolo, due CD, un DVD e alcuni demo anche insieme ad altri stimati musicisti regionali, esibendosi regolarmente come “busker“ (musicista – cantautore “stradale“) e in concerti dal vivo sia come solista sia con il suo gruppo musicale “ Ararad “ con il quale ha vinto anche il Concorso Musicale “ Suonare a Folkest 2005 “ con il progetto “Sulle orme di Balto…da Tarvisio a Nome in Alaska”.

mercoledì 16 luglio 2025

La grande forza della brevità: l’importanza del racconto in narrativa

 

Scritto da
Redazione

0
532

Nel vasto panorama della letteratura, il romanzo spesso ruba la scena, attirando l’attenzione con le sue pagine fitte di trame elaborate e personaggi intricati. Tuttavia, l’importanza della narrativa breve, in particolare del racconto, non può essere sottovalutata.
Sebbene possa sembrare meno imponente rispetto al romanzo, il racconto possiede una profonda forza in sé, capace di colpire direttamente il cuore dei lettori. È tempo di smantellare l’idea che la brevità debba essere associata a una narrativa minore, poiché il racconto è una forma d’arte complessa e affascinante che merita attenzione e rispetto.